L’abbiamo intervistata.

Che tipo di rapporti hai con l’Italia? 

In Italia ho ancora i miei genitori e qualche amica, ma il mio rapporto con il Paese natio é molto conflittuale. Nel senso che, pur essendo un’accanita sostenitrice della cultura, dell’arte, della mentalita’, dello spirito italiani, e con altrettanto accanimento mi prodighi per diffonderli al massimo, non penso che tornerei mai a viverci. 

Perché? 

Non tornerei a vivere in Italia perché molti valori qui ancora vivi, da voi sono scomparsi o per lo meno stanno scemando… 

Quali? 

Soprattutto la tolleranza e l’accettazione del diverso, la convivenza tra razze, culture, pensieri e ceti sociali differenti… e poi. 

E poi? 

La vita in Italia è più cara. A Istanbul c’é tutto per ogni tasca, e puoi vivere a tua misura! Il ricco e il meno abbiente possono godere dello stesso piatto e dello stesso panorama mentre mangiano. 

Ci racconti la tua vita?

Sono nata a Bari nel 1967 da madre italiana e padre turco. Sono cresciuta e mi sono formata a Bari. Nell’89 mentre studiavo medicina veterinaria, ho fatto un concorso in Polizia e l’ho vinto. Sono stata poliziotta della Criminalpol di Ancona per sette anni , durante i quali mio malgrado ho abbandonato gli studi. Nel ’90 sono stata mandata in missione a Istanbul per l’apertura del primo ufficio visti (sino ad allora non c’era visto per i turchi). Dopo quattro anni  mi sono sposata con un turco e facendo un ritorno alle origini , mi sono trasferita a Istanbul. Dopo un anno di aspettativa nel ’96 mi sono congedata dalla PS e ho cominciato a dare lezioni d’italiano per passare il tempo. Visto che mi riusciva bene ho cominciato a farlo per professione e mi sono rimessa a studiare laureandomi in lingua e cultura italiana. Ormai insegno da undici  anni e sono (scusa ma me ne vanto) ricercatissima!

E’ una notizia di qualche tempo fa: la piscina Siloe, di proprietà della Diocesi di Bergamo, ha stabilito che per un’ora, ogni giovedì mattina, gli spazi delle loro strutture simil-balneari verranno riservati alle donne islamiche. Cosa ne pensi?

Penso che in assoluto si debba rispettare il credo altrui senza esclusioni. Un gesto del genere é sinonimo di grande tolleranza (spero) . Non condivido certe scelte ma le rispetto, senza remore. Ognuno deve essere libero (nei limiti del lecito ovviamente) di esprimere la sua cultura e la sua religione. Purtroppo si sta vivendo in uno stato di enorme confusione, per cui, tutto cio’ che é diverso e differente da noi , va combattuto o eliminato. Nel caso dell’Islam, il mondo occidentale, a causa di fazioni estremiste e ottuse per nulla rispettose del vero spirito islamico, sta subendo una trasformazione dalla quale mi dissocio. In particolare l’Italia, si é lasciata abbagliare dalle frotte di sedicenti musulmani che, inneggiando a idee retrograde e primitive, buttano fango su una delle filosofie piu’ preziose dell’umanita’. ( Aggiungo comunque di non essere mussulmana né cristiana). 

Di quale religione sei? 

La mia religione é il risultato di anni “a cavallo” tra Islam e Cristianesimo. Oggi  posso dire di non appartenere né all’una, né all’altra, ma solo di credere in Dio, e di non fare nulla che non vorrei fosse fatto a me! Per il resto la religione é una trappola!

Mi parlavi di pregiudizi nei confronti delle donne turche. Quali sono?

Più che di pregiudizi, parlerei di disinformazione. La donna turca rispecchia appieno quella che é la Turchia di oggi: un Paese che con un piede in Occidente sta cercando con tutte le forze di mantenere vive le tradizioni e la cultura, senza lasciarsi assorbire troppo dalla globalizzazione. Questo, certo, é un discorso che per Istanbul prende una connotazione tutta sua. Azzarderei a dire una cosa. 

Prego! 

Che Istanbul racchiude in sè  tutti gli aspetti della Turchia moderna, ed è estranea alla Turchia anatolica, rappresentando un mondo autonomo.. 

Torniamo alle donne turche 

 La donna della grande città, quella del ceto medio alto, veste alla moda, é curata, spesso occupa posti di rilievo, partecipa alla vita politica e sociale, ha voce in capitolo (a questo proposito ricordo che in Turchia il voto é stato concesso alle donne alla fine degli anni venti). Poi, certo, esiste la donna del popolo: abiti coloratissimi, capelli coperti da altrettanto variegati fazzoletti, attiva e lavoratrice, spesso colonna portante della famiglia, magari con un diploma di quinta elementare, ma con un’intelligenza e una prontezza di spirito degne d’invidia.

E poi? 

Brevi ventate retrograde fanno comparire e scomparire gruppetti di donne coperte da lunghe palandrane nere, e col viso coperto fino agli occhi, ma sempre in determinati quartieri. Queste ultime propagandano un’idea sbagliata che nel Paese di Kemal Atatürk non attecchisce e, sono sicura, non attecchirà mai.

Come la donna turca vede quella italiana ? E viceversa? 

La prima domanda che mi viene posta quando dalla conversazione emerge che vivo in Turchia riguarda sempre il mio modo di vivere e vestire. Non sono poche le donne che mi chiedono “come faccia”. Come faccio a fare che? La donna italiana immagina un mondo a lei proibito, pieno di impedimenti e costrizioni, mentre la donna turca pensa a quella italiana come infinitamente libera e disinibita.  Invece  entrambe non immaginano nemmeno quanto siano simili!

In che senso?

Sono donne mediterranee, solari, sanguigne…Le differenzia il modo di affrontare il rapporto di coppia. La donna italiana é diretta, si batte per le proprie opinioni, magari strilla e si  arrabbia. La donna turca, invece,  a mio parere piu’ furba, nicchia, e cerca sempre di compiacere il partner evitando lo scontro…ma poi fa quello che vuole.

Negli ultimi mesi si è parlato di “velinismo”, di corpi femminili sovraesposti. Secondo te, come va gestito un bel corpo?  E cos’è la volgarità?

Beh, la volgarita’ è qualcosa di molto soggettivo: un decolletè puo’ essere a volte molto più elegante di un vestito accollato e magari troppo aderente. Credo che la classe possa coprire ogni volgarità… e poi ci sono discorsi e parole volgarissimi e corpi nudi poetici e da guardare! È tutta questione di misura!

Le donne islamiche non corrono i rischi delle italiane. E, allora, meglio coprire il loro corpo?

In che senso le donne islamiche non corrono i rischi delle italiane? Una donna è una donna, islamica o no, e corre gli stessi identici rischi. Se alcune per scelta o per tradizione o a volte, purtroppo, per costrizione della famiglia, si coprono , non significa che non siano a rischio. Dove vivo io chi vuole si copre, chi vuole va in giro con l’ombelico di fuori…e nessuna dice all’altra che sta sbagliando!

Se avessi una figlia quali valori, e soprattutto, quale cultura, le trasmetteresti?

Se avessi una bambina le trasmetterei sicuramente tutti i valori della tolleranza e dell’altruismo, e non sarebbe difficile visto che nel Paese in cui vivo esistono ancora. Inoltre le insegnerei a usare la mente e a spaziare e a non essere mai succube di pregiudizi. Il modello? Sarei io.

Una donna italiana che ti piace molto? 

Emma Bonino

Intervista a cura di Cinzia Ficco

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Denise istanbul