Intervista a Daniele Bartocci

A cura di Enza Petruzziello

«Credo che in Italia la qualità della vita sia più elevata che altrove». Ne è fermamente convinto Daniele Bartocci, trentenne marchigiano, che durante gli studi all’Università Politecnica delle Marche ha deciso di rifiutare il progetto Erasmus per rimanere in Italia.

«Credo fortemente nei valori e nel potenziale di crescita del nostro paese, e soprattutto nel concetto di motivazione personale e professionale nel paese in cui si nasce», spiega Daniele che due anni fa decide di licenziarsi dalla banca, nonostante un bel contratto, per cambiare completamente rotta e vita e dedicarsi alle sue passioni: il mondo del food e del giornalismo.

Un cambiamento che ha inizio nel giugno 2017. «Alcuni conoscenti mi hanno definito un pazzo: sostengono che nessuno probabilmente lascerebbe la banca per andare altrove, specie considerando che riuscivo a gestire una filiale bancaria in autonomia. Una decisione da me valutata con estrema oculatezza. Non mi sono affatto pentito, anzi sono orgoglioso di essere entrato a far parte di quella che è un’azienda leader prima ancora che una cooperativa agricola, la Tre Valli Cooperlat. Questa nuova avventura e il simultaneo amore per il giornalismo mi stanno portando fortunatamente belle soddisfazioni, specie sotto profilo dei premi e traguardi ottenuti».

Otto i premi vinti in un anno da Daniele, in ambito comunicazione e giornalismo, e una rapida crescita e promozione in azienda. Riveste da pochi mesi l’incarico di Sviluppo nuovi progetti per l’azienda Tre Valli Cooperlat, la terza forza nazionale nella cooperazione del latte e leader internazionale col brand Hopla’ nel comparto creme vegetali.

Daniele Bartocci, trentenne marchigiano

Daniele perché hai decido di rifiutare l’Erasmus, un’esperienza all’estero così formativa per tanti ragazzi?

«Credo che in Italia la qualità della vita sia più elevata che altrove. Credo anche nei valori e nel potenziale di crescita e sono più motivato a lavorare per il mio paese dove, tra l’altro, mi trovo molto bene. Per tale motivo ho rifiutato il progetto Erasmus, a cui ero stato ammesso durante gli studi all’Università Politecnica delle Marche».

Eppure avresti fatto pochi mesi per poi tornare e magari mettere a frutto quell’esperienza in Italia. Non te ne sei mai pentito? 

«Sinceramente no, rifarei la stessa scelta a distanza di anni».

Lasciare il posto in banca

Due anni fa decidi di lasciare il posto in banca per andare a lavorare in un’azienda agro-alimentare, portando avanti nello stesso tempo la passione per il giornalismo. Molti ti hanno considerato un pazzo, ma tu hai ugualmente seguito la tua strada. Perché questa decisione di lasciare e ricominciare? Che cosa non ti piaceva del tuo lavoro? 

«Sono un amante del concetto di motivazione nelle sue diverse sfaccettature, dunque anche della motivazione personale e professionale nel paese in cui si nasce. In questa ottica mi sono licenziato due anni fa dal pianeta bancario, nonostante un bel contratto in essere in una bcc nella quale mi trovavo bene, per cambiare nettamente settore e sposare una nuova affascinante avventura: quella del mondo food, o più esattamente quella relativa al comparto agro-alimentare, portando nel contempo avanti la mia passione infinita per il giornalismo. Un cambiamento di rotta improvviso scattato a giugno 2017. Alcuni conoscenti mi hanno definito un pazzo, è vero. Sostengono che nessuno probabilmente lascerebbe la banca per andare altrove, specie considerando che  riuscivo a gestire una filiale bancaria ad Ancona in autonomia. È stata per me una decisione valutata con estrema oculatezza, la fiducia che mi ha dato la nuova azienda dopo ben cinque colloqui ha giocato un ruolo molto importante. Come per l’Erasmus non sono affatto pentito di questa scelta, anzi sono orgoglioso di essere entrato a far parte di quella che è un’azienda leader prima ancora che una cooperativa agricola, la Tre Valli Cooperlat. La motivazione, lo ribadisco, ha fatto la differenza in quel momento: la forza mentale nel mettermi in discussione e la sfida di ricominciare da capo hanno rappresentato uno stimolo in più. Non nascondo che continuo ad apprezzare tantissimo il pianeta bancario e finanziario e continuo a tenermi aggiornato su tutto quando accade nei rispettivi settori. Che altro dire..La nuova avventura in Tre Valli Cooperlat e il simultaneo amore per il giornalismo mi stanno portando fortunatamente belle soddisfazioni, specie sotto profilo dei premi e traguardi ottenuti».

Avevi già contatti nel giornalismo e nel settore agro-alimentare oppure sei partito da zero?

«Quella del settore agro-alimentare è stata per me un’esperienza totalmente nuova. Sono partito da zero in questo settore, è stata un’avventura totalmente inaspettata ritrovarsi in poco tempo da una banca ad un’azienda agro-alimentare. Riguardo al giornalismo, mia nonna maestra mi insegnò a leggere i quotidiani già all’età di 3-4 anni. Suo fratello era un grande appassionato di giornalismo e comunicazione. Sono loro probabilmente ad avermi trasmesso questa passione».

Come ho trovato lavoro dopo

Una delle difficoltà maggiori è trovare lavoro, soprattutto in un settore competitivo come il giornalismo. Tu come ci sei riuscito? Hai mandato curriculum, hai bussato alle porte di qualcuno, in che modo hai iniziato? Insomma racconta a chi ci sta leggendo come sei riuscito a fare della tua passione un lavoro.  

«Più che lavoro la chiamerei passione in quanto appunto sono cresciuto leggendo quotidiani, studiando e aggiornandomi su tutto quanto accadeva in ambito comunicazione/giornalismo. Nella mia zona, a Jesi e dintorni nelle Marche, quando ancora frequentavo le scuole superiori cercavano un giornalista da lanciare. A quel tempo di giovani scrittori marchigiani non se ne vedevano molti in giro, non c’era a quanto pare grande ricambio generazionale. Mi sono candidato in punta di piedi. Mi contattò l’attuale addetto stampa del Comune di Jesi che mi diede consigli molto preziosi e investì parte del suo tempo per incoraggiarmi, considerando che ero ancora minorenne. Ho iniziato alcune ‘prove’ con qualche giornalino e settimanale locale. Dopo qualche anno sono riuscito a conseguire il tesserino da giornalista pubblicista e da lì, visto probabilmente il discreto lavoro che avevo svolto, mi hanno dato fiducia per iniziare a collaborare con il Corriere Adriatico, inizialmente in ambito cronaca poi in tema sportivo dato che sin dall’età giovanissima andavo per gli stadi e per i palazzetti a seguire partite soprattutto di squadre della mia città. Devo dire che mentre studiavo, fino ai cinque anni di università, di certo scrivere per un quotidiano come il Corriere Adriatico e fare telecronache e radiocronache per emittenti locali e nazionali mi permettevano in qualche modo di non chiedere soldi ai miei genitori, quindi di essere indipendente. Attualmente ho all’attivo anche vari interventi come relatore/docente in convegni e università riguardo al giornalismo: Ancona, Macerata, ma anche Bologna e Roma».

Hai lavorato come telecronista, radiocronista e inviato, rivestendo l’incarico di responsabile ufficio stampa e collaborando con magazine, settimanali, agenzie comunicazione/marketing, quotidiani cartacei come il Corriere Adriatico e online. Tanta gavetta ma anche tante soddisfazioni, con numerosi riconoscimenti all’attivo. Dei tanti premi vinti, di quale sei più orgoglioso?

«Tra la fine del 2018 e l’intera annata 2019 mi sono tolto belle soddisfazioni a livello giornalistico e comunicativo, vincendo otto premi e conseguendo un master in Sport Digital marketing & Communication. A fine maggio sono stato premaito da Guido D’Ubaldo, segretario nazionale Ordine Giornalisti e storica firma del Corriere dello Sport, come miglior giornalista under 30 al noto Premio Renato Cesarini insieme a giornalisti del calibro di Sandro Sabatini di Mediaset e Luca Marchetti di Sky Sport. Ancor più emozionante quando sono stato nominato tra i migliori 30 millennials d’Italia 2019, come vincitore del prestigioso Myllennium Award all’Accademia di Francia a Roma nel luglio 2019, alla presenza di importanti politici e personaggi televisivi. Non dimentico nemmeno la premiazione a Torino in occasione del premio letterario Racconti Sportivi».

Il nuovo progetto

Da pochi mesi sei impegnato nello “Sviluppo nuovi progetti” dell’azienda Tre Valli Cooperlat in collaborazione col Responsabile Vendite. Di che cosa ti occupi nello specifico?

«Dopo un percorso iniziale da ispettore commerciale e nel marketing sono stato promosso a sviluppo nuovi progetti in sintonia col Responsabile Vendite. Seguo varie dinamiche quali lo sviluppo dell’analisi del mercato e della concorrenza supportando la forza vendita e sviluppando nuovi progetti commerciali, promuovendo l’immagine aziendale e partecipando a eventi di settore come ad esempio Sigep Rimini o Tuttofood Milano. A inizio ottobre 2019 ho avuto il piacere di ritirare in rappresentanza TreValli il prestigioso premio Nip International Award, conferito dalla Nazionale Italiana Pizzaioli a realtà imprenditoriali d’eccellenza».

Marchigiano e profondamente legato all’Italia, come tu stesso dici. Rispetto ad altri giovani hai potuto mettere a frutto le tue potenzialità qui e non all’estero. Sei riuscito a trovare occasioni e opportunità nel paese in cui sei nato. Per molti la tua è una fortuna. Per te invece?

«Anche io considero tutto ciò una fortuna. Ho lavorato sempre in Italia sin dai tempi dell’università. Non nascondo che essermi laureato con 110 lode mi ha aiutato molto nella ricerca di un lavoro: ad esempio nel primo anno post-laurea ho lavorato in una società di comunicazione e marketing grazie al fatto di essere rientrato tra i 15 migliori laureati eletti nel 2013 dall’Università Politecnica delle Marche (vincitore del progetto Talenti per la Crescita). Ovvio che ho dovuto fare sacrifici: alcuni mesi studiavo e lavoravo al tempo stesso. Negli anni sono riuscito anche a superare l’esame per l’iscrizione all’albo dei consulenti finanziari».

Consigli a sta cercando di cambiare vita

Che consigli daresti a chi come te sta pensando a un cambio di vita e di professione?

«Ognuno deve essere artefice delle proprie scelte. Non mi permetto di dare chissà quale consiglio, l’unica cosa che posso dire è che l’ingrediente della motivazione fa la differenza e permette di arrivare spesso laddove gli altri non arrivano. Ci vuole anche un pizzico di innovazione a discapito della “condivisione” di mode forzate dei giorni d’oggi: nel mio caso, nel 2013 lanciai una vetrina personale con tutte le skills e le esperienze avute. Molte aziende apprezzarono e mi dissero che mi avevano contattato proprio per il fatto di avere un “insolito” blog: www.danielebartocci.com e www.danielebartoccichannel.it. A dire il vero vedo purtroppo tanti giovani di oggi spaesati nella scelta del proprio futuro e del lavoro. Ognuno deve essere libero di fare scelte, per carità, ma credo che alla base deve esserci sempre il fondamentale ruolo del genitore che deve educare bene i propri figli sin dai primi anni di età. Altrimenti poi non si lamentassero che un giovane su tre viene ritenuto analfabeta funzionale secondo recenti sondaggi».

Progetti e sogni per il futuro?

«Al momento, in uno scenario politico ed economico complesso, non mi lamento. Anzi sto benissimo così e vado avanti con la solita grande motivazione. Poi se arrivassero dinamiche positive, sono ben accette. Ci mancherebbe».

Per contattare Daniele Bartocci questo è il suo indirizzo e-mail è [email protected].

Questo, invece, il suo account LinkedIn https://it.linkedin.com/in/danielebartocci.