Come è cambiata la vita di Fabio Strinati

Di Enza Petruzziello

Da operaio a scrittore. Ogni cambiamento ha i suoi diversi modi per manifestarsi. Per Fabio Strinati, poeta e pianista, tutto parte nel 2014 quando alla catena di montaggio preferisce le note del suo piano e le parole della sua poesia. Nato a San Severino Marche, vive ad Esanatoglia, un paesino della provincia di Macerata nelle Marche, e fin da piccolo dimostra una forte passione per la musica grazie anche al padre, che gli fa ascoltare ogni giorno dischi di musica rock. Trentaduenne, “pianista, artista e contadino” – come lui stesso si definisce – si dedica alla sua arte e contemporaneamente alla sua campagna dove trascorre le giornate tra vigneti, ulivi e moltissimi alberi da frutto.

Molto importante per la sua formazione artistica, l’incontro con il pianista Fabrizio Ottaviucci, conosciuto soprattutto per la sua attività di interprete della musica contemporanea, per le sue prestigiose e durature collaborazioni con maestri del calibro di Markus Stockhausen e Stefano Scodanibbio, per le sue interpretazioni di Scelsi, Stockhausen, Cage, Riley e molti altri ancora. Fabio inizia più o meno tre anni fa ad appassionarsi anche della scrittura, e in maniera continuativa. Nell’ottobre del 2014 pubblica il suo primo libro di poesie dal titolo “Pensieri nello scrigno. Nelle spighe di grano è il ritmo”. Raccolta di poesie pubblicata con la Casa Editrice ed Associazione Culturale Il Foglio Letterario, che ha, come suo direttore, lo scrittore italiano Gordiano Lupi. Nel mese di novembre del 2015, esce il suo secondo libro di poesia, dal titolo “Un’allodola ai bordi del pozzo”. Nel novembre del 2016 il suo terzo libro, “Dal proprio nido alla vita”. Un poemetto ispirato a un romanzo di Gordiano Lupi, “Miracolo a Piombino”. Nel 2017 pubblica altri due libri: “Al di sopra di un uomo”, “Periodo di transizione”. Lo abbiamo incontrato e con lui abbiamo parlato della sua nuova vita tra scrittura, musica e campagna.

Fabio, quando ha avuto inizio il tuo cambiamento?

«Il cambiamento è iniziato quando sono riuscito a capire che la mia vita andava in qualche modo un po’ ritoccata. Stavo correndo molto e verso strade che mi davano pochissimo in termini di emozioni e sentimenti. Così, solo in quel momento sono riuscito a vedere le cose con più chiarezza e a sentire meglio il mio corpo, la mia mente e la mia anima. Quando si corre troppo si perdono per strada moltissimi aspetti, dettagli che possono cambiare la tua vita in meglio. È quando ti fermi e vai più lento che inizi a vedere bene la tua strada».

Perché a un certo punto hai sentito l’esigenza di voltare pagina e di lasciare il tuo lavoro in fabbrica per dedicarti alla tua arte?

«La fabbrica è stata un’esperienza molto importante per me. Ho iniziato a lavorare molto giovane e ho fatto delle scelte che tutt’ora non rinnego. Poi ad un certo punto, ti senti schiacciato. Senti come un peso che preme sempre di più. Ma la verità è che l’arte è sempre stata parte di me, l’ho sempre vissuta e inseguita. La musica mi accompagna da oltre 25 anni e la letteratura l’ho sempre ammirata. Nei momenti di difficoltà ho sempre trovato come valido sostegno o un buon libro, o un brano musicale».

Il tuo percorso artistico ti vede prima musicista e compositore, e poi scrittore. Come è nata in te l’esigenza di scrivere?

«Ho iniziato a scrivere perché essendo una persona timida e taciturna non riuscivo a dialogare con il mondo e con gli altri. Così, mi sono rifugiato nella poesia. Ho trovato un linguaggio che mi permette di essere me stesso senza snaturarmi. Ammetto che ci vuole molto coraggio e non è stato per niente facile all’inizio, ma poi, quando fai un libro ci prendi gusto e così, la timidezza rapidamente svanisce».

In te albergano diverse anime e tu stesso ti definisci un pianista, artista e contadino. Spiegati meglio.

«Con tutta sincerità non credo di essere un artista. Anzi, artista è una parola che non mi piace così come non piace essere un poeta. Amo definirmi un giocoliere della parola anche se con le parole è meglio non giocarci troppo. Poi, per quanto riguarda il contadino sì, credo di esserlo ma a modo mio. Mi piace curare gli alberi da frutto, tenerli bene e fargli sentire tutto il mio affetto così che possano donarmi buoni frutti. Ecco, penso che le anime siano un po’ come i frutti: forme, colori, profumi, sapori, stagioni».

Che cosa rappresenta per te il cambiamento?

«Il cambiamento è un luogo che prende forma nel momento in cui la tua anima decide di esplorarlo».

Nonostante la tua giovane età hai al tuo attivo già molte opere pubblicate e diversi premi letterari vinti. Quest’anno hai pubblicato due libri: “Al di sopra di un uomo”, “Periodo di transizione”. Di cosa parlano?

«Sono due libri molto diversi tra loro anche se pubblicati a poco tempo di distanza l’uno dall’altro. “Al di sopra di un uomo” è un libro che si muove in territori dove gli spazi sono molto ampi. Territori dove si ha a che fare con la lunghezza, la larghezza, l’altezza, il vuoto, l’aria. Un libro che ha bisogno di respirare e di far respirare ciò che lo circonda. In sostanza, “Al di sopra di un uomo” c’è sempre un altro uomo, e poi, un altro ancora. Non è un libro religioso come molti sostengono. “Periodo di transizione” è un libro transitorio, quasi una meteora. Con questo libro si chiude definitivamente una mia fase poetica, una fase che ho esplorato a lungo e che sicuramente mi ha dato molto, ma che non esplorerò mai più».

Perché hai deciso di chiudere questa fase?

«Perché voglio voltare pagina ed esplorare nuove strade di scrittura. Sono cambiato io e la mia scrittura di conseguenza. Adesso si apre una fase nuova per me».

I tuoi libri sono stati tradotti anche in altre lingue. Come è stata l’accoglienza all’estero?

«Solitamente l’accoglienza quando si ha a che fare con la sensibilità, la passione e il sentimento non può che essere positiva. Tutto dipende dalle energie e da ciò che vuoi trasmettere. Se trasmetti le tue sensazioni in un certo modo gli altri percepiranno la tua sincerità. Difficilmente un sentimento puro potrà essere distorto. Ma i poeti in fondo sono brave persone, e lo dico con tutta sincerità, solamente che io non riesco proprio a capirli. Sicuramente è una mia lacuna».

Oltre che un poeta, sei anche pianista e compositore. Che cosa significa per te la musica?

«Sono in luna di miele con la musica ormai da tantissimi anni e non riesco a trovare un aggettivo per definirla. Mi viene in mente: “la musica è un luogo dove i Notturni di Chopin incontrano Le Operette Morali di Leopardi”. La musica per me significa tutto questo».

Vivi in un piccolo paesino sull’Appennino umbro marchigiano, nella provincia di Macerata. Hai mai pensato di andare via?

«Vivo in un bellissimo paesino, un posto meraviglioso. Esanatoglia è la mia casa e lo sarà per sempre anche se un giorno me ne dovessi andare. Sinceramente ho pensato di andar via subito dopo il terremoto; ho dormito in camper per cinque mesi ed è stato un inverno lungo, freddo, ostico, ostile. Ma poi ho pensato: “dove lo trovo un altro posto così movimentato”».

C’è stato qualcuno che più degli altri ti ha ispirato o comunque influenzato nel tuo percorso artistico?

«É una domanda molto frequente e ogni volta che rispondo mi lancio in una serie di nomi interminabili. Posso dire che Baudelaire, Bob Dylan, Dino Campana, Allen Ginsberg, Chopin e Skrjabin mi hanno influenzato moltissimo».

Progetti per il futuro?

«Sto lavorando a un bellissimo progetto e sento un’energia fortissima che lo pervade sotto ogni aspetto. Si tartta di un libro di poesie scritto a quattro mani con Michela Zanarella. Non abbiamo ancora una copertina, sul titolo siamo ancora indecisi però, abbiamo un pugno di poesie e non è poco. Un onore per me essere al fianco di Michela e poter fare questo lungo viaggio con lei. È una persona che ti arricchisce solamente con lo sguardo. Sono un uomo molto fortunato».

Per contattare Fabio questo è il suo indirizzo e-mail:

[email protected]