Ciao Janis sono una donna trasparente, scusa se incomincio così, ma tanto se ti dicessi come mi chiamo, da dove vengo credo sarebbe proprio la stessa cosa, per il problema che ho io. Non lo so, nessuno mi bada. Almeno ti dico che non ho più tredici anni, anzi vado verso i cinquanta ma non riesco a non togliermi dal pensiero che in fondo sono trasparente e nessuno mi bada. Ma non voglio mica compassione, sai.

È così. Si spende tutta una vita a pagare bollette, a risolvere problemi, soprattutto degli altri, degli amici, dei parenti, dei compagni, dei clienti al lavoro e poi non è mai abbastanza. C’è sempre qualcuno o qualcuna più brava di te che si prende gli applausi mentre là sotto a tirare la carretta ci stai sempre te. Tu sei buddhista, vero? Mi spieghi come si fa a mandare giù i rospi e rimanere calme? Mi rodo talmente tanto dentro. Mi sento rotta dentro, anzi. Proprio come quella barzelletta dell’africano con l’orologio rotto appeso al collo, che pensa sia un fiore, “è rottodentro”, dice.

Una volta una tizia mi disse che le preoccupazioni e i rosicamenti dobbiamo farli passare sopra la testa e lasciarli andare, ma io non riesco proprio. Poi mi chiedo, conviene esplodere? Un sano scoppio di livore ogni tanto, per buttare giù l’acidità. Ma non lo so, poi mi rispondo, meglio stare calme, meglio non attirare l’attenzione e i giudizi negativi. E poi gli uomini, figurati se mi notano. Ma ormai mi sono fatta la scorza, di essere trasparentissima per loro.

Ma come è triste tutto ciò a volte mi sorprendo. Forse il mio karma in questa vita è di fare la carrettiera trasparente e la prossima rinascerò Marilyn, bellissima e ammirata da tutti, sarà vero? Non so cosa potrai rispondermi, cara Janis, spero che queste poche mie righe possano ispirare una delle tue risposte geniali.

In amicizia Donna trasparente ‘70

 

Cara Donna trasparente 70, ti dirò che di primo acchito avevo interpretato il tuo essere trasparente come la dote di una persona che non nasconde nulla di sé, è un libro aperto, per così dire, e che il problema tuo fosse quello di riuscire a recuperare un po’ di intimità personale per non essere sempre così esposta. Invece no. Invece la tua situazione è all’opposto. Non sei affatto un libro aperto, sei una che non si vede per niente. Almeno, così dici tu.

Ora, io non so se sono buddista, ho parecchi dubbi in proposito, ma a prescindere da questo posso dirti che cerco senza alcun dubbio di risponderti con una manciata di buon senso. Allora, essere trasparenti è sicuramente sgradevole, soprattutto quando, come dici tu, lavori, lavori e lavori e poi i meriti se li godono gli altri. Oppure ti innamori di qualcuno e quello nemmeno ti vede. Mi chiedi: meglio sbottare e farsi valere o meglio mantenere la calma e lasciare che le cose vadano come sono sempre andate?

Secondo me, cara Donna trasparente 70, non vanno bene né l’uno né l’altro atteggiamento. O meglio, vanno bene entrambi, ma usati nel modo più equilibrato possibile. Perché una vita senza essere visti da nessuno, diciamocelo, non è vita. Perciò il mio consiglio è questo: cerca di capire come mai ti ritrovi in situazioni del genere. Vai alla radice del problema. Com’è che tu sgobbi e poi sono gli altri a prendersi le lodi? È importante capirlo, perché nessuno di noi è una vittima involontaria. Quello che voglio dire è che nessuno può subire angherie se non permette in qualche modo che vengano perpetrate. Angherie nel campo lavorativo, intendo. Non mi riferisco certo alle violenze che subiscono le persone fisicamente più deboli e indifese. Quelle del tuo caso, cara Donna trasparente, io credo che tu le subisca perché non sai farti rispettare.

Perciò, secondo me, non devi né incazzarti, né lasciar correre. La cosa migliore è farsi valere mettendo in chiaro i tuoi meriti con chi di dovere, ma attuarlo con calma, senza farsi prendere dal nervoso o peggio ancora dalla furia cieca. È un consiglio buddista? Non lo so. Certo è che con la passività e con l’aggressività non si ottiene mai niente di buono. Tanto sul lavoro quanto con gli uomini. Oh, gli uomini. Adesso diventa più dura la faccenda. Perché se nel lavoro hai a che fare con persone che con tutta probabilità non ti stanno particolarmente a cuore e quindi puoi anche correre il rischio di perderli come amici (perché se ti trattano in quel modo, chi se ne frega di perdere gente del genere), con gli uomini si mette di mezzo il sentimento. E allora, cara Donna trasparente, qui secondo me l’errore è proprio tuo e solo tuo. Perché il mondo, come ho già avuto modo di dire, è uno specchio e ti risponde sulla base di quello che vede. Nel senso che se tu ti guardi allo specchio e non ti vedi, lo stesso succede nella vita.

Ti faccio un esempio: se incrociando qualcuno per strada tu saluti con un cenno del capo e senza emettere un suono, al 98% delle possibilità riceverai lo stesso tipo di saluto. Se invece pronunci un bel “Salve!” accompagnato magari da un sorriso, quella persona la scuoti e forse non ti risponderà con lo stesso entusiasmo, ma un sorrisetto magari lo caccia fuori. Provaci. Cosa c’entra questo con gli uomini? C’entra, c’entra. Nel senso che tu devi prima piacere a te stessa, vedere allo specchio una bella donna attraente se vuoi che anche l’Uomo, questo essere imperscrutabile, si accorga di te. Cerca di piacerti più che puoi, convinciti di questo, renditi attraente non tanto con i vestiti, il trucco e altre baggianate del genere (che comunque fanno la loro parte, eh), ma soprattutto con un atteggiamento di disponibilità, di volontà di essere presa in considerazione, di gioia di vivere. Eh, mi dirai tu, e chi ce l’ha la gioia di vivere in questo mondo da schifo?

Giusto, ma se non cerchi di rendertelo più appetibile tu, lui non muoverà un muscolo. Il mondo è quello che è. Si offre a noi con quello che vediamo tutti. Sta a noi cercare di sistemarcelo addosso il meglio possibile. E dico il meglio possibile perché alla fine di tutto, si sa, noi possiamo ben poco contro il destino. Però, diciamolo, quel poco che ci è dato di potere, usiamolo tutto. Con la speranza di esserti stata di qualche aiuto, ti auguro il meglio per i giorni a venire.

Janis

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