A dirlo è Alessandro Rimassa, giornalista e scrittore, che, però, ha permesso a Claudio, protagonista del suo ultimo romanzo (Berlino sono Io- Sonzogno) di realizzarsi solo all’estero. In Italia, il ragazzo, espressione della cosiddetta Generazione Mille Euro, era un perdente. Senza soldi, né amore. Nella capitale tedesca, invece, riesce a rimontare,  a trovare una bella fidanzata e un lavoro molto gratificante.

Berlino sono io vivere in italia

Alessandro, predica di rimanere in Italia, ma la svolta a Claudio la riserva all’estero. Un’ incongruenza! 

No, dico che dobbiamo restare. L’Italia è un Paese gerontocratico, non meritocratico, non solo bloccato, ma addirittura in retromarcia. Ma la soluzione è andare via? Per me, no. La soluzione è restare e combattere. A partire dai nostri piccoli comportamenti quotidiani. Il problema che viviamo oggi non è politico, è prima di tutto culturale: e il risveglio di una Nazione passa dai gesti dei suoi cittadini.

Tre ragioni per non mollare il Paese?

Dobbiamo rilanciare il turismo, dare nuovo smalto alla nostra cultura, costruire una nuova classe dirigente. E se non lo fanno coloro che vorrebbero andare via, di certo, non lo faranno coloro che rimangono, non rendendosi conto del problema.

Ma per tanti giovani oggi non c’è lavoro!

Nel 2008, con Antonio Incorvaia, ho scritto Jobbing, che è la guida alle professioni più nuove e più richieste.

Di che si tratta? E quanto sono spendibili sul mercato  le professioni che lei descrive?

Non sono mestieri per giovani, ma per tutti, né per demotivati, per i quali non c’è nessuna guida utile.  Sono professioni per persone dinamiche, brillanti, intraprendenti.

Jobbing vivere in italia

Ce ne parla? Quale quella che oggi potrebbe rendere di più?

Tre anni fa la più richiesta era quella del controller, nome anglosassone dato al controllo di gestione. La più nuova il wedding planner, che oggi si sta diffondendo e bene sul nostro territorio. In generale Jobbing non offriva lavoro, ma dava la possibilità di capire quale strada seguire.  Il punto, infatti, è che oggi il lavoro te lo danno sempre di meno, ma esistono concrete possibilità di crearsi da soli il lavoro. I campi in cui buttarsi sono la tecnologia, i servizi e il turismo. C’è spazio!

Pensa che i giovani in Italia abbiano smesso di inseguire il posto fisso?

Viviamo in un modello sociale che rivendica il posto fisso come unica soluzione. Ma chi lo insegue fa una corsa contro il tempo, contro se stesso, contro la contemporaneità. Lo dico, parlando specialmente del mondo delle professioni: oggi è necessario percorrere nuove strade, essere sfidanti. E al contempo la politica deve offrire nuove garanzie, come per esempio il contratto unico, che man mano stabilizza i lavoratori, garantisce salari migliori e pensioni. A fronte, ovviamente, di un patto sociale che blocchi i prepensionamenti e allunghi la vita lavorativa da subito.

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Secondo lei, la cosiddetta Generazione mille euro, quella che ha dato il titolo al suo primo lavoro, é ancora capace di sognare? E cosa sogna?

Berlino Sono Io, il mio ultimo romanzo appena uscito per Sonzogno (www.berlinosonoio.com) racconta di un uomo di 32 anni che ottiene tutti i posti fissi della vita. Ma era quello che davvero cercava? No, perché aveva smesso di sognare. Oggi si sogna troppo poco, non si ha più voglia di immaginare un mondo diverso e, quindi, si contribuisce a imbruttire quello esistente. Ma non è un errore solo della Generazione mille euro, è una situazione diffusa.

Generazione 1000 euro vivere in italia

Torniamo alla domanda iniziale. Il protagonista dell’ultimo romanzo solo a Berlino riesce a prendersi la rivincita.

Claudio, appunto, va a Berlino. Ma  perché, come tanti lettori del vostro sito, decide che qui non vale più la pena stare o perché qui non riesce più a stare? La seconda, ecco. Il problema di Claudio è che si lascia mangiare dal conformismo all’italiana e, poi, perde se stesso. Smette di sognare, di fantasticare su un futuro suo. A Berlino scopre la libertà di pensiero, di sogno, di ideali: quella che qui da noi si sta spegnendo. Ho scelto Berlino, perché in Europa è la città più in movimento, dinamica, all’avanguardia.

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Cosa  offre ai giovani che l’Italia nega?

Berlino, che conosco bene, è un mix di modernità estrema e rispetto dell’altro, grattacieli e verde, efficienza e rilassatezza. A Berlino l’economia gira, ma non c’è traffico, lì chi ha un’idea la trasforma in un prodotto, le opportunità sono reali e il provarci è all’ordine del giorno. È una città che ti toglie le paure e che ti regala speranza.

Consigli ai suoi coetanei?

Io ho 35 anni e ho scelto di vivere in Italia. Capisco bene chi ha deciso di andare all’estero, ma credo sia necessario unire le forze e rimanere qui. Per vincere.

A cura di Cinzia Ficco

Alessandro Rimassa è nato il 19 ottobre 1975. Giornalista, scrittore e autore televisivo, dal 1996 lavora tra carta stampata, web, radio e tv, occupandosi di attualità, società e media.  Oggi è al mensile maschile Riders (Hachette). Con Antonio Incorvaia ha pubblicato Generazaione Mille Euro (Rizzoli 2006), romanzo generazionale tradotto in sette lingue, da cui è stato tratto l’omonimo film, e Jobbing, guida alle 100 professioni più nuove e più richieste (Sperling & Kupfer 2009). Berlino Sono Io è il suo primo romanzo per Sonzogno.