A parte coloro che hanno la fortuna di abitare a pochi minuti dalla sede di lavoro, cui va la nostra bonaria invidia, la necessità di un uso quotidiano dell’auto ci rende succubi di ingorghi e rallentamenti.

Sono finite le vacanze

Iniziamo da una valutazione prospettica: a nessuno di noi in Europa e – azzardo – al mondo, capiterà mai di essere catturato da un ingorgo paragonabile a quello che ha interessato l’area a nord di Pechino alla fine di agosto.

Il traffico ha dato luogo ad un serpentone di auto e camion di circa 120 kilometri. Migliaia di mezzi rimasti irrimediabilmente intrappolati, non era dato sapere per quanto, ma si parlava di settimane per il ritorno alla normalità, poi ripristinata.

L’estro orientale ha anche trasformato il bordo strada in un fiorente mercato all’aperto, costosamente a disposizione dei malcapitati in attesa di una via di fuga dall’ingorgo.

Visto in questa prospettiva, il nostro traffico pendolare risulta poco più che una passeggiata.

Mi rendo anche conto che il fatto – poniamo – che a Hilo, nelle Hawaii piova 277 giorni l’anno non fa sopportare gioiosamente una settimana di incessante pioggerellina autunnale a Milano, ma può aiutare a farsene una ragione.

Vacanze terminate

Diciamocelo, il traffico che sperimentiamo quotidianamente non è il peggiore che si possa immaginare.

Iniziamo con il dire che la gestione del traffico è un’attività complessa che – tra le altre cose – si ricollega alla teoria delle code, ricca di algoritmi matematici che incorporano molteplici variabili. Anche questa considerazione non è risolutiva, ma ci porta a considerare che la gestione del traffico non è affidata al caso, come a volte sembrerebbe.

In più, procediamo ad una valutazione allargata. Mentre freniamo, scaliamo e ripartiamo ci sono decine, centinaia di automobilisti che si trovano nelle nostra medesima situazione.

Il traffico è una condizione di contesto, come il fatto che d’inverno faccia freddo o che in estate il caldo sia spesso insopportabile.

Se proviamo a considerarlo come un dato esterno e immodificabile nel breve periodo, il traffico può perdere parte della sua forza di disturbo.

La cosa fondamentale da considerare è però che – sebbene il balletto di accelera, rallenta, fermati e riparti ci innervosisca – il tempo trascorso alla guida al mattino o in fine di giornata, è tempo prezioso da dedicare a noi stessi.

L’abitacolo dell’auto diventa un bozzolo per ascoltare i fatti della giornata alla radio, per inserire l’auricolare e parlare con le persone che amiamo a casa o magari in attesa in un’altra coda o ferme ad un semaforo.

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In questo dovremmo prendere spunto dai commessi viaggiatori, pionieri nella realizzazione di uffici virtuali molto prima dell’avvento dei mezzi di comunicazione di massa e delle reti informatiche, e dal loro uso del tempo.

Un direttore commerciale di una media azienda del settore metalmeccanico in provincia di Milano, poi diventato caro amico, mi racconta di come abbia sempre tenuto sul sedile del viaggiatore un taccuino su cui segna le idee che gli vengono in mente durante i tragitti in auto, taccuino sostituito negli ultimi anni da un piccolo registratore. E non si tratta solo di spunti lavorativi.

Sono finite le vacanze

Le ore alla guida stimolano pensieri intensi e interconnessi come i sogni del mattino, quelli che portano soluzioni lungamente cercate durante le ore di veglia e che appaiono lì a portata di mano.

Altrettanto velocemente poi volano via, lasciando la sensazione frustrante di una soluzione geniale, e non più recuperabile, a qualche problema (anche un taccuino accanto al letto potrebbe essere una cosa da considerare).

Da ultimo, se proprio il traffico continua a trasformarci in belve assetate di sangue, proviamo ad osservare le impercettibili mutazioni dello spazio che ci circonda portate dalle stagioni, o dall’avvicendarsi di sole e pioggia.

E qui con una rapida rotazione del globo terrestre ci spostiamo in Asia e saltiamo indietro nel tempo. Siamo ora nel 1883, il 27 agosto. L’isola di Krakatoa viene quasi cancellata da potenti esplosioni vulcaniche in un tratto di mare compreso tra Giava e Sumatra, zona ad intensa attività vulcanica.

Non molto tempo dopo il disastro un pittore inglese, William Ashcroft, iniziò a dipingere e trascorse i successivi 4 anni a raffigurare i tramonti inglesi dai colori progressivamente modificati dall’esplosione in Asia.

I circa 500 dipinti da lui realizzati rappresentano ancora oggi una mappa preziosa per comprendere gli effetti delle esplosioni vulcaniche sull’atmosfera.

Certo un’isola non scompare tutti giorni e ovviamente non si vorrebbe che capiti, ma accade di vedere tratti di campagna cristallizzati dal primo gelo o tramonti dalla luce intensa dopo un temporale di fine estate o autunnale e di non prestarvi attenzione.

E se neanche questo vi ha convinti, c’è sempre la possibilità di riprendere fiato con un piccolo viaggio ristoratore, prenotato per tempo e a costi contenuti, come ha fatto una coppia di amici per 4 giorni in Marocco.

Sono finite le vacanze

Hanno alloggiato in un incantevole riad gestito da persone affabili e nel giardino segreto interno hanno chiacchierato amabilmente con il proprietario italiano, uno di quelli che hanno mollato tutto e sono andati via….

Ma questa è un’altra storia.

Buon rientro a tutti.Paola Giannelli

giannelli.paola@gmail.com