Massimo Turco: Video Marketing Digitale

A cura di Enza Petruzziello per Voglio Vivere Così Magazine

 

Realizzare filmati per imprese e professionisti? Un libro finalmente ti spiega come fare. Uscirà il 26 ottobre in tutte le librerie “Video Marketing”, la guida di Massimo Turco edita da Hoepli. Già acquistabile online su Amazon e sul sito della casa editrice, il volume fornisce una serie di preziose informazioni su come produrre video per promuovere prodotti e servizi sul web.

D’altronde nessuno meglio di Massimo Turco avrebbe potuto mettere nero su bianco i trucchi del mestiere. Da oltre 20 anni si occupa, infatti, con successo e passione di web marketing curando gli aspetti, i contenuti, le offerte e gli approfondimenti del sito videomarketingdigitale.it, in cui mette il video al servizio della comunicazione di aziende, imprenditori e professionisti.

Consulente di comunicazione per il web, con al suo attivo centinaia di contenuti multimediali prodotti, Massimo ha deciso ora di svelare i suoi segreti professionali nelle pagine di questo interessante volume. Destinato ad appassionati ma anche a neofiti del web, “Video Marketing” intende offrire ai lettori un percorso guidato per arrivare a produrre video in autonomia, senza perdere tempo in riprese elaborate e investire in apparecchiature costose.

L’autore, in modo chiaro e semplice, descrive come analizzare il proprio mercato per identificare i temi e gli argomenti da sviluppare ed entrare così in contatto con i potenziali clienti. Mostra, inoltre, in che modo sia possibile utilizzare gli strumenti gratuiti che la rete mette a disposizione, descrivendo casi di successo italiani dai quali prendere spunto. Lo abbiamo incontrato prima dell’uscita del suo libro e abbiamo parlato di web marketing ma anche di tanto altro.

VIDEO MARKETING PRO

Massimo, da oltre 20 anni ti occupi di web, quando hai capito che sarebbe stata la tua professione?

«Nonostante sia sempre stato un appassionato di tecnologia e, soprattutto, di computer, Internet al principio non mi ha conquistato. Pur avendo subìto il fascino e utilizzato sistemi di connessione remota “preistorici” quali le BBS, come tanti altri utenti mi sono scontrato con le prestazioni scadenti delle prime connessioni, con la lentezza dei siti, con una fruizione faticosa e difficile delle informazioni. L’unica innovazione positiva, a metà degli anni ’90, per quanto mi riguarda, è stata l’e-mail. Per tornare alla tua domanda, di fatto ho sempre considerato la mia occupazione legata a doppia mandata con il mondo digitale.

Avendo coltivato nel tempo una idiosincrasia viscerale nei confronti delle occupazioni “regolari” e “sicure”, all’inizio degli anni ’90 ho avviato l’attività di consulente esterno per alcune aziende. Inizialmente ho sviluppato progetti che avevano a che fare prevalentemente con attività di automazione industriale. Verso l’inizio del 2000, considerata l’evoluzione tecnologica e la necessità di cambiare aria e nuove esperienze, ho iniziato a studiare web marketing e a cimentarmi con i nuovi sistemi di promozione online. Ho sempre pensato che le piattaforme di pubblicità, prima tra tutte Google AdWords, fossero un ottimo strumento per le piccole e medie aziende per guadagnare con internet, per promuovere i propri prodotti e servizi tenendo sotto controllo budget e risultati ».

Quali sono gli aspetti che ti affascinano maggiormente del tuo lavoro?

«In gioventù mi è capitato di subire il fascino delle novità e della tecnologia, non sono mai stato un misoneista. Ma essendo di natura molto critico e distaccato, ho sempre fatto fatica a mantenere viva la seduzione iniziale. Con il tempo si scopre che tutti i lavori hanno aspetti positivi e negativi che alla lunga si bilanciano. Un grosso problema di questo lavoro è che necessita di un alto livello di aggiornamento, le cose cambiano molto velocemente.

E a volte il cambiamento coincide con una morte relativamente veloce. Vai a dormire dopo aver fatto un giretto su Second Life, ti svegli il giorno dopo e puff, ciao ciao Second Life. Finisci di registrare un brano musicale, la nuova hit mondiale, la carichi su MySpace e puff, ciao ciao MySpace. Foursquare? Puff. Google Plus? Puff.

Nel tempo però ho scoperto di subire un fascino irresistibile nell’osservare come la tecnologia, soprattutto alcune piattaforme sociali, per esempio Facebook e YouTube, siano riuscite con i loro codici a modificare la comunicazione delle persone portandole a usare, per esprimere loro stesse, sempre più spesso cliché, semplificazioni e segni agevolati (tipo le emoticon). Sono affascinato soprattutto dai malintesi e dalle incomprensioni che si sviluppano negli scambi di opinioni. Un vero spasso».

Invece le difficoltà che hai incontrato in passato e che incontri oggi?

«Le difficoltà possono essere molteplici. Sia il web marketing che la produzione e promozione video mettono pesantemente al centro dell’attività la comunicazione. C’è da capire innanzitutto quello che il cliente intende comunicare, valutarne il registro, il tono di voce e così via. Poi occorre tradurre tutto in un linguaggio comprensibile per il target e i potenziali clienti. Non è una cosa facile.

A volte può capitare di rinunciare a lavori perché non si hanno le stesse idee del cliente o perché non si ha sufficiente esperienza con un determinato pubblico. Inoltre occorre avere un’ottima predisposizione per l’organizzazione, sia propria che altrui. Fortunatamente, negli anni ’80 e ’90 mi sono fatto le ossa organizzando concerti di gruppi musicali emergenti in giro per l’Italia. S

e riesci a spostare in un anno 25 o 30 gruppi, 130/170 persone su furgoni scassati, fargli fare migliaia di chilometri, con problemi di orari, tempo meteorologico, fidanzate gelose, controlli in Autogrill da parte delle forze dell’ordine e, a volte, abusi di sostanze alcoliche, beh, quello può aiutare tantissimo. Il lavoro autonomo poi si trascina dietro altre incombenze non trascurabili, come seguire l’attività commerciale (nuovi clienti, offerte, brief, telefonate e mail esplorative), ricercare e verificare le competenze di eventuali collaboratori, perdere battaglie con la burocrazia e il fisco. Cose così».

A proposito di clienti, chi si rivolge a te? Hai una clientela tipo?

«Sono piccole aziende o professionisti che vogliono utilizzare il web per promuoversi e trovare nuovi clienti. Ho lavorato anche con aziende più grandi, in alcuni casi nazionali e internazionali, ma essendo molto strutturate e con tante figure di riferimento intermedie, i tempi di progettazione e lavorazione si allungavano enormemente ed era difficile raggiungere gli obiettivi in tempi brevi. Preferisco lavorare con micro aziende, a gestione famigliare o unipersonale, sono l’ideale perché tutto si semplifica, i rapporti diventano subito informali».

Da anni con successo e passione curi gli aspetti, i contenuti, le offerte e gli approfondimenti del sito videomarketingdigitale.it. Parlaci di questo tuo spazio virtuale.

«Si tratta di uno spazio di offerta, una sorta di vetrina on-line. Gli argomenti e i servizi sono volutamente trattati in modo un po’ prolisso perché costituiscono a tutti gli effetti un filtro. Molto diverso dai siti di offerta precedenti dove entravo in contatto con potenziali clienti “border-line” senza idee chiare, perdendo molto tempo.

Con questo tipo di approccio ho diminuito drasticamente i contatti ma alzato la loro qualità. Se prima chi mi contattava diventava cliente con una percentuale del 5%, adesso siamo passati quasi al 20%. Con l’uscita del libro vorrei riuscire a produrre nuovi contenuti di approfondimento, spero di aprire un canale di comunicazione con i lettori. A questo proposito invito chiunque abbia qualche domanda, dubbio o curiosità in merito ai video e al video marketing di contattarmi».

Approfondimento: scopri quali sono i lavori più richiesti nel futuro

Già disponibile online, proprio a fine mese uscirà nelle librerie “Video Marketing”, una sorta di guida in cui parli del tuo lavoro e offri preziosi consigli a chi vuole produrre video in autonomia. Come mai hai deciso di scrivere questo libro?

«Il libro è nato in maniera molto particolare. Diciamo che fino a gennaio scorso non ci pensavo minimamente. Un mio caro amico, Alessandro Grainer, aveva da poco pubblicato un libro sul jogging per la Hoepli.

La casa editrice aveva organizzato una presentazione a Milano e non potei esimermi dal presenziale all’evento, terminato il quale un piccolo drappello tra i quali figuravo io, l’autore del libro e l’editor, proseguì le chiacchiere in un bar. In quell’occasione conobbi appunto l’editor che mi chiese di cosa mi occupassi. In quel periodo stavo lavorando alla realizzazione di un video corso su come realizzare video per promuovere prodotti e servizi, un corso destinato ai miei potenziali clienti.

Da lì a un paio di settimane fui invitato a parlarne in Hoepli con il responsabile della collana digitale e in meno di un mese firmammo il contratto. Il libro è nato così».

Oltre a consigli e trucchi che cos’altro possono trovare i lettori nelle pagine di Video Marketing?

«Consigli parecchi, trucchi quasi nessuno. Il libro gira intorno a un unico importantissimo punto: prima di fare un video con l’idea di utilizzarlo per promuovere la tua attività fai un’analisi di mercato. Ecco, il libro offre un metodo su come capire quali contenuti (video) produrre e dove inserirli in un piano d’azione che abbia come obiettivo quello di portare vantaggi alla propria attività.

A mio avviso però ci sono una decina di chicche che sono le interviste a realtà italiane, anche molto diverse tra di loro, che hanno utilizzato i video con successo ottenendo risultati concreti. Credo che prendere spunti da questi casi studio, possa valere il prezzo del libro».

Ecco, nel volume intervisti molte persone e descrivi anche diversi casi di successo italiani. Puoi farci qualche esempio?

«Esemplare a mio avviso è il caso di Salute in Movimento, un centro di fitness e personal training di Genova gestito da Fabio Grossi e Michela Verardo. Loro producono video da tantissimo tempo, ormai 10 anni e sono riusciti a creare contenuti sia per un pubblico locale, italiano ma anche inglese, spagnolo, russo, ecc. Delle macchine da guerra. Un altro esempio che mi piace molto citare è quello di Lorenzo Ferrari di Ristoratore Top, un servizio di promozione per attività di ristorazione.

Lui è molto bravo e ha realizzato diverse dirette dove assieme ai suoi clienti sviscera argomenti interessanti e utili per il suo pubblico. Poi c’è Claudio Delaini che con il padre Renato si occupano di servizi molto di nicchia e particolari come la sicurezza dei macchinari industriali.

Sono riusciti a trattare l’argomento, apparentemente palloso e riservato a poche figure competenti, in modo leggero, utile e accessibile a un pubblico più ampio. Sono molto divertenti assieme e ti viene voglia di vedere i loro video anche se l’argomento è lontanissimo dai tuoi interessi.

Infine non posso dimenticare Alessandro Castagna di Voglio Vivere Così, un eroe che da anni lavora per fornire informazioni di qualità, anche producendo video, sui temi legati ai paesi dove poter, anche temporaneamente, cambiare vita».

Tanti i giovani che desiderano intraprendere la tua stessa carriera. Si può guadagnare con questo lavoro e in Italia conviene ancora farlo?

«Sì, si può guadagnare in questo ambito. Sia che si parli di web marketing che di produzione video e video marketing, dobbiamo considerare questi ambiti lavorativi necessari e destinati a crescere. La pubblicità digitale è sempre in continuo fermento e di fatto la comunicazione in assoluto si sta spostando sempre di più sul multimediale».

Che consigli daresti a quanti vogliono cimentarsi nel tuo stesso settore?

«Il consiglio numero uno è di specializzarsi in un prodotto/servizio molto preciso, identificare un pubblico che ne ha necessità e fare un’offerta molto precisa. Essere gli specialisti di un determinato ambito, avere una soluzione a uno, e un solo problema. Oppure diventare gli specialisti di un determinato settore (vedi esempio di Ristoratore Top), per esempio mettere a punto un sistema di promozione, diventare gli esperti di quel mercato. Ovviamente più il mercato coincide con i propri interessi, meglio è.

Consiglio numero due: cercare di fare le cose con gli altri, un socio, dei collaboratori, insomma qualcuno diverso da voi. Anche se è affascinante pensare di non avere legami e fare quello che ci pare, alla lunga lo si paga in frustrazione, incapacità relazionali, depressione e alcolismo.

Consiglio numero tre: differenziarsi dalla concorrenza. In questo settore ce n’è tantissima e di solito il potenziale cliente non è in grado di distinguere un’offerta dall’altra. Lavorare con una comunicazione chiara e che metta in evidenza le motivazioni per le quali si dovrebbe essere scelti rispetto alla concorrenza.

Consiglio numero quattro: aggiornarsi, sempre. Tenere sotto controllo la concorrenza e cercare di individuare fonti autorevoli nel proprio settore per acquisire e testare le novità.

Consiglio numero cinque: vale soprattutto per l’Italia. Trovare un commercialista esperto in ambito digitale. I commercialisti tradizionali hanno grosse lacune sulle nuove tecnologie e su come si muove quel tipo di mercato, servono competenze e capacità specifiche, in grado di dare informazioni chiare e complete per fare le scelte migliori».

Si parla tanto dei web e social influencer. Cosa pensi di questo fenomeno?

«Li trovo interessanti da un punto di vista sociologico, soprattutto trovo interessanti le nuove dinamiche di comunicazione che coinvolgono i loro followers.

Fermo restando che il termine “influencer” mette in risalto un’accezione vincolante, e forse negativa, stabilendo una relazione top-down tra il personaggio di riferimento e i suoi seguaci, il pubblico, penso che figure di questo tipo siano sempre esistite, in molti ambiti, importanti o futili. Sono cambiate le modalità di comunicazione e i tempi di reazione.

Possiamo dire che Internet, e il web in generale con la tecnologia che si porta dietro, ha reso più accessibili contenuti, idee e personaggi, ha amplificato il fenomeno. Se ci pensiamo anche noi, nel nostro piccolo, nella testa di amici e parenti, siamo o siamo stati considerati “influencer”, per un consiglio su una città da visitare, un software, un ristorante, un film. Portali come Amazon, Booking, TripAdvisor utilizzano le opinioni e le recensioni dei clienti per trasmettere fiducia (e quindi favorire un acquisto) delle persone che hanno provato i servizi e i prodotti proposti.

Non ricoprono anche loro il ruolo di influencer? A differenza di un tempo, a beneficiare dell’innovazione tecnologica non sono solo i personaggi di riferimento, ma anche il loro pubblico e followers che con funzioni avanzate di comunicazione (ad esempio i tag, gli hashtag e la possibilità di inviare messaggi diretti) possono aumentare l’interazione e, di conseguenza, avere maggiore visibilità».

Quindi secondo te possono essere utili queste nuove figure?

«Certo, ad esempio per piccole aziende che hanno buoni prodotti ma non grossi budget da investire. Una buona recensione da parte di personaggi influenti può essere una buona opportunità di scoperta. Poi, se proprio vogliamo dare un giudizio di merito, per quanto mi riguarda la maggior parte degli influencer, e il modo in cui comunicano i loro contenuti al loro pubblico, mi trasmettono una profonda tristezza.

Vi è la sensazione di un grande vuoto che deve essere continuamente riempito con scadenze periodiche da rispettare, rincorrere continuamente la riprova sociale e aderire completamente ai continui mutamenti degli algoritmi. Una sorta di nuovi criceti 2.0».

Web, libro, altri progetti per il futuro?

«Un progetto sul quale sto raccogliendo un sacco di materiale è un libro sui cliché utilizzati dalle persone per comunicare su Facebook.

Ma non credo possa risultare interessante da un punto di vista editoriale. Poi mi piacerebbe realizzare un documentario sulla morte, argomento più che tabù da un punto di vista sociale e culturale. La cosa che mi sorprende è che, pur essendo l’unica certezza che abbiamo, non riusciamo mai ad affrontarla per quello che è, non esiste un percorso di avvicinamento sano e normale, ma sempre di terrore, allontanamento e rifiuto.

Mi piacerebbe verificare se il web, in questo senso, può riuscire ad agevolare un percorso informativo e cognitivo differente».

Per acquistare il libro di Massimo Turco è possibile farlo su Amazon a questo indirizzo:

VIDEO MARKETING DIGITALE

Questo il sito di Massimo Turco dove poterlo contattare:

www. videomarketingdigitale.it/