Lavorare online: i nuovi orizzonti di Internet

A cura di Geraldine Meyer

Lavoratori della rete, lavoratori con la rete: un fenomeno sempre più diffuso e attorno al quale si comincia a discutere in modo più attento. Internet come opportunità lavorativa, con confini più labili perché meno o per nulla fisici. La rete è un’opportunità potenzialmente infinita, tecnicamente alla portata di tutti. Ma come tutte le cose così apparentemente facili richiede una particolare inventiva, audacia e spirito imprenditoriale, esattamente come un’attività tradizionale.

La velocità e la natura quasi magmatica del mezzo impongono una marcia in più in termini di unicità di offerta e servizio. Una costante attenzione al cambiamento e alle occasioni. Fenomeno meritevole di attenzione e serietà di approccio.

In un periodo in cui il lavoro assume tanta più importanza quante più sono le difficoltà nel trovarlo o nel mantenerlo, la rete rappresenta, per una tipologia di persone assolutamente trasversale, una nuova chance. Professioni nuove o professioni vissute e svolte in modo nuovo, da persone senza particolari conoscenze tecniche e, soprattutto, senza necessariamente disponibilità economiche particolari.

Il lavoro come espressione di sé, con confini più sfumati tra tempo lavorativo e tempo di vita. Ne parliamo con Giampaolo Colletti, creatore di un sito che non solo raccoglie profili e storie di lavoratori della rete, ma offre anche informazioni pratiche su come aprire un’impresa on line, anche dal punto di vista legale. Perché pur sempre di lavoro si tratta e quindi sottoposto a regole e normative che è bene conoscere

Come e perché ha cominciato a studiare il fenomeno?

Mi sono da sempre interrogato su ciò che sta avvenendo in rete, anche in Italia. Esistono movimenti tellurici ancora lievi in quella parte del web autogenerata dagli utenti e definita user generated content. E’ lì che iniziano ad attecchire le ormai numerosissime micro web tv che ho iniziato a studiare nel 2004. Ed è sempre lì che hanno iniziato a moltiplicarsi esperienze di lavori digitali messi in piedi da lavoratori stanchi del posto fisso.

Così nel 2010 ho acceso www.wwworkers.it. In poco più di un anno ho raccolto quasi duemila testimonianze. Oggi il fenomeno – raccontato prima su Nòva e poi su Radio24 da Luca Tremolada – è divenuto un libro, “wwworkers, i nuovi lavoratori della rete”, edito da Gruppo24Ore.

Wwworkers immortala una sintesi tra rete (www) e lavoratori (workers): quando ho coniato questo termine, nel gennaio 2010, non credevo di intercettare una comunità così numerosa e trasversale. Attualmente sono 212 le professioni censite. wwworkers soprattutto al femminile: oltre il 60% è donna e spesso mamma. Non necessariamente nativi digitali: il 42% è over 50.

Sono molte, in percentuale, le persone che si inventano un lavoro in rete a causa di un licenziamento?

Purtroppo si. Sono un buon 30% le storie dei wwworkers per necessità. Un caso tra tutti: la storia di una neomamma trevigiana che è stata costretta a lasciare il lavoro perché l’imprenditore per il quale lavorava voleva mandarla molto lontano da casa: così si è inventata l’outlet dei desideri, un negozio online per prodotti per bimbi. Tutto questo è avvenuto nel nord-est operoso.

Alcune delle storie raccontate nel sito e nel libro non sono storie in realtà di lavoro da casa, ma storie di persone che hanno utilizzato la rete per potenziare una loro attività via internet. Questo non è un fenomeno nuovissimo: in cosa si distinguono i wwwworkers?

I wwworkers si caratterizzano perché personalizzano la rete, la piegano a loro uso e consumo: così il web diventa strumentale, un’agorà digitale. Ecco perché sia nel libro che nel sito non si trovano le storie di giovani smanettoni della rete. I wwworkers vivono sia in ambiente digitale che “reale”. Ed è questa la loro forza. Saper uscire dalla rete per incontrare clienti già fidelizzati o potenziali. Insomma, confrontarsi con la loro micro community.

Questo sembra essere un fenomeno tipicamente italiano. Perché secondo lei?

Perché ai fondi di investimento americani si opta per l’alleanza con amici e parenti, al consiglio di amministrazione si preferisce il salotto di casa. Una famiglia allargata che investe e scommette sulle nuove tecnologie (e in fondo su se stessa).

☞ Ti potrebbe interessare: idee e consigli per arredare un ufficio in casa fai da te ☜

Quali sono le caratteristiche principali che distinguono un imprenditore on line da un imprenditore tradizionale, se così si può dire?

Certamente la considerazione che la clientela non è una e monolite, ma che ogni potenziale membro della community d’acquisto è unico e va trattato nella sua unicità. In questo caso il dialogo, tratto essenziale della rete, deve essere costante, aperto, trasparente. Nei dieci consigli per diventare wwworker segnalo anche che è essenziale chiedere scusa se si sbaglia, dinamica molto lontana dalla cultura mass market.

Vista la facilità con cui si può accedere alla rete cosa diventa indispensabile per distinguersi dagli altri?

Ciò che si commercializza, prodotto o servizio, diventa strategico. Ecco perché in rete vince chi si rivolge ad una micro-community molto segmentata. La profilazione è essenziale: Franco Zullo a Milano ha lasciato il posto fisso per aprire una lavanderia online: servizio a domicilio e vicinanza al cliente. Ne conoscete delle altre di lavanderie che attuano questo servizio? Ancora, la famiglia Bertolucci commercializza cuscini e guanciali in pula di farro bio. Vince la iperspecializzazione, la famosa “coda lunga” tipica della rete.

lavorare online

Rispetto alle così dette compagnie .com, nate negli anni del boom, queste imprese sembrano trarre la loro forza anche dal fatto di avere un piede ancorato nella fisicità del lavoro. Un ulteriore richiamo al valore dell’economia vera rispetto alla finanza. Non crede?

Assolutamente. Sono in rete per potenziare la loro visibilità, incrementare il dialogo, commercializzare in modo più snello e trasparente. Ma poi, andandoli a trovare nelle loro botteghe o nelle mansarde, sono lavoratori in carne e ossa che hanno scommesso sulla cosa più preziosa: se stessi.

I wwworkers sono un fenomeno che più che made in Italy è stato definito live in Italy, ridando, con questa definizione, importanza alla territorialità. Sembra quasi una contraddizione rispetto all’essenza della rete. Perché allora questa definizione?

Contraddizione che però è la chiave del successo per la stragrande maggioranza di questi lavoratori. Ciò che commercializzano è frutto dell’italianità più pura: prodotti della terra, dell’ingegno o ancora servizi turistici legati al Bel Paese. Tim O’Connell, con la sua attività di vini online, non avrebbe potuto aver così successo senza questo legame con la terra e con i suoi prodotti. Ecco perché diventa essenziale non solo il made in Italy come etichetta, ma il live in Italy come pratica ricorrente.

Questi tipi di lavori rendono più labile il confine tra tempo di lavoro e tempo di vita privata. Pro e contro di questa sovrapposizione di strati secondo lei.

In Italia si parla tanto di worklife balance, bilanciamento tra vita professionale e vita personale. Ebbene, questi wwworkers a modo loro ce l’hanno fatta. Hanno ricalibrato il proprio orologio biologico autoimprenditorializzandosi. Ma attenzione. Non si lavora di meno. Certamente si lavora meglio ma non di meno: chi fa questa scelta aumenta le ore di lavoro: la media è di 10 al giorno, con picchi di 12.