Carl Jung, Gli stadi della vita

C’è un proverbio turco, che dice: “Non importa quanto ti sei spinto avanti sulla strada sbagliata, torna indietro”. Sì, perché la possibilità di fare un’ inversione ad U, c’è sempre. Anzi, deve diventare un dovere verso se stessi quando ci si accorge che si vive senza un senso. O meglio, quando si diventa consapevoli che lo scopo ultimo della propria esistenza è l’Ambizione.

E’ la teoria di Wayne W. Dyer, psicoterapeuta e scrittore, che, di recente, ha pubblicato un libro, dal titolo: “Il cambiamento”, edito da Corbaccio. Obiettivo: aiutare i lettori nel loro percorso a ritroso, dall’Ambizione di avere alla consapevolezza di Essere.

Il cambiamento ambizione

Il professionista, che è stato professore associato alla St. John’s University di New York e vive con la famiglia in Florida, è convinto che, tornando alle origini, al Nulla da cui deriva,  l’uomo possa far del bene a se stesso e al pianeta.

Ma cosa si intende per Cambiamento?   Con questo termine si indica il cammino che una persona deve avviare per lasciare la dimensione egoistica e ritrovare quella dell’unità con se stesso, Dio e il mondo. “L’Ambizione- si legge nel libro- è purtroppo per molti l’unico contenuto in tutta la vita”. Ma occorre cercare altro e tornare alle origini, prima di nascere, quando siamo in piena sintonia con Dio, il Tao o la nostra Sorgente di vita. Allora, siamo tabula rasa e non conosciamo condizionamenti. Quella è la fase, in cui ci viene richiesto solo di Essere, liberi da qualsiasi interferenza.

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“Quando- scrive l’esperto – entriamo nel mondo siamo creature perfette, ma per molte ragioni siamo portati a lasciarci alle spalle l’io autentico e ad assumerne uno fasullo. Noi, e coloro che ci educano, tendiamo a trascurare che il nostro destino, e tutto ciò che ci serve per attuare il nostro dharma (legge cosmica), è radicato dentro di noi. Anche se con buone intenzioni, noi veniamo distolti, e diventiamo un io diametralmente opposto all’io che siamo automaticamente”. Il fatto è che ogni cosa creata ha un dharma! Nessun animale, uccello, insetto, pesce o pianta educa un falso io o crede di essere qualcosa di diverso da ciò che la Sorgente creatrice ha voluto che fosse. E l’uomo? “Noi – scrive Dyer- non abbiamo continuato a comportarci in maniera coerente alla creazione, così come era avvenuto invece durante i nove mesi nel grembo materno. Raggiunto lo sviluppo, al momento della nascita abbiamo ricevuto il benvenuto dai genitori, da una cultura  e da una schiera di persone bene intenzionate, con finalità religiose, educative, e interessi commerciali. Così ha avuto inizio la nostra svolta verso l’eccentrico e distorto mondo dell’Ambizione”. In questo senso  abbiamo imparato a desiderare qualcosa di completamente alieno da quello che lo scrittore chiama “Da dove”, cioè la nostra origine. Tale percorso ci ha costretti ad attribuirci una nuova identità. Perché? “La svolta verso l’Ambizione- spiega lo scrittore- richiede agli uomini di coltivare un ego che estromette Dio. Noi veniamo istruiti a credere che il nostro io autentico è quello che il nostro ego ci suggerisce  essere il vero io. Passiamo in media oltre la metà della vita ad alimentare la convinzione che avere Ambizione sia estremamente importante. La successiva grande svolta si verifica quando realizziamo che un falso io è in grado di offrirci solo promesse vuote e garanzia di delusioni e vanità”.

Continuando  a descrivere  la fase dell’Ambizione e a dirci cosa succede quando lasciamo il precedente stadio, quello della felicità,  il professionista afferma:  “L’ego si ostina a farci compiere il passaggio da niente a qualcosa, dall’essere nessuno a essere qualcuno, dall’unità alla dualità, dall’interezza alla separazione. E’ questo il processo che ci impone di estromettere gradualmente Dio e di imparare a credere in un io falso”. Così, ci alleniamo a vivere di menzogne. E ad inaridirci. Impariamo a credere che siamo quello che possediamo, o quello che facciamo, per cui se siamo feriti, malati e non in grado di raggiungere i nostri abituali livelli qualitativi, ci candidiamo alla depressione o siamo prede di disturbi fisici.  Non solo. Cominciamo a dipendere sempre più dal giudizio degli altri, che possono cambiare opinione in qualsiasi momento. E ci sentiamo separati dal resto del mondo, quindi più insensibili alle sorti del prossimo e del nostro pianeta.

Il cambiamento ambizione

Quando si decide di dare una sterzata alla propria vita e tornare alla  Sorgente di vita? Il più delle volte, quando si è colpiti da un lutto, una malattia, una separazione, un dolore profondo. E’ la caduta che ci apre gli occhi sulle menzogne!  Ed è allora che, come dice Jung, ci accorgiamo che c’è una mattina, e una sera. Allora, parte il percorso a ritroso e diventiamo consapevoli che fare e avere sempre di più è poco attraente.  Iniziamo ad essere meno “attivi”, e a capire quanto importante sia agire in disparte, senza riflettori. La fiducia nell’interezza sostituisce la  fede nella separazione e torniamo a capire che nello Spirito siamo in comunione con tutto ciò che sembra assente dalla nostra vita.  In poche parole, iniziamo a credere nella sapienza che ci ha creato.

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Nel libro sono contenuti sette importanti passi per ritrovare un senso.

Di preciso cosa avviene quando l’inversione ad U inizia? “Ci muoviamo verso l’autoaffermazione- si legge- ci vediamo connessi a tutti gli  altri, siamo motivati dall’etica, dalla serenità e dalla qualità della vita. Accettiamo la possibilità, addirittura l’aspettativa, che i miracoli facciano parte della vita. Pratichiamo l’esercizio della meditazione. Cominciamo a riconoscere noi stessi nella bellezza e nella complessità della natura. Siamo meno portati a giudicare, e più disponibili alla comprensione e al perdono”. Insomma, non abbiamo più la necessità di controllare gli altri, né di essere controllati dagli altri. Iniziamo a venerare una vita semplice, in cui c’è spazio per lo stupore, la meraviglia, e in cui, al contrario, la menzogna non ha più ragione di esistere, sopraffatta dalla bontà e dalla carità.

Passare dall’Ambizione al Senso, quindi, significa: cambiare l’arroganza in umiltà. Anche  se scegliere l’umiltà non vuol dire mettersi in una posizione di inferiorità e debolezza. Tornare alla dimensione del Senso, porta  anche a  cambiare il controllo in fiducia, a credere in se stessi, negli altri, nella Sorgente dell’Essere e a  passare dall’accanimento alla leggerezza.

Ad un certo punto della vita- fa capire l’autore- il cammino a ritroso va fatto. Perché se c’è una cosa sola al mondo che rende tristi gli esseri umani, è essere costretti ad accettare una vita senza significato, in cui per andare avanti si deve scendere a patti con l’inautenticità.  E ci si deve snaturare. Aiuta tanto a capire questo concetto, William Shakespeare, nell’Amleto quando dice: “Dio t’ha dato una faccia e tu ti mascheri”.

“Se accettiamo- dice ancora lo scrittore- di alterare la nostra faccia per assomigliare all’immagine che ci impone l’ego, perdiamo la capacità di un comportamento autenticamente sincero. Qualità che invece emerge quando vi aprite agli altri, senza timori o preoccupazioni per come sarete percepiti”.

Per chiudere, una frase di Voltaire: “Si comincia sempre con la semplicità, poi arriva la complessità, e per un’illuminazione dall’alto alla fine ci si converte di nuovo alla semplicità. E’ questo il percorso dell’intelligenza umana”.

A cura di Cinzia Ficco