Fuga dalla citta vita in campagna

Sull’onda di queste considerazioni nasce il libro “Fuga dalla città” di Concetta Celotto per le edizioni Intra Moenia. Il sottotitolo “Reinventarsi la vita in Italia lontano dal caos” inquadra chiaramente la voglia e la possibilità di un cambiamento senza valicare i confini nazionali, semplicemente cercando luoghi lontani dalle metropoli e lì inventarsi nuovi lavori, nuovi stili di vita sull’onda di altri ritmi e, soprattutto, altri riti produttivi. Una fuga dalla città non solo possibile ma salvifica, che non fa che mettere in luce come il tessuto insediativo del nostro paese sia profondamente radicato nei borghi e nei piccoli centri, molto ma molto più numerosi di quanto non si creda.

Il libro è diviso in diverse parti per presentarsi come una sorta di riflessione-guida a cosa significhi decrescita, minore impatto ambientale, riduzione dei consumi, conseguente riduzione delle ore di lavoro o scoperta di talenti nascosti per iniziare attività completamente nuove. In questa prima parte del libro l’autrice da molto importanza al concetto di autoproduzione non come solipsistica aspirazione all’isolamento ma, al contrario, come stimolo ad una convivenza più partecipata e condivisa: ad esempio attraverso il baratto. Utopia? Non esattamente, forse meglio definirla una sfida, difficile ma non impossibile. Per questo l’autrice ci elenca anche alcune comuni o eco-villaggi in cui in Italia già si vive seguendo regole molto diverse da quelle cittadine, non adatte a tutti forse ma sicuramente eversive rispetto alle regole predominanti. Una tendenza di vita comunque in crescita e di cui l’autrice ci porta brevi testimonianze di persone che hanno cambiato vita in questo modo: fuggendo dalla città per ricominciare in luoghi più defilati.

vita in campagna

Pur non volendo togliere spazio a questo libro, interessandomi molto dell’argomento, ci tengo a segnale altri due testi che andrebbero letti insieme a questo “Fuga dalla città”: si tratta del bellissimo e stimolante “Vento forte tra Lacedonia e Candela. Esercizi di paesologia” di Arminio Franco per le edizioni Laterza. Una lucida e disincantata analisi, amara ma piena d’amore che servirebbe per chi ha dei paesi una visione eccessivamente idilliaca e facilona: per lui moltissimi piccoli paesi sono malati di una nuova malattia che si chiama desolazione. Un libro che non deve assolutamente far cambiare idea o prospettiva, semplicemente stimolare una riflessione più ampia. Altro libro davvero delizioso e interessante per chiunque si interessi di piccoli paesi e realtà poco conosciute è “Storie d’Italia” del giornalista Riccardo Finelli pubblicato da Incontri Editrice: in questo testo l’autore ha raccolto notizie e testimonianze dei paesi più piccoli di ogni regione, facendone un canto incredibile di storie di uomini e donne che, per nascita o per scelta, vivono in queste realtà isolate. Mi si perdoni la digressione ma credo che un libro tragga arricchimento con il confronto con altri testi.

Per tornare al nostro “Fuga dalla città” dopo una prima parte più saggistica, se così vogliamo chiamarla, in cui l’autrice da qualche suggestione rispetto ai lavori che si possono svolgere nei piccoli paesi, ecco un elenco di paesi e borghi abbandonati: argomento affascinante a cui Voglio Vivere Così più di un anno fa aveva dedicato un articolo. L’ultima, e più corposa parte del libro, è quella in cui per ogni regione vengono segnalati piccoli o piccolissimi paesi, al più sconosciuti, il cui isolamento può diventare invece una forza e un’opportunità per inventarsi qualcosa di nuovo. E qui è davvero un delizioso rosario di nomi di luoghi assolutamente sconosciuti da noi italiani per primi eppure così ricchi di storie e di bellezze.

Un libro che può dare utili indicazioni, consigli, provocazioni, suggestioni rispetto ad un argomento non più di nicchia, di una tendenza di vita a cui sempre più persone guardano con spirito concreto e informato.

A cura di Geraldine Meyer

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