Roberto e la sua vita a Danzica, Polonia

In esilio se ne era andato una volta. Nel ’93. Un minimo di attaccamento alla Patria, però, gli era rimasto. Per questo era tornato. Da qualche mese è in Polonia, a Danzica,  e  là pensa ora di rimanere per sempre. Almeno, così dice Roberto Polce, nato a  Valmontone, in provincia di Roma nel ’56, ma vissuto quasi sempre a Milano. Che dell’Italia prova un gran disgusto.

Danzica

Per anni ha lavorato per il Touring Club Italiano, redigendo, traducendo, scrivendo (e fotografando) guide turistiche (Roma, Vienna, Firenze, Venezia, Polonia, Fiandre, Castelli Romani). Poi nel 2007 con Lorenza Gallotti, editore di Puntocom, ha creato Vie dell’Est, una rivista fotografica online, che invita al viaggio nei paesi dell’Europa Centro-Orientale (www.viedellest.eu),  di cui è condirettore e photoeditor, e per la quale realizza, appena può, reportage di viaggio. Da tre anni, Roberto  collabora regolarmente con Morellini Editore, per il quale ha realizzato due guide su Breslavia e Lodz, e “Polonia. Guida rapida a usi, costumi e tradizioni”, una guida speciale, non alla Polonia da visitare, ma alla Polonia da conoscere al di là della superficie, un piccolo libro (160 pagine in formato tascabile) brioso e piacevole che si legge come un racconto e con cui cerca di sfatare molti pregiudizi e luoghi comuni sulla Polonia. La passione per i Paesi slavi l’ha sempre avuta. A questa, qualche anno fa, si è aggiunta una grande insoddisfazione per il suo Paese.

Guide Polonia danzica

“Sì – annuisce – in generale sono andato via nauseato dalla situazione politica italiana, non ce la facevo più.  Oltre un quindicennio di berlusconismo mi ha stremato. Ho diversi amici che hanno tagliato la corda e si sono trasferiti a Barcellona,  Londra, Berlino, Parigi e, persino in Costa Rica, in qualunque posto pur di non assistere a quel penoso degrado della qualità della vita in Italia. Già un’altra volta me ne ero andato spontaneamente in esilio, nel ‘93, poco prima del crollo dell’ancien régime socialista-democristiano. Allora  ero stato via per più di cinque anni. Quest’anno mi sono ritrasferito, di nuovo alla vigilia forse di un altro rivolgimento politico. Probabilmente sbaglio sui tempi, ora sarebbe il tempo di restare, ma quando si arriva alla saturazione, non si ragiona più”.

Ma perché ha scelto Danzica?

Perché qui avevo già abitato ed è una città che ho sempre amato follemente, fin dal mio primo viaggio nell’83, due anni dopo il colpo di stato di Jaruzelski. Ero a Varsavia, al mio primo corso estivo di polacco, e alla fine del corso, prima di rientrare, mi sono fatto dare un permesso speciale e sono venuto qui. Volevo assolutamente vedere questa città leggendaria, di cui si parlava tanto in quegli anni (Solidarność, i film di Wajda…), e appena arrivato qui è scoccato un vero e proprio colpo di fulmine. Ci sono tornato ogni anno, anche più volte l’anno, finché nel ‘93, come dicevo, mi ci sono trasferito per oltre cinque anni. A volte penso ad un concorso di circostanze troppo perfetto per essere casuale.

Sta bene a Danzica?

Sì, completamente a mio agio, come se ci fossi nato e vissuto per tutta la vita. E ancora, il leone è l’animale araldico di Danzica, come il mio segno zodiacale – anche questo è un caso? E poi la vocazione alla libertà. Danzica è sempre stata la Città Libera per eccellenza, non solo fra le due guerre. Già Napoleone, dopo averla liberata dai prussiani, l’aveva dichiarata città libera.

DANZICA, Polonia

Cosa ha di affascinante?

Oltre alle splendide architetture dal gotico al rinascimento, dal manierismo al barocco, colpisce per la sua mescolanza di vivacità commerciale e culturale, per la sua invidiabile posizione geografica tra litorale e regione dei laghi, tra spiagge e boschi e ondulati terreni morenici punteggiati di specchi d’acqua. Ma soprattutto perché è un luogo, in cui in genere sono sempre convissuti elementi diversi, un luogo dove si sente la storia, anzi la si tocca con mano.

Diceva Danzica città libera!

Esattamente e non è solo uno slogan o una definizione politico-amministrativa del periodo fra le due guerre.

Ma?

Qualcosa che sembra inscritto nei geni di questa città. E tutta la sua storia lo dimostra: fedele alla Polonia, ma sempre fieramente autonoma. Non è un caso che questa vocazione alla libertà abbia sempre fatto sì che Danzica appoggiasse chiunque ne facesse la sua bandiera, da Napoleone a Solidarność. Gli Schopenhauer nel 1793, quando il futuro filosofo Artur aveva 5 anni, abbandonarono la città, non potendo accettare la sua annessione alla Prussia. Era finita “nelle grinfie del vampiro prussiano”, disse Joanna Schopenhauer, madre del filosofo. Gli Schopenhauer, che parlavano tedesco, ma si sentivano gedanesi, ossia cittadini di Danzica. Danzica è forse la città che più di ogni altra in Europa incarna la storia del secolo XX.

Danzica

Perché?

Qui sono successi alcuni degli episodi più emblematici della storia europea del ‘900: qui nel 1939 è scoppiata la seconda guerra mondiale e qui nel 1980 è nata Solidarność. Il sindacato ha innescato il processo che ha portato nel 1989 alla caduta del muro di Berlino. I politici, che nell’estate del 1989 hanno vinto le prime elezioni libere in un Paese del Patto di Varsavia, venivano quasi tutti da Danzica o a Danzica si erano formati. Questo vento di libertà nei mesi successivi si è propagato agli altri Paesi del blocco sovietico  per culminare nella caduta del muro di Berlino a novembre. Non è affatto un’esagerazione dire che il muro di Berlino è cominciato a crollare a Danzica.

Di questa città cosa colpisce subito un italiano?

Non lo so più, non riesco più a guardarla con gli occhi del viaggiatore che vi mette piede per la prima volta. Allora, nell’83, mi elettrizzava molto questa miscela di bellezza architettonica e di storia, la città era impregnata di Solidarność, si percepiva ovunque una caparbietà orgogliosa e paziente, nonostante i negozi desolatamente vuoti, le vetrine polverose, i marciapiedi sconnessi, il grigiore degli anni dello stato d’assedio. C’erano energia,  forza, entusiasmo.

Oggi?

Forse colpiscono maggiormente cose più esteriori: le architetture anseatiche, che ricordano le città portuali del Nord, dalle Fiandre all’Estonia, le viuzze in cui si affacciano ristoranti, caffè e birrerie, e negozietti colmi di manufatti in ambra, l’oro del Baltico, per la cui lavorazione Danzica è uno dei centri più importanti d’Europa. Nella città vecchia, dove ti giri, trovi un negozietto traboccante di oggetti d’ambra.

Danzica, Ambra

Ambra?

Sì, ambra. L’ambra è onnipresente a Danzica, e contribuisce ad aggiungerle un ulteriore tocco magico. Qui, sulle rive del Baltico meridionale, il mare durante le tempeste rigetta sulle spiagge le pepite d’ambra, che da secoli, anzi da millenni, è apprezzata come pietra ornamentale ma anche per le sue presunte virtù magiche e curative. In realtà l’ambra non è una pietra, ma la resina fossile di alberi di aghiformi di 35 milioni di anni fa. Da qui partiva nell’antichità la cosiddetta Via dell’Ambra attraverso la quale si trasportava la preziosa sostanza ad Aquileia e alle città greche del mar Nero. E, come dicevo, oltre a servire alla produzione di affascinanti gioielli dai riflessi color del miele, è ritenuta, per esempio infusa nell’alcol, un potente battericida e un ottimo rimedio contro l’influenza, le malattie respiratorie, renali, reumatiche, ma pare sia anche utilizzata nei preparati cosmetici perché avrebbe il potere di rigenerare la pelle.

Posti da non perdere?

La città vecchia, fitta di palazzetti dalle strette facciate coronate da frontoni in vari stili che vanno dal gotico al neoclassico. Caratteristica di molti palazzetti sono le cosiddette antisoglie (przedproża), piccoli terrazzini sopra una breve rampa di scale (5-6 gradini), attraverso cui si accede alla casa. Qui anticamente la famiglia trascorreva il tempo nella bella stagione, mentre oggi le antisoglie accolgono i tavolini dei caffè o le vetrinette dei negozi d’ambra. La quinta di palazzetti più spettacolare è quella che si dipana lungo la Strada Reale, quella che percorrevano solennemente i re di Polonia in visita a Danzica, e che va dalla Porta d’Oro alla Porta Verde, comprendendo la Via Lunga e il Mercato Lungo. Usciti dalla Porta Verde, si apre davanti allo sguardo la cartolina di Danzica, lo spettacolo del vecchio porto sulla Motława, con la Riva Lunga, su cui di nuovo si affacciano caffè, ristoranti, botteghe d’ambra, dominata dalla Gru quattrocentesca che serviva al carico e allo scarico delle merci sulle navi.

DANZICA, Polonia

Il porto antico oggi?

Il vecchio porto sulla Motława ormai è solo turistico e dopo anni di semiabbandono oggi è in corso di rapida rivitalizzazione (battelli per Westerplatte e Hel, galeoni che ospitano ristoranti e caffè), mentre il porto moderno, quello dove passano le merci vere,  è stato costruito più su, vicino al mare e si chiama Nowy Port, Porto Nuovo.

Come incide la presenza del fiume sulla vita della città?

Qui non c’è il fiume vero, la Motława è solo un braccio morto della Vistola, che ha sempre costituito un formidabile riparo per le navi, a poca distanza dal mare aperto. Più che il fiume, a Danzica, è il mare che si sente. La Vistola sfocia nel Baltico diversi chilometri a est di Danzica.

Cultura e servizi pubblici?

Per la cultura c’è un’offerta variegata. Una filarmonica attivissima e aperta al nuovo proprio nel cuore della città vecchia, un’opera di buon livello, teatri, cinema (i film in Polonia sono in lingua originale con sottotitoli, quindi sono fruibili anche dai turisti che non conoscono il polacco), eventi periodici. Ma l’evento principe, quello a cui non si può mancare, è la Fiera di S. Domenico (o dei Domenicani), le prime tre settimane di agosto, la più antica e famosa manifestazione commerciale e d’intrattenimento della Polonia, quando tutta la città vecchia si riempie di bancarelle con oggetti di artigianato artistico e di eventi (concerti, teatro di strada, esibizioni folcloristiche, mostre…).

Per quanto riguarda i servizi, posso dire ad alta voce che i trasporti funzionano molto meglio qui che a Milano, gli orari alle paline vengono rispettati.  Perfino le poste funzionano meglio; in diverse zone della città vecchia c’è internet gratis. Se devo sbrigare qualcosa in un ufficio, trovo in genere cordialità, competenza ed efficienza.

Roberto Polce danzica

Che tipo di clima c’è?

C’è un clima di transizione fra atlantico e continentale, quindi tempo variabile, con inverni freddi, ma mitigati dal mare, quindi meno freddi che nell’interno della Polonia e del Bassopiano Sarmatico, ed estati  in genere soleggiate, ma fresche. Nella breve stagione balneare (in genere luglio-agosto, ma talvolta anche giugno, eccezionalmente, come quest’anno), checché ne pensino gli increduli, ci si abbronza e si fa il bagno nel Baltico.

La religione che ruolo ha?

Secondo me, alla fine dei conti, meno che in Italia. Il Vaticano è lontano, la gente è credente, ma, in genere, non bigotta. Certo, ogni tanto ci sono manifestazioni di oltranzismo religioso,  Radio Maria e compagnia bella, ma sono episodi, e non avrebbero una grossa eco, se non fossero gonfiati e rilanciati dalla stampa, soprattutto internazionale, in cerca di sensazioni e vecchie, trite certezze. Del resto, la stessa recente storia politica lo dimostra.

Cosa vuole dire?

Anche dopo la  tragedia di Smolensk, in cui è morto il presidente del partito della destra più becera (PiS, Prawo i Sprawiedliwość, Diritto e Giustizia) Lech Kaczyński, l’elettorato non si è fatto prendere dalle emozioni, né trascinare dal clima da crociata delle frange religiose e politiche più oltranziste e ha reagito in modo giudizioso, eleggendo a suo successore Bronisław Komorowski, del partito del centro moderato e laico Platforma Obywatelska, che peraltro aveva già la maggioranza in parlamento.

DANZICA; Polonia

Dunque, la Polonia, nonostante il Papa Giovanni Paolo II, non è una nazione molto religiosa?

Non più di altri Paesi cattolici. Quella di una Polonia ultrareligiosa è un’idea che perpetuano giornalisti pigri e insipienti, soprattutto in Italia, rimasti ancora alle immagini rimbalzate in occidente negli anni ’80, gli anni di Solidarność. Allora le chiese erano anche luoghi di riunione politica, e dentro Solidarność c’era di tutto, politicamente, dall’estrema sinistra ai monarchici. Dopo l’89, le chiese sono tornate a svuotarsi, in linea con il generale trend europeo. Solo certi giornalisti ignoranti, per comodità e tornaconto, sembrano non essersene accorti. una manifestazione di un pugno di vecchiette di Radio Maria con l’immagine della Madonna Nera fa notizia e folclore, una maggioranza sobria, europea, moderata non fa notizia e non si vende. Purtroppo per scalzare questa immagine che risale agli anni ‘80 ci vorrà ancora un po’ di tempo, anche se secondo me ormai siamo sulla buona strada per svecchiare la percezione della Polonia.Cosa rimane di Solidarność e del Papa?

L’orgogliosa consapevolezza di aver dato i natali a due figure-simbolo, due personaggi di levatura internazionale (Lech Wałęsa e Karol Wojtyła), che hanno cambiato il corso della storia europea e mondiale.  Ma per il resto la società guarda avanti.

In che senso?

Lo stesso Wałęsa, quando finì il suo tempo, fu invitato gentilmente dagli elettori a farsi da parte e venne relegato a un ruolo di rappresentanza, di figura-simbolo senza più però la possibilità di incidere sulla realtà politica. Dopo la prima cadenza come presidente della Repubblica, si presentò alle elezioni successive (1995), ma le perse, e per di più con un postcomunista, Aleksander Kwaśniewski. Presentatosi di nuovo a quelle del 2000, ottenne solo l’1 % dei consensi, e questo la dice lunga sulla lucidità e la capacità di discernimento politico dei polacchi, sempre pronti a cambiare e a cercare nuove soluzioni, se qualcuno li delude, si trattasse anche del padre della patria! Oggi a Danzica si sta realizzando un grande Centro Europeo Solidarność, con un museo di storia contemporanea, dedicato al celebre sindacato libero. Ecco, Solidarność e Giovanni Paolo II sono ormai storia, luminosi esempi, ma parte del passato, materiale per libri e musei.

DANZICA; Polonia

Quali sono le attività produttive maggiori?

I famosi Cantieri Navali Lenin, dove nacque Solidarność, sono stati pian piano smantellati, e con essi molte attività produttive connesse, che davano lavoro alla maggior parte degli abitanti dell’agglomerato e del suo hinterland. Resta la raffineria, una delle più grandi della Polonia. Anche se l’economia legata al porto e all’energia a Danzica continua ad avere un peso notevole (circa un quarto della produzione generale) da qualche anno la città si è riconvertita con successo alla produzione di servizi.

Cioè?

In particolare cresce a vista d’occhio tutta l’industria legata al turismo, dagli alberghi, ai ristoranti, ai servizi, fino alla produzione di oggetti-ricordo, in ambra, tessuto, ceramica e altro.

Torniamo ai polacchi.

All’inizio, in apparenza, un po’ distaccati, ma, superata la prima barriera e rotto il ghiaccio, diventano caldi, disponibili, cordiali e generosi – non a caso li chiamano gli italiani del Nord. Quello che li caratterizza, è il temperamento da ulani, spontanei e istintivi, a volte anche esageratamente, capaci di gesti non calcolati fino in fondo, che hanno avuto anche conseguenze tragiche nella loro storia. Al tempo stesso, però, sono anche piuttosto disciplinati e sistematici, quando serve.

DANZICA; Polonia

Come vivono?

Amano vivere, godersi la vita, escono appena possono, amano ritrovarsi in compagnia, in famiglia o con gli amici, a casa o nei locali.  Appena hanno un giorno libero deve scapparci almeno la gita fuori porta, nella “działka” (il pezzo d’orto o giardino che quasi ogni famiglia possiede nei dintorni della città, e a volte anche dentro la città), o al mare, o nei boschi alle spalle della città, o al lago – in genere nella natura. I polacchi amano moltissimo la vita all’aria aperta, e vi si recano quando il tempo lo permette. Spesso anche con condizioni atmosferiche che noi riterremmo proibitive.

Ritmi lenti o frenetici?

Un tempo avevano ritmi più pacati e naturali, oggi purtroppo sempre più frenetici anche loro, soprattutto nelle metropoli, come Varsavia, Cracovia, Łódź, Breslavia e Danzica, appunto.

E le donne come sono?

Le donne polacche sono in genere proprio belle, con tipi molto vari, dalle brunette meridionali alle bionde nordiche, alle bellezze slave tipiche dell’est,  riflettendo in ciò la storia della Polonia, che un tempo si estendeva  dal Baltico al Mar Nero e dall’Odra al Dniepr. Come carattere sono in genere indipendenti, emancipate – educate da una tradizione slava di tipo matriarcale, rafforzata dai decenni del socialismo, quando, almeno in teoria, la donna godeva di parità assoluta con l’uomo. Si percepisce subito, le donne polacche sono forti, sicure di sé, spigliate, senza sacrificare a questa forza e sicurezza la propria femminilità. Anzi!

Cosa vuole dire?

Bisogna stare attenti a non interpretare in modo sbagliato questa loro emancipazione e indipendenza come facile disponibilità, cosa che gli italiani, abituati a un altro modello di donna, tendono purtroppo spesso a fare, rompendosi non di rado i denti.

DANZICA; Polonia

C’è lavoro e in quali settori?

Per uno straniero che conosca almeno un paio di lingue, c’è qualche possibilità nelle grandi ditte internazionali, che per ora sono concentrate soprattutto nella capitale Varsavia. C’è però la possibilità di aprire attività produttive in molti settori. La Polonia è in crescita economica a onta della crisi generale, e offre molte opportunità a chi ha delle idee e un po’ di soldi da investire. La cosa migliore è rivolgersi prima all’Ufficio commerciale dell’Ambasciata Polacca a Roma: www.roma.trade.gov.pl

Consigli a chi voglia venire dalle sue parti?

Imparare la lingua, assolutamente. Molti giovani qui sanno l’inglese, talvolta il tedesco e occasionalmente altre lingue straniere, ma se chi arriva sa il polacco viene accolto diversamente, è più rapida l’integrazione e ha la possibilità non solo di comunicare meglio nel quotidiano, ma anche di intraprendere in modo più efficace un’attività economica.

L’errore da non commettere mai?

Pensare che i polacchi siano più indietro rispetto all’Italia, una sorta di europei di campagna. Oggi su molte cose non è più così, e nonostante il gap economico di un tempo che hanno dovuto colmare, ormai in molti ambiti direi che sono addirittura più avanti di noi. I polacchi in genere amano la sincerità e la trasparenza, sono lineari, diretti: con loro non si deve mai cercare di fare i furbi – forse riesce una volta, ma alla lunga non paga.

Piatti tipici e tradizioni particolari?

Quasi tutta la cucina polacca è particolare, nata dall’incontro fra est, ovest e sud del continente. Il primo piatto base è la zuppa, ce n’è una varietà infinita, fra cui alcune molto particolari, come lo żurek (acidula, a base di segale fermentata e resa più nutriente da salsiccia e uovo sodo), la szczawowa (zuppa a base di acetosella), il chłodnik litewski (zuppa fredda a base di barbabietola rossa, panna acida, aneto ed erba cipollina), il barszcz (a base di barbabietola rossa). Poi una vera istituzione sono i pierogi, una sorta di ravioloni a forma di mezzaluna con varie farciture, spesso consumato come piatto unico. Fra i secondi, i piatti nazionali sono il bigos, uno stufato di carni e salumi vari, crauti e frutta secca (prugne e pere) che viene fatto cuocere a lungo, e il kotlet schabowy, una cotoletta di pollo o maiale impanata. E infine i dolci, fantastici, a base di ricotta dal sapore un po’ acidulo, di mele, di semi di papavero…

DANZICA; Polonia

Tradizioni?

Alle spalle di Danzica si estende la Casciubia, una regione con costumi e artigianato molto peculiari, fra cui celebri sono i coloratissimi ricami su lino – a Danzica ci sono ristoranti e negozi con piatti e prodotti tradizionali casciubi, mentre per vedere il loro folclore dal vivo bisogna andare a Wdzydze Kiszewskie, dove c’è uno skansen, un museo all’aperto con architetture tipiche in cui con la bella stagione si organizzano diverse manifestazioni tradizionali.

Come sono visti gli italiani?

Un tempo con grande simpatia e cordialità, ma oggi si accostano a noi con sempre maggiore, diciamo circospezione, se non proprio sospetto. Amano la spontaneità e il calore nei rapporti umani, ma non la spacconeria, il gran frastuono intorno al niente, che molti italiani tendono a spargere intorno a sé a piene mani, Dio solo sa perché. Forse sono definitivamente tramontati i tempi in cui gli italiani erano visti molto favorevolmente solo per il fatto di essere italiani, e oggi i polacchi giudicano più la persona concreta, non si lasciano facilmente incantare dalle apparenze. Negli ultimi anni per diverse ragioni gli italiani hanno perso molto appeal. Speriamo solo che non si torni alla situazione del 1500, quando in riva alla Vistola eravamo chiamati “la cancrena italiana”…

Accidenti! Come sono i collegamenti con l’Italia?

Da Danzica  buoni, collegamenti low cost diretti con Milano e Roma, ma anche da altre città polacche, oltre a Varsavia, ci sono buoni collegamenti low cost con diverse città italiane, per esempio da Breslavia, Katowice, Poznań…

DANZICA; Polonia

Per chiudere, quali sono i lati negativi e quelli positivi della vita a Danzica?

Il positivo è che è una città molto bella e che, a portata di mezz’ora di tram o di treno, ci sono il mare, i laghi, boschi, ma anche le città di Sopot e Gdynia, dall’anima differente (Danzica gotico-manieristico-barocca, Sopot tra Belle Epoque e modernismo e Gdynia tutta novecentesca). Queste tre città insieme costituiscono un agglomerato urbano di  750 mila abitanti, che offre un ideale ristoro a un’anima inquieta come la mia, bisognosa di frequenti e costanti cambiamenti di atmosfera.

Il negativo è che, abituato a una metropoli (per quanto decaduta) come Milano, a volte il Trójmiasto (le Tre Città), come viene chiamato l’agglomerato, mi sta un po’ stretto. Ma per fortuna con i voli low cost, Danzica ormai è a solo un paio d’ore da Barcellona, Parigi, Londra, Roma e Milano – e a Berlino ci si va in treno, impiegando solo qualche ora in più.

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Il suo di sito:

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Intervista a cura di Cinzia Ficco, foto di Roberto Polce