Dopo 20 anni, il giornalista francese Francis Matéo ne raccoglie la testimonianza e solleva la cortina di uno scenario pieno di contraddizioni e misteri di un paese dove, che sia chiaro, il grande burattinaio è sempre e soltanto uno: «Il comandante Fidel Castro … che decide tutto, anche il colore delle poche mucche che pascolano nei prati».

Fare impresa a Cuba

«Mon Associé Fidel Castro» racconta la realtà di un regime «vissuta» dall’interno, da parte dell’impresario che per dodici anni ha tenuto in piedi la sua produzione di pane e le sue panetterie «Pain de Paris» all’Avana, pensando di godere dell’appoggio del “comandante” e dei suoi generali. E invece! Il libro racconta, inoltre, la lotta quotidiana dei cubani per la sopravvivenza e rivela lo stato catatonico di una società completamente in rovina a causa di un sistema autocratico, imposto al popolo cubano da oltre 50 anni.

Ma questo testo è interessante anche perché crea un precedente. Spiega, infatti, a chi avesse intenzione di fare impresa nel regno dell’anticapitalismo – che si dichiara oggigiorno pronto a un’apertura economica – quali possono essere le insidie che i propri soci sono pronti a tessere: per avere il permesso di aprire un’attività a Cuba, lo stato deve detenere almeno il 51% delle azioni. L’imprenditore francese, boicottato dall’interno, ha avuto infine ragione sullo Stato cubano, laddove numerosi altri stranieri hanno fallito.

Francis Matéo, corrispondente in Spagna di varie testate francesi nazionali, appassionato di cultura cubana e grande conoscitore dell’isola è stato varie volte a Cuba con il suo block-notes, la sua macchina fotografica e, nel corso degli ultimi venti anni, ha seguito l’evoluzione politica, sociale ed economica di quest’affascinante paese. Cuba e Fidel Castro costituiscono il nucleo del suo libro, in cui la storia dell’imprenditore, e co-autore Michel Villand, rappresenta il filo conduttore: una storia ritmata da curiosi aneddoti e sostenuta dall’esilarante sottofondo dello humor cubano, che presenta l’autopsia lucida di un regime.

Francis Matéo

A Francis Matéo abbiamo fatto alcune domande relative al suo libro, per cercare di carpire qualche utile informazione per chi stia facendo un pensiero su trasferirsi a vivere a Cuba e/o avviare un’attività.

Voglio Vivere Così. Francis, il tuo libro sembra andare in contro tendenza rispetto a quello che si legge ultimamente su Cuba, dove pare che Raul Castro stia operando un’apertura sul fronte dei diritti civili, le libertà e l’imprenditoria privata. Non è così?

Francis Matéo. Sì, e basti citare un piccolo aneddoto legato proprio all’uscita del libro. Il 5 marzo è stato presentato alla stampa, al Casinò di Parigi. Per l’occasione è stato contrattato un gruppo di ballerini e musicisti dell’Avana. La mattina del loro arrivo da Cuba un rappresentante dell’Ambasciata cubana è andato a incontrarli intimando loro di non andare a suonare per la presentazione di un libro “anti-rivoluzionario”. La velata minaccia faceva intravvedere conseguenze dirette nei loro confronti e delle loro famiglie rimaste a Cuba. Per me è stato ancora più scioccante che questa chiara minaccia alla libertà d’espressione si applicasse persino fuori dai confini cubani. Tutto quello che leggiamo sull’apertura del regime è legato all’ultimo congresso del partito comunista cubano, dove è stato deciso di “liberalizzare il sistema” e dare fiato alla democrazia. Ma bisogna saper leggere tra le righe. Se si pensa che, tra le nuove misure, Raul ha deciso di limitare il mandato del capo del Governo a 12 anni e che applicato a lui lo porterebbe ad andare in pensione a 92 anni … ecco un bell’omaggio alla democrazia!

Ci sono state autorizzazioni all’esercizio per certi settori: piccole imprese, taxi, attività commerciali. Ma questi lavori esistevano già in nero. A mio avviso è semplicemente un modo per raccogliere delle tasse. Sui diritti dell’uomo, comunque, siamo fermi ai blocchi di partenza. È appena stato pubblicato uno studio da parte di Amnesty International in cui sono stati evidenziati più di 1700 infrazioni nel paese contro i diritti dell’uomo e la libertà d’espressione. I giornalisti e, i blogger sono particolarmente presi di mira, internet libera non esiste. E poi continuano le repressioni abituali. Quelli che osano manifestare contro il regime finiscono in carcere e spesso non ne escono più, come Orlando Zapata che si è lasciato morire di fame nel 2010 o, più recentemente, Wilman Villar. Ci sono poi le Dame Bianche. Queste donne fanno una manifestazione una volta la settimana tutte vestite di bianco. Sono le madri, le sorelle, le mogli di centinaia di dissidenti cubani incarcerati in una grande rappresaglia nel 2003, in occasione di una manifestazione contro il regime. Qualche settimana fa, queste donne sono state messe in carcere per tutto un week end per impedire loro di manifestare.

VVC. Quali sono stati i più grossi ostacoli in cui si è imbattuto il protagonista del tuo libro?

F.M. Bisogna dire a chi intende sviluppare un’attività all’estero che ci sono dei paesi da evitare, tra questi Cuba e la Corea del Nord. Vige lo stesso tipo di regime, ma la grossa differenza è che Cuba è un paese estremamente attraente, merito, paradossalmente, proprio della rivoluzione castrista. Cuba è un paese meraviglioso, di cultura, musica e bellezze naturali, in pieno sviluppo turistico. La gente è molto accogliente, il livello culturale molto alto, la sanità eccellente. Per gli italiani rappresenta una delle principali destinazioni turistiche. Ma, se per il turisti Cuba è un paradiso, per un piccolo imprenditore è tutto il contrario, soprattutto se indipendente. Fidel ha capito una cosa: il denaro dà il potere. Dunque, ha impedito al suo popolo di accumulare delle ricchezze ed è fuori questione che anche gli imprenditori che investano nel paese guadagnino. Allo stesso tempo ha bisogno di attirare investitori, di fare circolare il denaro, soprattutto da quando è stato abbandonato dalla Russia all’inizio degli anni ’90. Gli imprenditori che arrivano sull’isola sono ben accetti, ma quando cominciano a guadagnare, scatta l’espropriazione e l’espatrio. È quello che è successo a Michel Villand e ai suoi soci. Ciò che l`ha salvato è il fatto di avere messo una clausola nel contratto, secondo la quale in caso di contenzioso sarebbe stata la Corte di Londra a giudicare, per cui è riuscito a recuperare i suoi soldi nel momento in cui è stato obbligato a chiudere le panetterie. Nel libro c’è il caso concreto di un italiano, che viveva e lavorava lì e di punto in bianco è stato rimpatriato … quando non piaci più al regime ti mandano via dal giorno all’altro: giusto il tempo di fare una valigia e di prendere il taxi per andare all’aeroporto.

Francis Matéo: Mon Associé Fidel Castro

 

VVC. A parte qualche grossa multinazionale, si può secondo te fare affari a Cuba?

F.M. È molto pericoloso. In teoria, sul piano dello sviluppo turistico ci sono enormi possibilità. Ma la realtà economica è all’opposto della realtà turistica. Lo Stato cubano deve centinaia di milioni di euro a moltissime piccole società straniere, che non pagherà mai. Gli unici che possono agire in tutta sicurezza nel paese sono le multinazionali come Pernod Ricard, Repsol, ENI … i grandi gruppi petrolieri, alberghieri e agroalimentari.

VVC. C’è un consiglio che puoi dare ai nostri lettori, molti dei quali cercano spunti per potersi trasferire all’estero e magari a Cuba?

F.M. Questo regime non può essere eterno, per motivi fisiologici. Il sistema così com’è terrà soltanto fino a che i Castro restano in vita … e se si pensa che Fidel ha visto passare almeno nove presidenti degli Stati Uniti! Comunque, quando si aprirà veramente, non bisogna dimenticare che Cuba si trova a soltanto 120 chilometri dalla Florida e che lì ci sono migliaia di persone che stanno aspettando di poter investire, soprattutto nel turismo. Esiste già, ad esempio, una speculazione immobiliare in atto. Sicuramente chi in questo momento si troverà già sul posto potrà trarne vantaggio. Ma quando questo succederà, non è dato sapere: tra 6 mesi, un anno, dieci anni?

VVC. Il tuo libro è appena uscito in Francia, prevedete di stamparlo anche in altri paesi come l’Italia?

F.M. Certo, stiamo cercando degli editori anche in altri paesi, tra questi l’Italia. Perché questa realtà si può applicare a tutti gli europei e a chiunque tra gli stranieri (Statunitensi a parte) pensano di fare affari con Castro.

«Mon associé Fidel Castro» di Francis Matéo e Michel Villand (ediz. Histoire d’Être/ Max Milo).

In tutte le librerie in Francia e su Amazon: www.amazon.fr/Associé-Fidel-Castro-Michel-Villand/dp/2848790024

Di Paola Grieco

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