Fuori Luogo: inventarsi italiani nel mondo

Matteo, l’avvocato nella città dell’utopia, cioè Arcosanti, fondata quarant’ anni fa nel deserto dell’Arizona, lungo l’autostrada che collega Phoenix al Grand Canyon dall’architetto italiano Paolo Soleri.

Ilaria, beata tra le scimmie ad Iguazù, nel Nord dell’Argentina. Sergio, il guru delle biblioteche pubbliche di nuova concezione nella multietnica periferia est di Londra. Marco, con la vocazione bonsai in Giappone. E poi, Luca, l’artista del ghiaccio in Norvegia, e Giorgio, che ha reso possibile la nascita della prima radio in Africa. Ancora, Licia, sacerdote anglicano a Phoenix.  Daniele, l’architetto che fa abitare gli alberi in Belgio. Giovanni in pensione al circolo polare artico, nelle isole Svalbard, un pugno di terra nel Mar di Barents, 78esimo parallelo nord, estrema propaggine settentrionale della Norvegia e dell’Europa.

Lorenzo, il designer del silenzio, che ha fondato l’Architettura sonora, una società che progetta e realizza  modelli sonori per l’architettura. Marco, vicepresidente del Guiness World Records, con un ufficio a Londra, dove dirige il lavoro del team di giudici, che certificano i record in giro per il mondo. Cristiano, l’organista bianco del Bronx, Lucio punk made in China. Simona, a Hollywood con il Feng Shui. Dario, lo zoo musicologo, che ama le megattere, in Finlandia. Roberto, rockstar in Lettonia. Diana, signora delle selve in Scozia. Beppe, chitarrista al posto sbagliato, la cui musica è stata definita dai critici americani “un ponte ideale di note tra le sponde dell’Atlantico”.

E per finire, Marta la fotografa delle dolci attese, ad Ibiza. E’ variegato il “catalogo” di storie raccolte da Federico Taddia e Claudia Ceroni, nel libro pubblicato di recente e intitolato  Fuori LuogoInventarsi italiani nel mondo– edito da Feltrinelli.   E non si tratta solo di cervelloni.

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Fuori Luogo

“Che il nostro Paese – scrivono gli autori – abbia la surreale capacità di far scappare all’estero i propri talenti è un’amara verità. Ma non ci sono solo i cervelli in fuga tra quelli che si imbarcano per un viaggio di sola andata. Ci sono anche dei creativi. Dei visionari. Degli ostinati. Degli espatriati per caso. Sono tanti quelli che si sentono fuori luogo in Italia, e proprio una volta fuori dall’Italia cercano, a volte senza trovarlo, e trovano, a volte senza cercarlo, l’habitat ideale per i loro sogni, i loro progetti e le loro fantasie. Il nostro Paese è arido e avaro di stimoli e opportunità per chi voglia osare.

Chi ha una passione, un’intuizione, un sogno nel cassetto, un progetto troppe volte deve andare via, lontano dalla madrepatria, che illude e disillude. Che non capisce. Che è sempre distratta nel comprendere dove siano il merito e il valore”.

A sentire i due autori, poi, c’è anche chi va all’estero, perché a casa non sa cosa fare della propria vita o perché pilota e orienta il proprio destino in quella direzione, oltreconfine, facendo in modo di essere la persona giusta al posto giusto. E le storie raccontate nelle circa 160 pagine del libro sono quelle di donne e uomini normali, i quali non hanno fatto altro che seguire, per centinaia di chilometri, la propria vocazione.

“Moderni – si legge – ed eroici interpreti della globalizzazione e simpatici avventurieri, con pochi rimorsi e pochi rimpianti. Storie dei nostri tempi e storie di un Paese bizzarro, il nostro, che acclama con orgoglio chi rientra in patria dopo aver vinto l’Oscar o il Nobel, ma poi ignora chi cerca semplicemente di fare ciò in cui crede e ciò che sa fare”.

Più in particolare, chi sono? Per Federico Taddia e Claudia Ceroni, si tratta di spiriti liberi. Persone che non rinnegano la loro italianità, ma che non si riconoscono in una nazione che invecchia, ristagna, appiattisce e di cui spesso, troppo spesso, si vergognano. Stravaganti idealisti,  che non si piegano a nepotismo e precariato, a  consuetudini e caste, a essere ‘amico di’ e alla raccomandazione di turno. “Esuberanti talenti esasperati da logiche  che li scoraggiano con sistematicità- si legge ancora- Non  solo giovani, non solo geni, non solo disoccupati in cerca di occupazione. Italiani coraggiosi che, invece, di piangersi addosso, si mettono in gioco per cercare altrove ciò che in casa non riescono a trovare. Abituati da secoli all’improvvisazione creativa, una volta giunti a destinazione questi moderni profeti di un’italianità  senza confini, acquistano fiducia in se stessi, gettano semi, si fanno notare, costruiscono opportunità , chiedono di essere messi alla prova. Dal nulla si inventano un mestiere e ci costruiscono intorno un percorso di vita. Un progetto di vita. Un futuro. Restituendo a se stessi, attraverso la pratica di un lavoro appagante, e ottenuto con le proprie forze, un’immagine più che autentica e completa della propria identità. Del proprio essere italiani”. Insomma, le storie di Taddia e Ceroni sono quelle di chi ha detto basta, non si accontenta più di aspettare, ma ha la forza di ricominciare. E, soprattutto, la bontà di far intravedere un’alternativa.

 

“Questi giovani – specifica Taddia – si sentono persone “andate verso”. Verso situazioni in cui sono ascoltate e valorizzati, verso habitat dove l’avere un talento, un sogno o un progetto anche eccentrico viene visto con attenzione e interesse. Dunque, sono persone che vanno verso contesti, in cui essere giovane e avere un’idea non spaventa. Anzi, diventa occasione di crescita, economica, sociale e culturale”. Il sentirsi “Fuori luogo”, pertanto, deriva da una sorta di sospensione, dalla mancanza di comprensione e dalla coscienza di avere opportunità da realizzare in un altro contesto”.

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Ma cosa servirebbe subito? Ancora Taddia: “Una politica di valorizzazione del merito, e una politica se non di cambio generazionale, almeno di ‘affiancamento’ generazionale. Ci sono troppe caste e centri di potere, che tarpano le ali ai talenti, a chi ha forti competenze e a chi è poco controllabile e manipolabile. Ci sono per fortuna importanti eccezioni e non si può generalizzare. Servono, però, interventi importanti, soprattutto di tipo culturale, per valorizzare i giovani e le idee”.

Tutta colpa del Governo attuale?  Per il giornalista non è corretto attribuire la responsabilità solo all’Esecutivo Berlusconi. “La colpa- replica- è di tutta la classe politica. Abbiamo la classe politica più vecchia d’Europa, e questo si ripercuote sulle decisioni assunte per il Paese. Ed è uno specchio della nostra nazione. Non voglio dire che il giovane sia sempre e in assoluto meglio del vecchio. Ma se il vecchio ha paura del giovane, la situazione è assolutamente grave e triste. E la cosa si complica se a scappare non sono solo i cervelli, ma anche gli artisti, i creativi e i sognatori”. Così il Paese non offre più credibilità ai suoi cittadini.  E non si potrebbe dire che lo status di “fuori luogo” sia una condizione personale, quindi più intima? “Non credo ci sia una risposta univoca a questa domanda- ribatte- il sistema Italia non aiuta di certo, ma tante persone scelgono, prima del lavoro, la qualità della vita. E per mille motivi diversi la qualità che stavano cercando, l’hanno trovata oltre confine”.

A cura di Cinzia Ficco

Claudia Ceroni e Federico Taddia fuori luogo

Claudia Ceroni e Federico Taddia

Federico Taddia, 38 anni. Conduce i programmi “L’Altra Europa” e “Mine vaganti” su Radio24. Ha condotto Screensaver su Rai 3, Pappappero su radio 24 e L’Altrolato su Radio 2. Fa parte del team di autori di Fiorello e collabora con Ballarò, La Stampa e Topolino. Ama farsi radere la barba nelle vecchie botteghe di provincia.

Claudia Ceroni, 42 anni, giornalista, autrice e redattrice, ha collaborato con Radio 24, la tv giapponese e con il Sole 24 ore. Dal 2004 lavora e si diverte negli studi milanesi di Radio 2 Rai. Scrive per il teatro e cura l’ufficio stampa di eventi green. E’ specializzata in storia giapponese e coltiva pomodori rari sui suoi davanzali.