“Negli anni passati, ho sempre cercato di scegliere Paesi del mondo con un diverso stile di vita, di filosofia, di cultura e storia, rispetto al nostro pensiero occidentale.  Da buon cittadino europeo che ama viaggiare, ho visitato in primis gran parte dell’Europa, paesi dell’Africa settentrionale (Egitto, Marocco), centrale e meridionale (Senegal, Burkina Faso, Togo, Benin, Niger, Nigeria, Botswana, Zimbabwe), il fantastico e indimenticabile Yemen, la beneamata Papua Nuova Guinea, Cuba, Israele, la Giordania con la sua maestosa Petra, l’Asia meridionale (Vietnam, Laos, Cambogia) e a dir poco l’incredibile India (Rajasthan, Goa, Sikkim).”

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Quale realtà ti ha colpito maggiormente tra queste e perché?

E’ molto difficile rispondere a questa domanda. Chi più chi meno, tutti i viaggi hanno lasciato dentro di me qualcosa d’indimenticabile rispetto a quelli fatti precedentemente. Paesi come l’Africa nera o l’India hanno un posto privilegiato nel mio cuore, forse perchè oltre ad essere molto “toccanti” per le loro incredibili realtà, sono anche stati i miei primi viaggi avventurosi al di fuori dell’Europa.  L’Africa è il Paese che lascia un segno più forte e profondo rispetto a tutti; ci si imbatte nella povertà assoluta della gente che, giornalmente, lotta per la vita, ma nonostante ciò, gli uomini, le donne e i bambini, ti accolgono sempre con un grande sorriso sulle labbra. L’India rimane molto impressa per l’assurdo contrasto tra l’assoluta povertà e l’estrema ricchezza che convivono insieme, fianco a fianco.  In Papua Nuova Guinea sembra invece di essere stati catapultati in una realtà preistorica e surreale, in cui suoni, colori e odori di ogni tipo prendono il sopravvento.  Lo Yemen colpisce per l’immensa gentilezza delle persone che s’incontrano lungo il cammino, curiose di capire chi sei, cosa fai e quanto il nostro mondo e cultura siano diversi dalla loro.

Perché hai scelto proprio la Papua Nuova Guinea come soggetto del tuo libro fotografico?

La mia scelta è ricaduta sulla Papua Nuova Guinea, poichè sono stato fortemente attratto dalle tribù presenti nell’isola, che con i colori di polveri naturali o i più disparati oggetti, abbelliscono i loro corpi sia per spaventare i nemici in battaglia, che per attrarre i turisti agli annuali festival danzanti.

Cosa vorresti trasmettere con il tuo libro?

Vorrei trasmettere le stesse emozioni che ho provato nel corso di questo indimenticabile viaggio e che provo tuttora, guardando le foto a distanza di tempo.

A chi è rivolto?

E’ un libro fotografico rivolto a chiunque, a tutti i viaggiatori e non, a chi ama guardare le belle foto etniche di forte impatto, ma non cruente e a tutti coloro che amano viaggiare con la mente sfogliando un libro, comodamente seduti nella poltrona di casa.

Come immagini i tuoi lettori?

Semplicissimi amanti di belle fotografie di viaggio.

Quanto tempo hai impiegato per raccogliere tutto il materiale?

Nonostante le foto provengano da un mio repertorio fotografico di oltre 700 fotografie, scattate durante il mio viaggio in Papua Nuova Guinea, ci son voluti circa 4 mesi di lavoro per scegliere le più belle, sistemarle tra loro, in modo che potessero raccontare una storia fluida per poi impaginarle correttamente.

Per la stesura del libro hai visitato i diversi villaggi della Nuova Guinea. Cosa ti ha colpito di quelle popolazioni?

Come detto sopra, le cose che colpiscono sono tantissime e non è facile descriverle tutte.  Principalmente, ci si sente il protagonista di un libro di storia che parla dell’evoluzione dell’uomo; guardarsi intorno e vedere persone che camminano a piedi nudi nella foresta, che usano solo ed esclusivamente oggetti preistorici (asce, archi, frecce in legno) per procurarsi da mangiare e che sopravvivono o vivono in capanne fatte di paglia e fango, sono tutti aspetti in grado di portarti indietro nel tempo.

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Come affrontano la vita?

Le persone nei villaggi vivono alla giornata. Tutti i ruoli sono ben definiti nella loro comunità: c’è chi pensa alla caccia, chi alla cucina, chi aiuta a costruire armi o oggetti utili per il villaggio, chi fa da guardia ai confini e chi mantiene le relazioni con i villaggi adiacenti, che possono sempre divenire in qualsiasi momento dei temibili avversari.
E’ tutto molto strutturato come nella nostra società moderna, ma la sostanziale differenza sta nel fatto che, in caso di necessità, tutti fanno qualcosa per il bene comune del villaggio, senza che vi sia corrisposto un compenso.

E tu con che spirito hai vissuto quei giorni?

All’inizio ero molto schivo nei loro confronti, temevo una loro aggressione basata sulle dicerie occidentali delle tribù cannibali che assalgono l’uomo bianco o il forestiero. Invece con il passare dei giorni mi sono dovuto ricredere, apprezzando moltissimo la loro cordialità e gentilezza nei confronti di uno straniero.

Di cosa ti occupi nella vita?

Nella vita mi occupo di tutt’altro. Vivo a Roma e lavoro in una società di telecomunicazioni, come supporto tecnico sulla rete radiomobile di Vodafone e altri operatori italiani e internazionali.

Quando è nata la tua passione per la fotografia?

La passione per la fotografia è nata sin da piccolo, apprendendo da mio padre tutti i trucchi fotografici e i segreti della camera oscura, seguendolo nel bagno di casa adibito allo sviluppo delle fotografie in bianco e nero.
Con il passare degli anni, alla stessa si è aggiunta anche la passione di viaggiare in mete poco turistiche, alla ricerche di qualcosa che piano piano l’evoluzione e la globalizzazione stanno facendo scomparire.

Che potere hanno le immagini?

Le immagini intese come fotografia, hanno il potere di fermare concretamente il tempo e di conservarlo. Osservando una fotografia, possiamo cogliere un’espressione dimenticata, assaporare un luogo lontano, gioire di un sorriso rubato, incontrare chi non abbiamo conosciuto, rivivere mentalmente momenti gioiosi o periodi bui, ripercorrere nostalgie, rimpianti, desideri.

Hai in progetto qualche altro libro fotografico?

Quello appena proposto è il primo di una lunga serie del resoconto dei miei viaggi fatti negli ultimi anni. Sto già preparando il prossimo che conterrà delle splendide foto sull’Africa Nera, attraverso un lungo viaggio in Burkina Faso, Togo, Benin e Senegal. A seguire sarà la volta dell’India e Bhutan, con i loro paesaggi Himalayani e festival religiosi in maschera.

Sfogliando il tuo libro, sembra quasi di…

Rivivere appieno quel momento in cui è stata scattata quella fotografia.

Durante i tuoi viaggi ti sei mai trovato a vivere una situazione di pericolo o di estrema difficoltà?

Nei paesi Africani, in Yemen e in Papua Nuova Guinea, il pericolo di essere aggredito da balordi in cerca di soldi, è sempre in agguato. Fortunatamente in tutti i miei viaggi non mi sono mai imbattuto in situazioni di estrema difficoltà, che non potessero essere risolte con un minimo di discussione o trattativa. Per ridurre al minimo questi spiacevoli incontri, basta attenersi a semplici regole di viaggio: stare sempre in gruppo e non girare mai da soli, mostrando oggetti di valore; assoldare come guida, gente locale che sappia muoversi e aiutarci a risolvere queste fastidiose situazioni. Poi, anche una buona dose di fortuna non guasta mai.

Puoi raccontarci qualche aneddoto curioso che ti è capitato durante i tuoi viaggi?

Al rientro da ogni viaggio, gli aneddoti curiosi e simpatici da raccontare sono sempre molti, ma quello più singolare che mi è capitato si riferisce ad un incontro con dei bambini in Senegal. Mentre mangiavo della frutta per pranzo, mi si sono avvicinati quattro bambini poveri e uno di loro, il più scaltro, mi chiese qualche soldo per mangiare. Risposi che se avevano fame, potevo dargli le mie ultime tre banane rimaste e lui acconsentì; dato che loro erano in quattro e io avevo solo tre banane, mi misi pronto a fermare il bambino scaltro in caso prendesse tutta la frutta e decidesse di scappar via senza dividerla con gli altri.  Invece mi lasciò di stucco e fece un gesto che mai mi sarei aspettato; divise in modo equo tutte e tre le banane con gli altri, dando un grosso pezzo al più piccolo di loro, aggiungendo che lui doveva crescere e quindi aveva più bisogno degli altri di mangiare. Questo piccolo ma grandissimo gesto di generosità, mi lasciò esterrefatto perchè non me lo sarei mai aspettato in quel contesto, tanto che entrai in un negozio e comprai loro un pacco di biscotti ciascuno, per ricompensa. Quello per loro fu un giorno memorabile, come per me del resto; rimasi colpito nel vedere come ancora al giorno d’oggi i bambini sorridono con piccoli gesti, al contrario di quanto siamo abituati a vedere ogni giorno nel nostro Paese.

E’ possibile visionare l’anteprima del libro a questo indirizzo:

http://it.blurb.com/books/3111834

La mail di Massimo:

[email protected]

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