Gianluigi, insegnante in Thailandia da 13 anni

Di Enza Petruzziello

«Da quando abito in Thailandia sono meno stressato e mi godo di più il mio tempo libero. Lavorando all’estero ho scoperto cosa vuol dire davvero la meritocrazia». Gianluigi, 57enne romano, ha lasciato l’Italia nel 1994 e da allora non è più tornato indietro.

Laureato in Economia e Commercio alla Luiss, inizia a lavorare a Roma come analista di credito nel gruppo MPS. Dopo qualche anno, però, capisce che senza “raccomandazioni” le sue possibilità di carriera sono praticamente inesistenti. Così insieme a sua moglie e le sue due figlie (oggi di 27 e 26 anni) decide di stabilirsi a Londra.

L’esperienza nella City è entusiasmante, ma ha bisogno di più tempo per se stesso. Dove ricominciare? In Thailandia! Nel 2010 si trasferisce prima nella regione dell’Isaan e poi a Phuket. Da cinque anni abita a Bangkok, dove lavora come insegnante di matematica in una scuola internazionale.

Grazie alle sue esperienze di expat, Gianluigi ha arricchito la sua vita personale e professionale, imparando da nuovi ambienti e superando le barriere linguistiche e culturali. Scopriamo insieme la storia di Gianluigi e come il trasferimento in Thailandia ha lasciato un’impronta indelebile nella sua vita.

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Gianluigi sei partito dall’Italia nel 1994. Cosa ti ha spinto a lasciare tutto e tutti e quali sono stati i motivi dietro la tua decisione? Che cosa non ti piaceva più della tua vecchia vita?

«Dopo 3 anni di lavoro in banca in Italia, ho capito che se non avevo una bella raccomandazione alle spalle non sarei andato da nessuna parte. Per la mia esperienza, posso dire che la meritocrazia non esiste nel settore bancario in Italia e i sindacati pensano solo a curare il loro orticello, quindi con mia moglie decidemmo di cercare lavoro a Londra. Una volta presa la decisione, cominciai a contattare agenzie di reclutamento nella City. Dopo un paio di insuccessi, riuscii a trovare un impiego presso una banca scandinava così prendemmo armi e bagagli e ci spostammo a Londra nell’estate del ‘94».

A Londra hai vissuto per diversi anni lavorando come analista finanziario nella City. Che esperienza è stata e com’è stato vivere in Inghilterra?

«Adoravo Londra e l’Inghilterra in generale, quindi personalmente mi sono trovato benissimo. Il mio ambiente di lavoro era molto multiculturale e ho fatto molte amicizie, alcune delle quali durano ancora oggi a 30 anni di distanza. Come città Londra è molto ben organizzata ed offre moltissimo, sia dal punto di vista professionale che da quello degli svaghi e divertimenti».

Da 13 anni vivi in Thailandia. Come mai, tra tanti posti del mondo, la scelta è ricaduta su questo Paese?

«Per quanto mi piacesse vivere a Londra, lavorare nella City può diventare faticoso e stressante alla lunga. Negli ultimi 2-3 anni della mia esperienza inglese, mi resi conto che alla fine ‘vivevo’ solo per il weekend e per le ferie. I soldi sono importanti, nessuno lo nega, ma non è che avessi accumulato tutta questa ricchezza e poi mi sembrava un controsenso avere un bel conticino in banca senza il tempo materiale per goderne un po’ di più. Decisi di andare in Thailandia perché (con gli occhi del turista) la vedevo come un posto dove il ritmo della vita non era frenetico come in Inghilterra e con un clima molto migliore».

Nuova lingua, nuove usanze, un nuovo modo di vivere e una cultura diversa. Come sono stati gli inizi in Thailandia? Penso all’ambientazione con una nuova realtà, alla ricerca di una casa e di un lavoro ecc

«Per fortuna ero già stato in Thailandia svariate volte quindi avevo già un minimo di ‘know-how’. A dire il vero, in molti mi sconsigliarono di fare un cambiamento così drastico… però dentro di me sapevo che la mia esperienza londinese (e comunque nel mondo della finanza) era arrivata al capolinea. Avevo bisogno di cambiare completamente vita se non volevo rischiare un esaurimento nervoso o la depressione. Diciamo che non mi sono potuto permettere di farmi intimidire o fermare da tutti gli ostacoli che hai citato».

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Quali sono state le tue esperienze più significative o memorabili durante il periodo trascorso a Phuket e nell’Isaan?

«Allora, andiamo per ordine. Ad essere precisi, la prima tappa al mio arrivo in Thailandia (nel marzo 2010) è stata Phuket per circa un anno. Facevo il manager di un expat bar a Patong, il principale centro turistico dell’isola. Senza girarci tanto intorno, non fu un’esperienza positiva. Essendo l’unico proprietario/manager i giorni erano tutti più o meno uguali, non avevo mai un giorno di riposo. Lavoravo più che a Londra per guadagnare molto di meno! Alla fine del 2010 decisi di vendere il locale e trasferirmi a Roiet, una cittadina nella regione dell’Isaan dove nel frattempo ero riuscito a trovare lavoro come insegnante di inglese in un liceo statale. Ho vissuto a Roiet per circa 6 anni. Nel febbraio 2017 ebbi l’opportunità di tornare a vivere a Phuket come insegnante in una piccola scuola internazionale. Ne parlai con la mia partner attuale e decidemmo di andare lì. Ad agosto 2018 ci spostammo di nuovo, questa volta per venire a Bangkok, dove abitiamo al momento».

In che modo il tuo stile di vita e le tue abitudini sono cambiate nel passaggio da Phuket all’Isaan e successivamente a Bangkok?

«Guarda, parliamo di posti molto diversi tra di loro. La vita in Isaan è piuttosto semplice – il costo della vita non è elevato e la gente in generale è molto alla mano. Roiet è piccolina come città e purtroppo non offre tutte le opportunità o i divertimenti di posti più grandi. Al cinema i film sono tutti doppiati in thai e non ci sono sottotitoli in inglese. Al supermercato è difficile trovare cibo che non sia thai. Ricordo ancora l’eccitazione a scuola tra gli insegnanti stranieri quando aprì Starbucks in città! Ad ogni modo ho conservato un ricordo positivo della mia esperienza lassù – nonostante l’Isaan sia la regione più povera della Thailandia, la criminalità è quasi nulla e la popolazione locale è gentile ed accogliente. Nei weekend il mio svago preferito era seguire la squadra di calcio locale che allora militava nella terza divisione locale. Non parliamo chiaramente di calcio ad alti livelli, ma feci molte amicizie in questa maniera. I tifosi locali erano molto contenti di vedere uno straniero appassionarsi proprio come loro alla squadra della città».

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Di Pucket, invece, che ricordi hai?

«A Phuket – se non fosse per il clima tropicale – certe volte non sembra neanche di vivere in Thailandia, soprattutto se si abita nei centri più turistici. Fin dai primi giorni cercai di imparare la lingua thai, ma conosco svariati expat che non hanno mai fatto il minimo sforzo per impararlo o per integrarsi con la popolazione thai. Non ho problemi ad ammettere che a Phuket, col trasferimento da una scuola statale ad una internazionale, il mio stile di vita sia migliorato sensibilmente. Lì ci sono negozi (tipo il Villa Market) che vendono unicamente cibo per expat, anche la scelta di accomodation è molto varia ed adatta ad una clientela più variegata e cosmopolita rispetto all’Isaan. Ci sono ristoranti per tutti i palati, di moltissime etnie, mentre a Roiet la scelta era molto limitata. Purtroppo a Phuket c’è anche più criminalità rispetto all’Isaan, anche se comunque in generale sia Phuket che la Thailandia sono molto più sicure rispetto all’Italia».

Cosa apprezzi di più della vita in una grande città come Bangkok rispetto alle altre due destinazioni? E come è vivere qui?

«A me piace tantissimo vivere a Bangkok. Offre veramente di tutto, anche più di Phuket. Il costo della vita nel complesso è simile a quello di Phuket. Sono un amante della buona cucina e qui a Bangkok ho veramente l’imbarazzo della scelta. È una metropoli piuttosto caotica ma credo che sia un male inevitabile, viste le dimensioni. Chiaramente non parliamo di Londra o New York, però a mio modesto avviso Bangkok ha fatto passi da gigante in avanti negli ultimi 20 anni. Abito sulla Sukhumvit Road, una delle zone più frequentate dai turisti e dagli expat, e lì è un vero ‘melting pot’ di razze e culture. Tuttavia una delle cose che mi piace di Bangkok è che ci sono ancora svariate zone che hanno mantenuto un’atmosfera thai. Il costo della vita è molto legato alle abitudini che uno ha – i generi occidentali o comunque di importazione sono abbastanza costosi rispetto ai prodotti locali. Per quanto riguarda la qualità della vita chiaramente non posso parlare per tutti, però in tutta sincerità (come insegnante in una scuola internazionale) credo che la mia (per remunerazione, monte ferie ed altri benefits) sia superiore alla media. Per quanto riguarda l’assistenza sanitaria, quella privata non è economica ma per qualità a mio avviso è paragonabile a quella occidentale, costando però molto meno. Negli ultimi anni qui in Thailandia ha preso piede il cosiddetto ‘turismo sanitario’ con un numero non insignificante di stranieri che scelgono di venire qui per cure odontoiatriche o di chirurgia estetica, solo per citarne due».

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Quali sono le sfide più comuni che gli expat affrontano vivendo in Thailandia e come le hai superate personalmente?

«A mio modesto avviso, i problemi principali sono tre:

1) La necessità di un visto per poter vivere qui. Lavorando come insegnante, mi ritengo fortunato rispetto a molti altri expat in quanto la mia scuola prepara tutti gli incartamenti necessari per ottenere sia il visto annuale che il permesso di lavoro.

2) La legge thailandese è molto protezionista a favore della popolazione thai per quanto riguarda le attività lavorative. Sono obiettivamente poche le professioni che uno straniero può praticare liberamente in Thailandia. L’insegnante è una di quelle, quindi durante i miei anni di insegnamento in Isaan decisi di investire tempo e denaro in questo settore e così (nel corso di due anni) presi un Master in Education che mi ha permesso sia di ottenere la licenza di insegnante qui in Thailandia che di avere accesso a posizioni più remunerative, come quelle offerte dalle scuole internazionali.

3) La lingua thailandese non è tra le più semplici da imparare, sia per via dell’alfabeto diverso dal nostro sia perché è una lingua tonale. Purtroppo lo parlo ancora solo a livello basso-intermedio, ma prima o poi vorrei migliorare la mia conoscenza e poterlo parlare come un thai o quasi».

Insegni matematica in una scuola internazionale. Quali sono le sfide principali nell’insegnare matematica a studenti provenienti da culture e contesti educativi diversi?

«Essendo una scuola internazionale, l’insegnamento della mia materia avviene in lingua inglese, quindi devo essere sempre preparato a dare risposte e spiegazioni (in inglese) alle domande degli studenti. Personalmente insegno matematica a livello Lower Primary (cioè prima, seconda e terza elementare) quindi ogni tanto la sfida può essere ancora più complessa se lo studente non è ancora molto ferrato in inglese».

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Quali sono le differenze più significative tra il sistema scolastico thailandese e quello italiano?

«Io ho terminato le scuole dell’obbligo in Italia più di 40 anni fa e non vivo in Italia dal 1994 quindi non credo di essere la persona più adatta a rispondere a questa domanda. Detto ciò, posso dirti che la figura dell’insegnante è molto più rispettata in Thailandia rispetto al mondo occidentale. Leggevo qualche mese fa di una professoressa in Italia che era stata colpita con una pistola ad aria compressa – per fortuna qui in Thailandia fatti come questo sono semplicemente inimmaginabili».

Quali opportunità o vantaggi pensi che gli studenti internazionali abbiano nell’apprendimento della matematica in una scuola internazionale a Bangkok rispetto a un contesto italiano?

«Essendo internazionale, la scuola dove lavoro è ovviamente privata ed i genitori dei nostri studenti pagano delle rette annuali non indifferenti. Tra i vantaggi per i bambini c’è sicuramente il fatto che esiste un tetto massimo di 25 studenti per tutte le classi quindi l’apprendimento è più agevolato rispetto a quello in classi numerose. Inoltre la lingua ufficiale della nostra scuola è l’inglese quindi cerchiamo di fornire ai nostri studenti tutti gli strumenti per poter diventare dei ‘cittadini del mondo’».

Torniamo alla tua vita da expat. Hai avuto l’opportunità di viaggiare e scoprire altre parti del paese durante questi tredici anni in Thailandia? Se sì, quali sono stati i tuoi luoghi preferiti o le esperienze più memorabili?

«Assolutamente! Adoro viaggiare e quindi appena posso montiamo in macchina (o in aereo) e andiamo via. Anche se ho visto tanti posti bellissimi in Thailandia, devo confessarti che preferisco di gran lunga il mare alla collina o montagna quindi – se proprio devo sceglierne uno – direi Koh Lipe. Un mare così bello come a Lipe l’ho visto solo alle Maldive. Detto ciò, anche una bella ‘river cruise’ a Bangkok sul Chao Phraya al tramonto può offrire scenari indimenticabili. Comunque ci sono tanti altri bei posti in Thailandia che non ho ancora visitato. Tempo e soldi permettendo, prima o poi arriveremo anche lì».

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Come pensi che queste esperienze di vita all’estero abbiano contribuito alla tua crescita personale e professionale?

«Professionalmente, lavorando nel mondo della finanza a Londra, credo di aver imparato ad apprezzare il vero valore della meritocrazia. Se lavori duro, vai avanti, sennò torni a casa. A qualcuno può sembrare severo, ma per me è giusto così. 15 anni fa lavoravo ancora nella City – se qualcuno allora mi avesse detto che un giorno avrei avuto un master in Education e avrei insegnato in una scuola internazionale a Bangkok, non gli avrei mai creduto! Qui in Thailandia sicuramente ho acquisito un po’ il dono della diplomazia. Che piaccia o no, i genitori dei nostri bambini sono i nostri clienti per cui noi insegnanti dobbiamo cercare di ‘vendere’ il nostro prodotto nella migliore maniera possibile.

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Dal punto di vista personale, è innegabile che avere a che fare ogni giorno con persone di nazionalità e cultura differente dalla tua contribuisce alla tua crescita. Anche se ho commesso molti errori durante il percorso, sono contento delle scelte professionali che ho fatto. Vivendo all’estero, credo di essere migliorato come persona».

Cosa ti piace di più del vivere in Thailandia e al contrario cosa ti piace di meno? Quali sono le principali differenze con l’Italia?

«Forse la cosa che mi piace di più è che il ritmo della vita è più lento rispetto al mondo occidentale. Anche in una metropoli affollata come Bangkok, la gente prende la vita meno seriamente e (almeno all’apparenza) sembrano più felici degli occidentali, anche se probabilmente hanno minori disponibilità economiche. In Italia (come in Inghilterra del resto) si vive troppo stressati. La cosa che mi piace di meno…forse direi la corruzione. Potrei raccontarti qualche curioso aneddoto a proposito, ma poi non vorrei avere problemi al prossimo rinnovo del visto (ride, ndr)».

Ti manca l’Italia e ci torneresti?

«Amo l’Italia e sono contento di essere italiano, però onestamente non mi manca neanche un po’. Chiaramente mi manca la mia famiglia, ma la vita in Italia proprio no! L’Italia è un Paese bellissimo se ci vai da turista ma viverci è tutta un’altra storia. Anche il giorno (speriamo non troppo lontano) che andrò in pensione, me ne resterò in Thailandia».

Come è cambiata la tua vita da quando vivi in Thailandia?

«Sono molto meno stressato di prima… ho più tempo per me e per occuparmi di tutte quelle piccole cose che più mi interessano al di fuori del lavoro. In generale vivo più felice».

Progetti e sogni per il futuro?

«Vedere la Roma vincere la Champions League! Scherzi a parte, vorrei imparare a parlare il thai fluentemente. Vorrei viaggiare molto di più, fare un corso avanzato da sommelier (WSET Livello 3), imparare a giocare a golf e tanto altro. Tutti progetti e sogni da realizzare quando non lavorerò più. Quel po’ di tempo libero che ho a disposizione adesso, non basta certo per realizzare tutti questi progetti».

Per contattare Gianluigi ecco la sua mail:

gianluigi2523@gmail.com