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Da Livigno a Cuba: “Vivo metà dell’anno sulla neve e metà ai Caraibi”

Luca Galli

Da Livigno a Cuba: “Vivo metà dell’anno sulla neve e metà ai Caraibi”

A cura di Nicole Cascione

Luca Galli si definisce un “montanaro” di 51 anni, di Livigno. Fotografo per tanti anni, sempre nell’ambito turistico, fino ai 33 anni ha vissuto una vita tranquilla: ”Sono sempre stato più marinaio che alpino, sin da piccolo il mare è stato il mio habitat naturale nonostante sia nato e cresciuto in mezzo alle Alpi. Passavo le estati a Le Grazie di Portovenere con i nonni, poi da adolescente con mia madre e il suo compagno, girando il Mediterraneo in barca. Ho perso di vista il mare per un po’ di anni, concentrato sul lavoro sulle mie montagne. Nel frattempo ho avuto un figlio, Claudio, che ora è un giovano adulto serio e responsabile. Sono fortunato. Poi per caso nella mia vita è entrata Cuba e tutto piano piano è cambiato”.

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Luca, quando e perché ad un certo punto della tua vita è entrata a far parte Cuba?

Nel 2008 il mio migliore amico si è sposato a Cuba e mi ha voluto come testimone. Ho passato tre settimane con lui, principalmente a Camaguey e a Playa Santa Lucia. Non parlavo una parola di spagnolo, non ero mai stato prima in un paese caraibico, non sapevo cosa aspettarmi. È stata una bellissima vacanza, ho conosciuto un paese incredibilmente differente dalla mia comfort zone ma spettacolare e pieno di vita. Sono tornato in Italia contento di avere conosciuto Cuba, ma senza pensare che ci sarei tornato. Un anno dopo invece ho comprato il biglietto e da lì il mio rapporto con Cuba ha iniziato a rafforzarsi. Amicizie, amori, posti nuovi che scoprivo ogni volta, il mio spagnolo che migliorava ad ogni viaggio. Sono tornato a Cuba per due volte l’anno per una quindicina anni, fino a quando un tour operator italiano mi ha proposto di trasferirmi a Cuba per lavorare con loro. Ho dato disponibilità per i sei mesi estivi e dopo quei mesi ho lasciato quell’azienda che purtroppo si era dimostrata poco seria e ho iniziato la collaborazione che oggi mi permette di lavorare come piace a me, mettendo l’esperienza dei miei ospiti al centro del mio lavoro. Devo ringraziare l’amico Alessandro Sammuri per avere creduto nel mio progetto e per continuare a sostenerlo.

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Di cosa ti occupi?

A Cuba mi occupo di turismo, sono un travel designer e, in collaborazione con un tour operator italo-svizzero, organizzo viaggi su misura, voli, trasferimenti, escursioni, tour collettivi specializzati. Metto la mia conoscenza del paese a disposizione di chi vuole scoprirlo, anche uscendo dalle “rotte turistiche” ordinarie. Cuba è un paese che presenta molte sfaccettature, è un paese che oltre ad un numero enorme di spiagge mozzafiato offre una natura incredibile nelle sue zone interne, città coloniali meravigliose, arte, tradizioni uniche da scoprire. In una sola vacanza si può conoscere la storia di questa parte d’America, visitare installazioni artistiche di altissimo livello, fare trekking in aree naturali protette, tuffarsi in piscine naturali formate da sistemi di cascate, imparare a ballare la salsa, rilassarsi in alcune delle più belle spiagge dei Caraibi.

Ti dichiari un “expat a metà”, perché?

Perché in realtà ho ancora un legame anche lavorativo con l’Italia, dove passo i mesi invernali in una delle località più fredde dell’Europa occidentale: Livigno. Collaboro con uno dei centri di Sleddog più importanti d’Europa, l’Husky Village di Arnoga, un lavoro in mezzo alla natura con 65 alaskan huskies che adoro. Per questo passo i mesi invernali in mezzo alla neve al freddo e i mesi estivi, quelli più caldi, a Cuba. Le vie di mezzo non mi sono mai piaciute in effetti e in questo modo vivo la parte più bella di queste sue realtà così estreme.

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Come passi le tue giornate quando sei a Cuba?

Principalmente lavorando, in parte online per organizzare vacanze ai miei clienti, in parte sul posto per accogliere chi arriva sull’isola, accompagnare gruppi, dare assistenza e informazioni, verificare che transfer ed escursioni si svolgano con il livello di qualità che pretendo. Ho comunque abbastanza tempo libero per godermi un po’ di mare nelle giornate lavorativamente più tranquille, per fare aperitivo con gli amici, uscire a cena. Una vita normale, ma con meno stress rispetto all’Italia. Ho la fortuna di avere una terrazza panoramica molto grande, ho un barbecue e spesso le mie serate le passo lì.

Cosa ti trattiene dal trasferirti definitivamente sul posto?

Sicuramente la parte lavorativa ha la sua importanza, adoro il lavoro che faccio in Italia, ma il legame più importante è la famiglia. Ho un figlio di 22 anni che è molto serio e indipendente, ma già sei mesi di distanza mi pesano, come mi pesa non vedere per tanto tempo i miei genitori. In questo momento pesano anche le difficoltà del settore turistico a Cuba, dovute in parte a una campagna mediatica contro il paese che dura da anni e in parte alle carenze energetiche dovute alle sanzioni. Certamente è un passo che sto valutando, ma senza fretta. Voglio aspettare che la situazione si normalizzi anche per poter convincere sia i miei genitori che mio figlio a venire a passare un po’ di tempo qua con me.

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Quali sono i pro e i contro del vivere a Cuba?

Cuba deve piacerti. I contro non sono pochi in realtà, soprattutto in questo momento. Fortunatamente vivo in una zona in cui l’energia elettrica non manca quasi mai, ma avere grandi parti della città senza corrente rende tante cose più difficili. Per fare un piccolo esempio, già normalmente fare la spesa è più complesso perché non si trova tutto nello stesso posto, non c’è un supermercato dove trovare ogni cosa. Con i blackout di questo periodo diventa una caccia al tesoro, perché capita che il panettiere non abbia potuto fare il pane, che un negozio sia chiuso per mancanza di corrente o che non si sia potuto rifornire per mancanza di carburante. In realtà si trova tutto, anche prodotti italiani di qualità, ma logisticamente è tutto un po’ complicato. Un altro aspetto negativo in questo periodo è vedere le difficoltà quotidiane della gente. Il turista non se ne accorge, sta in hotel o case particular con backup energetico, trova già tutto nella struttura o nei parecchi ristoranti di qualità della città, tendenzialmente vede zone più fortunate, ma vivendo qua è impossibile non empatizzare con chi sta vivendo una situazione di forte difficoltà sia economica che di gestione della quotidianità. La crisi del turismo ha portato la popolazione a una situazione di crisi che si sta cronicizzando e sta diventando preoccupante. Lo straniero residente chiaramente vede tutto questo, ma non lo vive. Il cambio è molto favorevole, i costi in generale sono molto più bassi dell’Italia e il fatto di vivere a pochi chilometri da alcune spiagge caraibiche da cartolina è impagabile. Cuba è un paese incredibile, non ha solo spiagge, ma una natura incantevole anche al suo interno con un ecosistema unico, ha città coloniali ricche di storia, una vita artistica e culturale vibrante. Anche i ritmi di vita sono diversi, chiaramente da europeo mantengo il focus sul mio lavoro ma tutto è più rilassato, si vive con molto meno stress e più semplicità.

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Qual è l’aspetto più bello e quello meno piacevole del vivere a Cuba?

Il grande punto di forza di Cuba è il popolo cubano, un popolo socievole, autoironico e curioso. Mi capita spesso di uscire da solo e ritrovarmi a chiacchierare con uno sconosciuto come se ci conoscessimo da una vita e anche momenti che in Italia sarebbero stressanti, come ad esempio una coda in banca, diventano momenti di socializzazione. Questa accoglienza naturale da parte del cubano è stata la fortuna del paese quando c’è stato il boom turistico. La “cuadra”, ovvero il tratto di strada in cui si vive, è come un piccolo paese dove tutti si conoscono e per qualsiasi necessità si trova sempre qualcuno che “risolve”. Di sera, soprattutto nel fine settimana, c’è sempre qualcuno che mette un po’ di musica davanti a casa o sul balcone o che gioca a domino con i vicini, mettendo un tavolo sul marciapiede. È una società che vive la comunità in modo continuo, senza rinchiudersi in casa, ma al contrario condivide la sua quotidianità con il vicinato. Quello meno piacevole è vedere come questo popolo si stia trasformando, questa allegria atavica si stia spegnendo soffocata dalle grandi difficoltà che le sanzioni stanno scaricando sui più deboli.

Dove vedi il tuo futuro?

Sulla mia terrazza, con del buon pesce sul barbecue, in una Cuba indipendente e prospera, che abbia la possibilità di crescere rimanendo se stessa, senza perdere questo spirito che me ne ha fatto innamorare. Spero che questa meravigliosa gente abbia la possibilità di lavorare per tornare ad accogliere un grande numero di turisti, di avere le risorse per pensare ai più deboli, di poter tornare a vivere una vita normale senza preoccuparsi per il futuro dei loro figli. E spero di fare parte di questa Cuba futura.

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