Alessio: alle Canarie non ho bisogno di niente che io non abbia già

A cura di Maricla Pannocchia

Nonostante si definisca uno stakanovista, Alessio riesce anche a ritagliarsi dei momenti per sé stesso, per il relax e per ammirare le meraviglie delle Canarie. Da sempre curioso di scoprire “cosa ci fosse oltre la collina”, dopo ben 10 anni di studio, valutazioni e vacanze-ispezione alle Canarie, Alessio ha deciso di fare il grande salto e adesso vive su quelle isole.

A chi sogna di trasferirsi lì Alessio ricorda che non sarà tutto rose e fiori solo perché si va a vivere al di fuori dall’Italia, ma lui stesso non ha mai avuto ripensamenti. “Qui la benzina costa meno, le tasse sono meno alte rispetto all’Italia e lo Stato ti prende i soldi direttamente dal conto bancario, tu devi solo consegnare i tuoi dati e il conto” racconta Alessio, “ e poi qui il clima è meraviglioso e c’è una costante aria vacanziera che non guasta mai”.

Per Alessio le Canarie, composte da 8 isole diverse, dei micro- mondi che vale la pena conoscere ed esplorare, sono anche il fulcro del rispetto, della celebrazione della diversità e della condivisione. E per il futuro? “Non ho bisogno di niente che io già non abbia” dice Alessio e ci dà da pensare riguardo alla frequente corsa per avere sempre di più che invece c’è in Italia.

Alessio De Luca Gran Canaria

Ciao Alessio, raccontaci qualcosa di te. Chi sei, da dove vieni…

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Buenos días! Sono Alessio e sono nato a Bologna il 20 Marzo di 50 anni fa, un pesci dall’anima inquieta che ha cambiato rotta e pensieri mille volte, seguendo strade contorte e non proprio facili o visibili a tutti arrivando (per ora) dove voleva arrivare. Porto con me un aforisma che mi ricorda che “solo i pesci morti seguono la corrente”.

Hai sempre saputo che un giorno saresti andato via dall’Italia oppure è un bisogno che si è sviluppato nel tempo?

Posso dire che ho capito presto che mi sarebbe stato stretto nascere, crescere, vivere e lavorare sempre nella stessa città, o nella stessa regione. Se aggiungo poi che il mio lavoro in Italia mi portava spesso lontano da casa, fosse stata la Cina, il Sud Africa o l’America e ci aggiungo i viaggi di vacanza, Bologna era un porto nel quale attraccare per preparare un nuovo viaggio. Con alcuni colleghi facevo sempre l’esempio di una collina che avevamo davanti all’ufficio. Chi lavora tutta la vita sulla stessa scrivania con una collina davanti, non sa cosa ci sia dietro. Il suo orizzonte, il suo tutto finisce lì. Se non ti azzardi a scalare quel monte per vedere cosa c’é di là (ovviamente se senti il bisogno di scoprirlo) allora stai bene lì nella tua valle sicura. Io ho sempre voluto sapere cosa ci fosse di là da qualunque cosa, barriera fisica o mentale che fosse. Ho letteralmente scavalcato montagne e attraversato mari per cercare qualcosa fuori che mi desse soddisfazione dentro.

Come mai hai scelto proprio le Canarie?

Venni in vacanza alle Canarie quando ancora le Canarie erano un puntino poco conosciuto, quando l’aereo era un charter o si faceva scalo, quando le autostrade che qui abbiamo ora erano meno della metà. Volevo scappare via in un posto lontano in un momento in cui avevo bisogno di ritrovare me stesso. Ci venni in vacanza 20 anni fa, m’innamorai dell’isola, dell’energia, della libertà di pensiero. L’anno dopo ci tornai un mese per lavorare come barista nella piscina di un hotel, volevo capire come si stesse lavorando e non solo divertendosi. Da lì ha iniziato prendere forma un desiderio complesso. A 20 anni e senza un lavoro fisso puoi fare cose che non puoi fare a 30 o a 40 anni, quando magari hai già un lavoro certo e ben remunerato. Avevo 32 anni quando mi scervellavo sul cosa fare e su come farlo, ho impiegato 10 anni a decidermi, pianificando tutto e più di tutto, venendo in vacanza in tutte le stagioni dell’anno per vedere, capire e valutare ma volevo venire a respirare quest’aria qui, a vivere queste isole, di fianco all’oceano, e vederlo tutti i giorni. Potrei dire banalmente che mi piace il fatto che sia sempre primavera, senza le allergie primaverili italiane, ma in realtà lo stare bene viene da qualcosa di dentro che io qui riassumo con “fa’ ció che vuoi”. Gran Canaria é cosmopolita, multirazziale, variopinta, libera e condita da quel senso latente di vacanza perenne che non fa mai male, anche se lavori da mattina a sera, come me.

Di cosa ti occupi?

Nasco progettista meccanico che ha imparato con il tempo e gli spostamenti tra aziende italiane ed estere a gestire cantieri, a progettare spazi e arredi. Nel mio progetto di vita al Tropico sono un designer d’interni. Progetto case, locali commerciali, ristoranti e giardini. Cerco di condensare i pensieri di un cliente e i miei nel luogo che progettiamo per loro e insieme a loro, realizzando i loro sogni. La mia attività si completa con un negozio di arredo e decorazione casa che ho aperto con il mio socio (impagabile) tre anni fa a San Fernando e nel quale investo il mio tempo e i miei sogni, che sono il motore che mi ha portato fino a qui. Esso si chiama “Siguiendo sueños”.

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Alessio De Luca Canarie

Hai mai avuto ripensamenti?

No, nessuno. Passare 10 anni a decidere, ragionare e pianificare mi ha fatto vedere e valutare tutti i pro e contro. Il pensiero più grande era il lavoro, che in Italia avevo certo e ben pagato, poi con il tempo sono riuscito a gestire il lavoro da qui, da remoto che ora é tanto di moda. Nove anni fa era utopia, con due settimane a Gran Canaria e due a Bologna, sempre in aereo. Poi l’azienda italiana é fallita, giusto l’anno in cui io avevo deciso di aprire lo showroom. Un peso in meno e una gioia in più, riuscire a investire tutti i miei sforzi su di un progetto mio.

Come hanno reagito amici, parenti e conoscenti davanti alla tua decisione?

Credo di avere spiazzato tutti in maniera positiva, perché nessuno mi ha detto cose tipo, “ma perché, ma sei sicuro?” Cioè in tanti mi hanno detto, “io non ne avrei il coraggio” o “te stai bene da qualunque parte”, ma non ho avuto pareri contrari o barriere. Il lavoro é stato uno scoglio che con il tempo si é smussato, tutto il resto é filato via liscio come da programma. Ho venduto casa, ho caricato la macchina e sono venuto al tropico per autostrada e con il traghetto.

Quali sono i punti di forza della vita alle Canarie?

Le otto isole sono microcontinenti variopinti, dalle diversità intrinseche che ne fanno gioielli unici. Io dico sempre che chi viene (e c’é gente che viene in vacanza da tutta la vita) qui e non conosce Gran Canaria, non gira tra le isole, non s’immerge nella cultura e nei racconti locali, vive a metà. Il poter cambiare orizzonte con 25 minuti di macchina per me é qualcosa d’impagabile. Montagna, oceano, deserto, vulcano, foreste, laghi, città, paesini, il tutto condensato nei 1500 km quadrati di Gran Canaria. Tutto ciò è un lusso. Fai quello che vuoi quando vuoi e quando puoi, sia chiaro, ma lo fai con un preavviso zero, tanto il tempo qua é quasi sempre bello. Ci godiamo le tante ore di luce, le serate con le stelle brillanti e le temperature miti. Nessuno ti giudica su come ti vesti, su quello che pensi e su come lo pensi. C’é un rispetto profondo per la vita, per il pensiero del genere umano. Qua, per forza di cose, la tolleranza é un dato di fatto. Tutte le etnie europee e indoasiatiche sono concentrate qui. Credo sia il calderone con più DNA distinti del mondo in tanta poca superficie. Cosmopolita, dicevo prima, una marmellata di culture che fa bene allo spirito.

Com’è la tua realtà quotidiana?

Il quotidiano di un imprenditore (mi sono inventato tale per necessità) che ha un negozio che serve clienti in otto lingue diverse e che sta aperto fino a sera é fatto di mattine che vedono il sole alzarsi dall’oceano (gran lusso bere il caffè guardando l’orizzonte dalla finestra di casa), di palestra perché sennò a stare seduti ci si ammala, di progetti, consigli e sorrisi. Le serate sono spesso un recuperare un po’ di silenzio magari dentro casa, arrivando al mattino dopo pronto a pazientare un giorno in più. Poi ci sono le cene tra amici e a volte clienti, le notti insonni, i tramonti meravigliosi, le tapas e il vento che ci fa compagnia. Insomma é una vita normale, si lavora, si mangia, si “disfruta” di quello che ogni giorno creiamo intorno a noi.

Alessio De Luca Canarie

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Hai dovuto superare delle difficoltà? Come le hai affrontate?

Ogni tanto mi dico che sono stato fortunato, poi mi guardo veloce allo specchio e mi dico che non é vero, ho solo gestito al meglio quello che era il mio progetto. Non ho fatto sconti a me stesso e non li faccio a nessuno. Non ho dovuto affrontare difficoltà oggettive, tranne l’allinearmi con il modo di fare locale, che non condivido, ma ora comprendo e gestisco, per farlo cosí diventare una mia forza. So da quando sono arrivato che non sono a casa mia e che allo stesso tempo entro nelle case degli altri. Lo faccio in punta di piedi ma con competenza e determinazione. Se le difficoltà sono state trovare fornitori affidabili che riuscissero a seguire i miei tempi e le mie necessità, allora ho affrontato questo punto, ma nel mio campo é ricerca, caparbietà e studio. Il “fare bene” si costruisce.

Quali sono gli eventuali vantaggi, anche dal punto di vista economico, del vivere alle Canarie?

A Playa del Inglés dove io vivo non c’é il gas, o meglio non c’é la rete normale del gas che conosciamo in Italia. E´ tutto elettrico, non paghiamo il riscaldamento perché credo che per arrivare ad averne bisogno si debba vivere sulla montagna, al Sud é raro che io accenda l’invertir d’inverno. L’energia elettrica costa meno che in Italia, la benzina anche (una volta costava MOLTO di meno, ora un po’ di meno). Alle Canarie c’é un’IVA, chiamata IGIC del 7% quindi oggettivamente un oggetto comperato qui, a parte alcuni casi specifici che hanno una storia diversa, costa meno che in Italia. Ricordo sempre a tutti che qui se compri cose che non ci sono, devono arrivare dalla Spagna o da un altro Paese, per questo abbiamo una tassa sui beni agevolata. Le tasse sul reddito sono più vantaggiose di quelle Italiane, variano a scaglioni, ma in comparazione migliorative. Altro vantaggio é che le tasse le prende direttamente lo Stato dal conto corrente bancario, tutte. Una volta che consegni i tuoi dati e il tuo conto, non devi pensare a niente, un pensiero meno. Questo per me é un gran vantaggio.

Che consigli pratici daresti a chi sogna di mollare l’Italia e trasferirsi lì?

Gli consiglierei di farsi la propria idea, di non pensare che quello che vale per un tuo amico o conoscente o blogger, valga anche per lui. Gli direi che se vuole venire qui a lavorare, pensi che il lavoro qui viene pagato molto meno che in Italia, e si lavora tanto quanto in Italia, che qui si deve trovare una casa, che deve imparare la lingua se vuole integrarsi davvero, conoscere gente, vivere alle Canarie. Gli direi d’iscriversi alla scuola di spagnolo del luogo dove vuole risedere, di andarci e di studiare. Gli direi di non fidarsi delle false promesse. Vivere qui non vuole dire che mangiamo le banane e i cocchi dagli alberi. Gli direi di venire, guardarsi attorno, innamorarsi e tornare a casa. Poi pensarci, se l’amore resta, venirci un mese, due o tre, per capire se davvero é come pensavi e per sapere dove vuoi (e puoi) andare a vivere. I costi di un trasferimento sono alti, oggi più di 10 anni fa. Gli affitti, le case, tutto ha avuto un aumento di prezzo importante. Prima del lock down tutta Europa veniva qui in vacanza, i nordici d’inverno, l’area mediterranea in estate. Dopo il lock down, vogliono venire tutti a viverci qui, per il sole, per il mare e per la libertà. Tutto questo vuole dire domanda, con il conseguente innalzamento dei costi della vita normale.

Riesci a bilanciare il lavoro con la qualità della vita?

Per fortuna sí. Anche se sono fondamentalmente un workaholic, riesco a dire basta. Scappo sulla montagna due giorni, cambio isola tre giorni, vado in Spagna una settimana. Come residenti canari abbiamo uno sconto importante sui trasferimenti interni, tutti, nessuno escluso. Un buon incentivo per viaggiare e scollegare la testa dal mio lavoro che, sia chiaro, amo ai massimi livelli. Poi ci sono i sabati e le domeniche e le passeggiate infinite sul Paseo Costa Canaria. La meraviglia sotto casa non passa inosservata, le Dune di Maspalomas ripagano le fatiche della settimana.

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Pensi che ci siano dei punti in comune fra lo stile di vita alle Canarie e quello italiano?

Diciamo che qui un Italiano sta bene, ci sono tratti comuni e affini alle due realtà. Se si esce dal meccanismo metropolitano del corri corri sempre, alla fine un italiano si naturalizza canario in brevissimo tempo. Io ho imparato che qui c’é un mantra, che pochi conoscono, canari inclusi, ma che é sempre presente nel giorno per giorno.

“Mañana, no te preocupes, no pasa nada, tranquilo.” Dette in ordine sparso e non tutte insieme.Domani, non ti preoccupare, non succede niente, tranquillo.

Dopo un po’ impari, se non a dirle, perché ci devi credere davvero, almeno a sentirtele nella testa. Alla fine il mondo gira sempre uguale, domani sorgerà il sole e stasera tramonterà.

Una differenza? Il canario prende il caffè cortado (lungo e con un po’ di latte) e l’italiano espresso… ma sempre a tavola si trovano a chiacchierare un’ora con una tazzina davanti, che siccome scotta come le porte dell’inferno, ti costringe a trovare tempo per te stesso.

Quali sono, secondo te, i luoghi da vedere almeno una volta alle Canarie?

L’arcipelago canario é formato da otto isole. L’ottava é stata elevata da poco al termine isola.Ognuna ha le sue caratteristiche peculiari, alcune si somigliano, ma fare di tutta l’erba un fascio é impossibile. La mia risposta é “tutti” perché é quello che io faccio. Conosco bene le isole, conosco luoghi che nemmeno i canari sanno che esistono perché é la curiosità che ti fa scoprire il luogo dove risiedi. Oltretutto per ciascuno il desiderio é diverso. Per me andare in cima alla caldera in un luogo fatto di rocce e pini canari con 300 gradi di oceano attorno é il nirvana,mia madre preferisce la spiaggia di Meloneras.

Il mio consiglio é di prendere l’auto e farsi portare via dalla zona turistica dove normalmente si vive.A Gran Canaria bisogna visitare Fataga, Tejeda, Teror, Firgas, Arucas, Puerto de las Nieves, La valle di Agaete con le sue piantagioni di caffè. Bisogna arrampicarsi a Roque Nublo, esplorare il Cenobio di Valerón, mangiare ad Artenara visitando las Casas Cuevas. A El Hierro ascoltare il canto del vento al Sabinar, ascoltare l’oceano che s’infrange sugli scogli del Meridiano zero. A La Palma bisogna guardare il cielo di notte a tutte le ore, andare per paesini a cercare prelibatezze e gioielli culinari, mentre si assapora il Nispero (cantina di vino locale) e si gode dell’aria sottile. A Lanzarote non si deve dimenticare la strada de la Geria, dei vini Malvasia vulcanica e delle cantine, non si può non visitare la spiaggia di Famara e mangiare con la faccia rivolta verso la Graciosa e l’arcipelago Chinijo, non si deve dimenticare il Parco nazionale del Timanfaya e la Montagna di Fuoco. A Fuerteventura si può godere di giornate di sole tra il parco naturale di Corralejo e Isla de Lobos. A Gomera bisogna lasciarsi travolgere dal verde del Parco nazionale del Garajonay. A Tenerife bisognerebbe trovare il tempo di andare fin sulla cima del Teide, senza essersi lasciati indietro la Caleta. A La Graziosa ci si va per dimenticarsi del mondo, nulla da vedere, tutta da godere, silenzio, notti nerissime, giorni che passano lenti, tra il blu sfacciato dell’oceano e la montagna di Lanzarote di lá dallo Stretto del Río.

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I luoghi da visitare, da vedere e da godere sono davvero tantissimi, un riassunto non é degno del pensiero, perché più penso, più la lista si allungherebbe, non solo di posti, ma di sensazioni, ricordi e sapori.

Come funziona la burocrazia alle Canarie, sia per il trasferimento sia per altri aspetti quotidiani?

Le regole cambiano per la residenza locale, cambiano da Comune a Comune e da un anno all’altro. Hai il diritto di residenza se lavori, generi reddito, o hai una pensione dichiarata qui in Spagna. Non sono un esperto, ma i documenti necessari li ho fatti da solo, con pazienza, lo spagnolo e un sorriso. Non credo nella gestione documentazione da parte di terzi, non entro nel merito perché é una tipologia di servizio con la quale non concordo. La burocrazia é snella, ho aperto un conto in banca, ho preso residenza, ho comperato una casa, ho aperto un’azienda, mi sono iscritto alla Seguridad Social, mi sono iscritto all’AIRE e non ho mai riscontrato problemi. Qualche lentezza a volte, sono enti pubblici anche qui e non sono sempre meglio di quelli italiani. La sanità per me è fantastica, il mio medico non lo sento quasi mai, per fortuna non ho grandi bisogni e quando ho urgenza posso scegliere tra il pubblico e il privato. Alla base di tutto c’é l’organizzazione.

Senti mai la mancanza dell’Italia?

Non sento la mancanza dell’Italia, sento la mancanza delle persone alle quali voglio bene. Famiglia, amici, abbracci di gente che ho lontana… Se avessi il teletrasporto, lo userei spesso per andare ad abbracciare qualcuno, per andare a cena con qualcun altro e lo userei per andare a passare qualche ora con la mia famiglia. Poi, beh, poi tornerei a dormire a casa mia sul Tropico del Cancro.

Che cosa ti sta insegnando questa esperienza di vita alle Canarie?

Vivere lontano da quella che era casa mi fa capire ogni giorno che casa é il posto che tu scegli per vivere. I ricordi, gli affetti, sono parti importanti, ma che puoi integrare in un unicum fatto di dove e di quando. Seguire i miei sogni mi ha fatto sapere che se vuoi, se t’impegni, se ci metti tutta l’anima e tutto te stesso, riesci. Il lavoro mi fa capire ogni giorno di più che siamo tutti cosí diversi, dentro e fuori, che non esiste un unico comune denominatore e che la serenità ognuno la cerca a modo suo.

Progetti per il futuro?

Spesso mi dico che ho quello che volevo, che se mi lamentassi io sarei ingiusto verso me stesso, verso la vita e verso il mondo intero. Il mio futuro é fatto della prossima alba e del prossimo tramonto. Non ho bisogno di una casa più grande, di un’auto, di un negozio più grande o di un’attività più impegnativa. Non mi serve nulla che io già non abbia. Continuo i miei giorni coltivando la serenità.

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