Australia, stretta sui visti: cosa cambia per gli italiani che sognano di partire?
Di Enza Petruzziello
Nonostante le nuove regole e una maggiore attenzione ai requisiti di ingresso, l’Australia continua a esercitare un forte richiamo sui giovani italiani. Informarsi correttamente, conoscere le opportunità disponibili e pianificare con attenzione il proprio percorso diventano oggi passaggi fondamentali per trasformare un sogno in un progetto concreto. Ne abbiamo parlato con GO Study Australia.
L’Australia continua a rappresentare una delle mete più ambite da studenti, giovani lavoratori e viaggiatori italiani. Un Paese che, nell’immaginario di molti, offre opportunità di crescita personale e professionale, esperienze internazionali e la possibilità di costruire nuovi percorsi di vita.
Negli ultimi tempi, tuttavia, il governo australiano ha introdotto misure più restrittive in materia di immigrazione e rilascio dei visti, con possibili ripercussioni su chi desidera raggiungere il Paese per studiare, lavorare o vivere un’esperienza all’estero.
Per comprendere meglio cosa sta cambiando, quali sono le conseguenze per i cittadini italiani e quali opportunità restano ancora disponibili, abbiamo raccolto il punto di vista di Andrea Pirovano, Country Manager Italia di Go Study Australia.
L’organizzazione educativa, presente con 11 sedi tra Europa, Australia e America Latina, da vent’anni supporta gratuitamente studenti e giovani nei loro percorsi di studio, lavoro e vita in Australia, avendo contribuito alla realizzazione dei progetti di oltre 45.000 studenti.
Partiamo dal quadro generale. Negli ultimi mesi si è parlato molto della stretta australiana sui visti. Quali sono le principali novità introdotte dal governo e quali obiettivi si pone questa nuova politica migratoria?
«Più che di una singola “stretta”, parlerei di una revisione complessiva del sistema migratorio australiano. L’obiettivo del Governo è rendere più chiaro il motivo per cui una persona entra e rimane nel Paese: turismo, studio, esperienza temporanea di lavoro oppure migrazione professionale. In particolare, si vuole limitare il cosiddetto visa hopping, cioè l’utilizzo di una successione di visti temporanei per prolungare la permanenza senza un progetto coerente.
✎ Approfondimento: tutte le info utili per andare a studiare in Australia
Dal 2 ottobre sono diventate molto più limitate le possibilità di richiedere uno Student Visa direttamente dall’Australia: chi si trova, ad esempio, con un Working Holiday o un Visitor Visa deve normalmente uscire dal Paese e presentare la domanda dall’estero. Parallelamente, sono state annunciate modifiche al Working Holiday per il secondo e terzo anno e il Governo sta cercando di indirizzare maggiormente la migrazione qualificata verso i settori nei quali l’Australia ha bisogno di competenze. Il filo conduttore, quindi, non è semplicemente “meno immigrazione”, ma una migrazione più controllata e maggiormente collegata alle necessità del Paese».
Quanto queste nuove disposizioni incidono concretamente sugli italiani che desiderano trasferirsi in Australia? Ci sono categorie di persone maggiormente interessate dai cambiamenti?
«Dipende moltissimo dal progetto della persona. Per un italiano che vuole fare il suo primo Working Holiday, ad esempio, l’accesso rimane possibile tra i 18 e i 35 anni e il primo visto non è soggetto alla nuova lotteria annunciata per gli anni successivi. L’impatto è maggiore per chi immaginava un percorso molto flessibile: partire con un visto, capire una volta sul posto cosa fare e successivamente passare a un altro. Anche chi vuole studiare deve oggi prestare maggiore attenzione alla coerenza del proprio percorso. Al contrario, chi parte già con un progetto chiaro – un corso di inglese, un Bachelor, un Master, un’esperienza Working Holiday ben pianificata o un profilo professionale richiesto – continua ad avere diverse possibilità.
Quindi non direi che le nuove regole colpiscono indistintamente gli italiani. Riducono soprattutto lo spazio per l’improvvisazione».
Uno dei canali più utilizzati dai giovani italiani per raggiungere l’Australia è il visto per motivi di studio. Quali sono oggi i requisiti per ottenerlo e quali difficoltà aggiuntive possono incontrare gli studenti rispetto al passato?
«Lo Student Visa rimane uno dei principali strumenti per chi vuole costruire un vero percorso formativo in Australia. È necessario essere iscritti a un corso idoneo e avere una Confirmation of Enrolment, oltre a soddisfare i requisiti previsti in materia di assicurazione sanitaria, disponibilità economica e, quando richiesto, conoscenza dell’inglese. Esiste inoltre il requisito del Genuine Student: bisogna dimostrare che lo studio è realmente la ragione principale della richiesta del visto e che il percorso scelto è sensato rispetto alla propria situazione.
La grande novità dal 2 ottobre è che la maggior parte delle domande deve essere presentata dall’estero. Questo riguarda anche chi si trova in Australia con un Working Holiday Visa. Lo Student Visa continua inoltre a consentire generalmente di lavorare fino a 48 ore ogni due settimane durante il periodo di studio. Direi quindi che oggi non è necessariamente più difficile studiare in Australia: è diventato più importante arrivare alla domanda di visto con un progetto formativo credibile e ben costruito».
E per chi, invece, sogna di partire per lavorare? Il cosiddetto Working Holiday Visa continua a rappresentare un’opportunità concreta per i giovani italiani? Sono cambiate le condizioni di accesso o le possibilità di trasformare questa esperienza in un percorso lavorativo più stabile?
«Assolutamente sì. Il Working Holiday rimane una delle opportunità più interessanti per un giovane italiano che vuole vivere, viaggiare e lavorare in Australia. Per il primo visto, gli italiani possono continuare a presentare domanda tra i 18 e i 35 anni. Le modifiche annunciate riguardano soprattutto gli anni successivi: il Governo prevede un sistema a ballot con 45.000 posti per il secondo anno e 5.000 per il terzo, mantenendo anche requisiti di lavoro regionale.
La differenza più importante riguarda ciò che viene dopo. Il Working Holiday dovrebbe essere considerato per quello che è: un’eccezionale esperienza temporanea, non automaticamente un percorso migratorio. Questo non significa che non possa nascere qualcosa di più stabile. Un’esperienza australiana può portare a conoscere un datore di lavoro, sviluppare competenze o capire di voler investire nella propria formazione. Ma l’eventuale passo successivo deve avere basi proprie e rispettare i requisiti del relativo percorso».
✈✈✈ Trovare lavoro in Australia: ecco tutti i consigli utili da seguire ✔
La stretta sui visti potrebbe avere ripercussioni anche sul turismo internazionale? Quanto è importante distinguere tra chi vuole visitare l’Australia per un breve periodo e chi intende fermarsi più a lungo per studiare o lavorare?
«È una distinzione fondamentale. Un turista, uno studente internazionale e un Working Holiday Maker possono prendere lo stesso aereo per Sydney, ma stanno entrando in Australia per tre ragioni completamente diverse. Le nuove politiche vanno proprio nella direzione di separare maggiormente questi percorsi. Un visto turistico deve essere utilizzato per visitare il Paese; uno Student Visa per un vero progetto formativo; il Working Holiday per l’esperienza di viaggio e lavoro temporaneo per cui è stato creato.
Non credo quindi sia corretto interpretare automaticamente la stretta sulla migrazione temporanea come una chiusura dell’Australia al turismo internazionale. Piuttosto, diventa meno efficace utilizzare un visto pensato per uno scopo come punto di ingresso per costruirne successivamente un altro completamente diverso».
Si parla spesso dell’Australia come di un Paese ricco di opportunità, ma anche molto selettivo. Quali sono oggi i settori professionali nei quali è più facile trovare occupazione e quali competenze vengono maggiormente richieste?
«Il mercato del lavoro australiano rimane dinamico, ma è importante evitare l’idea che basti arrivare in Australia per trovare automaticamente il lavoro desiderato. I dati più recenti mostrano carenze persistenti soprattutto tra i profili tecnici e professionali. Tra le aree con maggiore bisogno troviamo sanità, costruzioni e mestieri specializzati, engineering, early childhood education e diverse professioni tecniche. Esiste poi un mercato diverso, molto rilevante per studenti e Working Holiday makers, in settori come hospitality, turismo e alcune attività regionali, dove continua ad esserci una domanda significativa di personale. Oltre alla qualifica tecnica, contano molto l’inglese, l’esperienza, la capacità di adattamento e, per molte professioni, il riconoscimento delle qualifiche.
Quindi la domanda giusta non è soltanto “dove c’è lavoro?”, ma “dove le mie competenze hanno valore nel mercato australiano?”».
Dal vostro osservatorio privilegiato, avete già registrato cambiamenti nelle richieste e nelle aspettative dei giovani italiani? La nuova normativa sta scoraggiando le partenze oppure continua a esserci un forte interesse verso l’Australia?
«Non stiamo osservando una perdita di interesse verso l’Australia. Stiamo vedendo soprattutto più domande prima della partenza. Le notizie sulle nuove regole hanno creato inevitabilmente confusione: c’è chi teme che il Working Holiday sia stato chiuso, chi pensa di dover anticipare immediatamente la partenza e chi si domanda se abbia ancora senso studiare in Australia. Il nostro lavoro in questa fase è soprattutto distinguere tra ciò che è realmente cambiato e ciò che invece continua ad essere possibile. Allo stesso tempo vediamo giovani più interessati a capire cosa può lasciare loro l’esperienza: non soltanto il viaggio, ma inglese, formazione, esperienza professionale e, in alcuni casi, un percorso universitario internazionale. L’Australia continua quindi ad attrarre. Sta cambiando la qualità delle domande che i ragazzi ci fanno».
In questo scenario, quale ruolo può svolgere un’organizzazione come Go Study Australia? In che modo accompagnate concretamente i ragazzi nella scelta del percorso più adatto e nella gestione degli aspetti burocratici legati alla partenza?
«Il nostro ruolo parte prima della pratica burocratica. La prima cosa che cerchiamo di capire è perché una persona vuole andare in Australia. Vuole viaggiare? Migliorare l’inglese? Studiare? Costruire una carriera internazionale? Vivere un’esperienza di uno o più anni? Da lì possiamo valutare destinazione, percorso formativo, tempistiche e opzioni disponibili. Successivamente supportiamo il ragazzo nell’iscrizione, nella preparazione alla partenza e, nell’ambito delle competenze e autorizzazioni previste, nella gestione degli aspetti legati al visto.
La particolarità di Go Study è anche la presenza sia in Europa sia direttamente in Australia. Il supporto quindi non termina quando il ragazzo prende l’aereo: continuiamo ad essere un punto di riferimento anche una volta arrivato. Dopo oltre 18 anni di lavoro con l’Australia, abbiamo imparato che spesso una buona esperienza all’estero comincia molto prima della partenza».
Quali sono gli errori più frequenti che commettono gli italiani quando decidono di trasferirsi in Australia? Ci sono aspetti burocratici, economici o organizzativi che sarebbe importante conoscere prima di partire?
☞ Leggi la nostra Guida Completa per trasferirsi a vivere in Australia ☜
«Il primo errore è partire troppo tardi con l’organizzazione. Negli ultimi mesi, ad esempio, abbiamo visto tempi di approvazione dei Working Holiday meno prevedibili rispetto a quelli a cui eravamo abituati. Il secondo è sottovalutare il budget. Gli stipendi australiani possono essere interessanti, ma anche affitti e costo della vita sono elevati: partire senza una riserva economica sufficiente mette pressione proprio sulle prime settimane, che sono spesso le più delicate. Un altro errore è sopravvalutare il proprio inglese oppure pensare che qualsiasi esperienza professionale italiana sia immediatamente trasferibile sul mercato australiano. Infine c’è un errore molto attuale: scegliere il visto prima di aver scelto il progetto. Oggi conviene fare il contrario: definire obiettivi, tempi e budget e soltanto dopo capire quale percorso consente di realizzarli».
Guardando al futuro, come immaginate il rapporto tra Italia e Australia in termini di mobilità giovanile, formazione e opportunità lavorative? La stretta sui visti rappresenta un ostacolo temporaneo o segna un cambiamento più profondo nel modo di accedere al Paese?
«Credo che ci sia un cambiamento più profondo, ma non necessariamente negativo. L’Australia continua ad avere bisogno di studenti internazionali, giovani viaggiatori e competenze provenienti dall’estero. Allo stesso tempo vuole che questi flussi siano più ordinati e maggiormente coerenti con le esigenze del Paese. Per l’Italia questo può significare un’evoluzione interessante. Accanto al tradizionale Working Holiday vediamo spazio per percorsi più strutturati: formazione professionale, Bachelor, Master, miglioramento linguistico e, per i profili adatti, opportunità professionali qualificate. Probabilmente il rapporto tra i due Paesi diventerà meno basato sulla semplice permanenza e più sulla mobilità legata a competenze, formazione ed esperienza internazionale. E credo che questo sia il vero cambiamento da osservare nei prossimi anni».
Per concludere, quale consiglio dareste a un giovane italiano che oggi sogna l’Australia, ma teme che le nuove restrizioni possano rendere il progetto troppo complicato o irrealizzabile?
«Gli direi innanzitutto di non rinunciare a un progetto sulla base di un titolo letto online. L’Australia non è diventata una destinazione irraggiungibile. Il primo Working Holiday continua ad esistere, migliaia di studenti internazionali continuano a scegliere il Paese e ci sono ancora molte opportunità per chi possiede competenze richieste. Quello che è cambiato è il margine di improvvisazione. Quindi il consiglio sarebbe molto semplice: informarsi bene, partire con anticipo, avere un budget realistico e soprattutto capire cosa si vuole ottenere dall’esperienza. Se il progetto è giusto, le nuove regole non sono necessariamente un muro: sono semplicemente parte del percorso da pianificare».