Lisa: dal Veneto alla mia vita in una comunità aborigena australiana
Prima ancora di arrivare in Australia, Lisa – di origini venete – ha vissuto in un paio di città italiane e poi a Budapest. Il vero cambio vita, però, è arrivato con la partenza per Melbourne. Tutti questi spostamenti in realtà non stupiscono più di tanto perché Lisa è una viaggiatrice incallita e un’operatrice giovanile e facilitatrice per l’estero per diversi progetti di mobilità giovanile.
Insomma, la sua vita era uno spostamento continuo già da molto tempo, proprio come piace a Lisa! La ragazza, che è partita per l’Australia con un Working Holiday Visa, come fanno molti giovani italiani, sta vivendo un’esperienza non proprio standard perché al momento Lisa si trova in una comunità aborigena di nome Arlparra, nella regione di Utopia (soprannome della zona coniato dai colonizzatori europei, perché considerata “terra di nessuno”).
La scelta di vivere lì è nata da una ragione pratica, ovvero fare gli 88 giorni in una zona remota, senza però finire a raccogliere frutta e verdura. Questa decisione di non voler fare quel lavoro non nasce da un pregiudizio al riguardo ma dal bisogno di Lisa di conoscere il più possibile la parte più autentica del Paese e, allo stesso tempo, di vivere in una realtà tranquilla, con ritmi naturali e ben lontana dal caos cittadino e dall’ansia di dover costruire una vita sociale perfetta.
La vita di Lisa, che faceva due lavori, era già molto piena ma non appena aveva un minuto di tempo la ragazza inviava una candidatura dopo l’altra e, un giorno, dopo molti colloqui, ha ricevuto un’offerta per lavorare in un albergo del New South Wales. La sua ricerca, quindi, non è stata per un’esperienza lavorativa in una comunità aborigena, anche perché, prima di andare a viverci, Lisa non sapeva neanche che ce ne fossero così tante e credeva che gli aborigeni vivessero principalmente nelle città e non confinati in aree davvero remote.
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Ad ogni modo, un paio di giorni prima della partenza per lavorare nell’hotel del New South Wales, Lisa ha ricevuto una telefonata da parte della Arlparra Aboriginal Corporation, con la proposta di lavorare in uno store della comunità aborigena in occasione dell’imminente carnevale aborigeno.
Lisa ha accettato quella proposta. Partita da Melbourne con il suo camper, la ragazza si è spostata ad Alice Springs e, da lì, ha attraversato le pianure del Victoria, le zone aride del South Australia e infine l’outback, in un viaggio durato 25 ore.
La città più vicina alla comunità in cui Lisa vive adesso è proprio Alice Springs, che si trova a circa 3 ore di strada sterrata e pericolosa, soprattutto nella stagione delle piogge, quando può diventare impraticabile. Arlparra conta dai 600 ai 1000 abitanti, che vivono in varie homelands, un community store, una scuola, una clinica e una stazione di polizia.
La vita quotidiana di Lisa nella comunità aborigena è scandita da ritmi molto lenti, che seguono quelli della natura. Specialmente dopo il calar del sole, tutto è avvolto nel silenzio e le stelle brillano nel cielo. Le temperature sono generalmente alte, al di sopra dei 40°, specialmente in estate.
Gli aborigeni passano molto tempo all’ombra degli alberi, giocano a pallone, dipingono, passeggiano o guidano lungo le strade sterrate, spesso senza una meta precisa. Alcuni lavorano per la comunità – come netturbini, idraulici, carpentieri, artisti o educatori del doposcuola – ma sono una minoranza.
Il sistema statale Centrelink fornisce un supporto economico settimanale a tutti gli indigeni australiani, che aumenta per le persone con più figli e in casi particolari, come per gli individui con disabilità. Questo fa sì che molte persone non abbiano bisogno di lavorare e che nella comunità spesso ci sia una sensazione di noia, di mancanza di scopo, che può portare anche all’uso di droghe e alcol, anche se nella comunità questo è vietato.
Ci sono, inoltre, problemi di salute piuttosto diffusi come l’obesità e il diabete, dovuti anche al fatto che nel community store è possibile acquistare quasi esclusivamente del “cibo spazzatura” o delle bevande zuccherate. Le case spesso somigliano a quelle degli slums, tenute male e sovraffollate.
Lisa però ci tiene a precisare che ci sono anche degli aspetti positivi della vita nella comunità aborigena. Per esempio, vi si trova un centro artistico che preserva una cultura e delle tradizioni millenarie, e gli adulti tramandano ai giovani di entrambi i sessi le loro tradizioni tramite delle cerimonie di iniziazione chiamate “men’s business” e “women’s business”. Ecco che gli uomini e le donne trascorrono delle settimane da soli nel bush con i giovani e le giovani, per insegnare loro tutto il sapere necessario per sopravvivere lì.
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La comunità parla l’Alyawarr e l’Anmatyerr, non l’inglese, ed è ricca di vita, vivacità e accoglienza. Lisa lavora dalle 8 alle 16, dal lunedì al venerdì, presso la reception dell’Aboriginal Corporation, principalmente aiutando i locals con le loro richieste, come completare delle pratiche o contattare la banca.
Nel tempo libero, Lisa studia, si dedica ai suoi progetti, fa una passeggiata con il suo ragazzo e il cane che ha adottato lì. I fine-settimana sono un’occasione per andare in giro e una o due volte il mese la coppia va ad Alice Springs, sia per fare la spesa sia per svagarsi un po’ perché, a volte, la vita alla comunità può essere noiosa anche per loro.
Nonostante questo, Lisa si sente di consigliare a tutti questo tipo di esperienza perché le ha permesso di fermarsi, respirare, riflettere e dedicarsi a ciò che conta davvero, smettendo di inseguire gli ideali imposti dai social o da una società capitalista. Vivendo con gli indigeni Lisa ha imparato il rispetto, la comunicazione e la pazienza.
Questa esperienza, inoltre, le permette di godersi la meravigliosa natura del Territorio del Nord ed è un’occasione, per lei, per apprezzare il silenzio, il non dover fare sempre qualcosa e l’importanza di essere davvero presente in ogni momento.
Vivere nella comunità, poi, è anche un modo per conoscere davvero gli aborigeni che, solitamente, sono percepiti dagli australiani come degli ubriaconi che non fanno mai niente, ma la realtà è ben diversa. Se è vero che ci sono degli alcolizzati nelle comunità remote, è anche vero che non tutti lo sono, per esempio, gli anziani in particolare evitano di bere alcol perché ne conoscono i rischi.
Inoltre, se è vero che molti non lavorano perché ricevono dei soldi dal Centrelink (prima che questo fosse creato, nel 1997, molti aborigeni lavoravano), è anche vero che queste persone non passano le giornate a oziare ma si occupano dei figli e della cura degli anziani, anche perché proprio il concetto di “cura”, lì, è molto diverso da quello che c’è in Occidente.
Prima di lavorare nello store della riserva aborigena, Lisa ha svolto diversi lavori in Australia, come quello in ufficio come assistenza clienti di un’azienda di fabbri, ha fatto la cameriera nella pizzeria del mercato centrale di Melbourne, la cassiera e la kitchen hand in una pasticceria e ha perfino avuto un impiego in una prigione nei pressi di Melbourne. Questo le ha permesso di interagire sia con gli australiani sia con gli aborigeni, che sono molto diversi gli uni dagli altri.
Gli australiani sono molto per il “take it easy”, ovvero per prendere tutto con calma e alla leggera, ma è difficile stabilire una connessione profonda con qualcuno di loro. Nonostante questo, Lisa non si è mai sentita in difetto in quanto immigrata.
Gli aborigeni, invece, sono molto riservati, quasi timidi, restii a condividere dettagli della loro vita o della loro cultura millenaria, specialmente con gli stranieri bianchi. Questi sono anche gentili, rispettosi e, dopo che ti hanno conosciuto meglio, disposti a raccontarsi e a farti conoscere meglio le loro tradizioni.
A chi sta pensando di trasferirsi in Australia, Lisa avvisa che, all’inizio, il cambio vita può non rivelarsi semplice. È vero che il lavoro c’è ma una persona deve anche essere in grado di adattarsi e rimboccarsi le maniche, per esempio, adattando il curriculum in inglese australiano. A proposito d’inglese, secondo Lisa è meglio partire almeno con delle conoscenze di base, altrimenti c’è il rischio di chiudersi in una bolla di italiani.
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Un altro consiglio che Lisa si sente di dare è di partire con dei risparmi da parte per sostenersi nelle prime settimane o nei primi mesi, dato che il costo della vita in Australia è molto alto.
C’è poi da tenere di conto della solitudine, che può farsi sentire molto, specialmente quando vedi i tuoi amici in Italia che mettono su famiglia o costruiscono una carriera, ma è importante ricordare che ognuno ha i suoi tempi e che è possibile costruirsi una vita su misura, in cui essere davvero felici.
Se potesse tornare indietro, probabilmente Lisa viaggerebbe di più, senza tuffarsi subito nella ricerca del lavoro, e magari si impegnerebbe anche per costruire una cerchia sociale più ampia ma, in realtà, è soddisfatta del suo percorso e di dov’è adesso. Lisa, infatti, si sente cambiata drasticamente: ora non ha più l’ansia per il futuro, non si paragona più agli ma vive il presente, continuando comunque a costruire qualcosa di positivo e concreto.
Sopratuttto questa esperienza nel deserto la sta plasmando, facendola sentire più sicura di sé e consapevole di avere ancora tempo e di poter cambiare strada, per fare quello che desidera davvero, in qualsiasi momento della vita.
Pensando ai progetti futuri, Lisa per la prima volta si sente tranquilla, senza la necessità di avere tutto pianificato. La ragazza sa che rimarrà in Australia per un altro anno per poi, forse, spostarsi in Nuova Zelanda, sempre con il Working Holiday Visa. Nel frattempo, continuerà con gli studi e i progetti nell’ambito della mobilità giovanile, cercando di imparare il più possibile dalle sue esperienze in giro per il mondo, per aiutare gli altri a partire a loro volta.
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