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Da rider a influencer a New York, Giuseppe Di Cicco: ecco il mio sogno americano

Giuseppe Di Cicco

Da rider a influencer a New York, Giuseppe Di Cicco

Di Enza Petruzziello

Un ragazzo che ha scelto di credere in se stesso quando tutto gli diceva di accontentarsi. Giuseppe Di Cicco, 26enne di Napoli, ha trasformato la sua vita in meno di due anni. Nato a Reggio Emilia ma cresciuto nel capoluogo partenopeo, Giuseppe ha fatto quello che molti sognano ma pochi hanno il coraggio di realizzare: lasciare tutto per inseguire il sogno americano.

Per cinque anni ha fatto il rider, consegnando cibo per le strade di Napoli. Ma dentro di lui bruciava qualcosa di diverso. Così apre un canale YouTube, investendo i suoi risparmi per viaggiare e portare contenuti al suo pubblico. Vende persino il suo motorino – lo strumento del suo lavoro – per partire verso New York con un biglietto di sola andata e l’idea di restare un mese. Quel mese, però, si è trasforma ben presto in tre, poi sei fino ai mille giorni di quest’anno.

La vera svolta arriva quando inizia a raccontare la sua vita su TikTok e Instagram. In pochi mesi passa da 10mila a 50mila follower. Dopo un viaggio tra New York e Los Angeles nel novembre 2024, Giuseppe capisce che deve pensare fuori dagli schemi. E oggi, dopo molti sacrifici, ha una community social che conta ben 230mila persone: 100mila su Instagram, 100mila su TikTok e 30mila iscritti su YouTube.

Fermarsi? Giammai. Il suo obiettivo ora è ottenere il visto O1 – quello per persone con “abilità straordinarie” – per poter lavorare legalmente negli Stati Uniti. Ecco cosa ci ha raccontato.

Giuseppe, da rider a content creator con 230mila follower totali. Come ti senti quando ripensi a te stesso che consegnavi cibo per le strade di Napoli?

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«Sono immensamente grato e orgoglioso di quello che sto costruendo. La cosa che mi rende più fiero è la ma community: le 230 mila persone non sono solo un numero, ma un gruppo di persone che ogni giorno trae ispirazione dal mio percorso, un gruppo di persone a cui ogni giorno cerco di dare il 100 %. E se ripenso al passato, sono super felice. Ho sacrificato tanto il mio fisico facendo il rider, ma ora finalmente sto facendo qualcosa che mi piace e mi fa svegliare al mattino contento».

Cosa ti ha fatto capire che fare il rider non era abbastanza? C’è stato un momento specifico che ti ha fatto dire “devo cambiare vita”?

«Erano 2 anni che pensavo di cambiare vita, mi sono perso 5 anni di uscite nei weekend. Ho rischiato tante volte la vita facendo brutte cadute dal motorino. Un giorno cercavo un segno… ero impegnato in una delle tante consegne e di fronte a me appare un camioncino dei panini con una Statua della Libertà disegnata sopra. In quel momento oensai: “Io ci provo, male che va sarà una esperienza incredibile».

I tuoi genitori, i tuoi amici, cosa hanno detto quando gli hai annunciato che partivi per New York con tutti i tuoi risparmi? Ti hanno appoggiato o pensavano fossi impazzito?

«Da questo punto di vista mi reputo fortunato. Certo, andando via ho spezzato il cuore alle persone a cui voglio bene, però mi hanno sempre sostenuto dandomi il giusto appoggio per provarci. La persona che più mi è stata vicina è stata la mia ragazza: nonostante siamo lontani per tanti mesi, abbiamo deciso di continuare a fare sacrifici nella speranza di costruire in futuro una famiglia stabile e piena di valori».

Arrivi a New York con 4.600€ in tasca e l’idea di restare un mese. Raccontami i primi tempi: dove dormivi, come gestivi il budget, cosa filmavi?

«Il primo mese sono partito con Aniello De Vivo, un ragazzo che fa lo YouTuber, e insieme abbiamo diviso una casa pagata per soli 30 giorni. L’obiettivo era mangiare soltanto a casa. Quindi facevo la spesa una volta a settimana. Spendevo circa 130/150$ a settimana più i 35$ della metro. Una volta al giorno mi concedevo un caffè in varie caffetterie di New York che hanno lo spazio per usare il pc. In totale vivevo con un budget di 250$ dollari a settimana. Nei mesi successivi ho speso circa 1000$ al mese per pagare la stanza. Una stanza che ho trovato grazie ad un ragazzo italiano conosciuto lì. Durante i primi tre mesi in totale ho speso circa 4450 euro».

Intanto cresce anche il tuo seguito sui social. In poco tempo passi da 10mila iscritti YouTube a 50mila follower in tre mesi aprendo TikTok e Instagram. Cosa raccontavi di diverso rispetto ad altri creator italiani a New York? Qual era il tuo “angolo” unico?

«Innanzitutto la costanza e la continuità. Mi svegliavo alle 7 del mattino e andavo a dormire alle 2 di notte. Tutto il giorno ero in giro per editare e registrare nuovi video. Oltre a mostrare la classica New York, ho scelto di raccontare anche i sacrifici, le difficoltà e il mio percorso per ottenere un visto. È stato proprio questo lato più autentico a creare un legame con chi mi seguiva. Piano piano si è formata una community: oggi non sono più solo io a tifare per il visto, ma tutti quelli che seguono il progetto. In parallelo, racconto la città attraverso curiosità e consigli pratici: dove vedere i tramonti più belli, come risparmiare, quali sono le “fregature” a cui fare attenzione. Inoltre intervisto tantissime persone per strada, perché mi sono reso conto che a New York non c’è solo la mia storia: ci sono migliaia di persone che inseguono un sogno. Così ho iniziato a dare voce a chiunque avesse qualcosa di interessante o fuori dal comune da raccontare».

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Torni in Italia perché scade l’ESTA, ma invece di fermarti vai a Malta per 3 mesi. Che lavoro facevi lì e che esperienza è stata?

«Malta è molto bella, ma passare da New York a Malta è stato un po’ come avere le mani legate. Vendevo escursioni e ticket per le serate. Oltre a questo, anche qui, ho iniziato a girare dei video dando tanti consigli e aiutando le persone ad organizzare una vacanza perfetta. Mostravo i luoghi meno esplorati e questo ha permesso alle persone di fidarsi di me. Era un passo da fare prima di ritornare a New York».

Ritorni così negli Usa. Questa volta in viaggio da New York a Los Angeles in auto con uno sconosciuto incontrato online. Non avevi paura? Come lo hai scelto e cosa avete vissuto in quel viaggio?

«L’idea è nata dal desiderio di portare qualcosa di nuovo sul mio profilo. Questo ragazzo si chiama Alessio Navarro e, come me, condivide lo stesso sogno. Vive tra New York e il Canada e, guardando i suoi contenuti, mi ha trasmesso subito fiducia. Abbiamo trascorso 18 giorni insieme: non è stato sempre semplice, abbiamo litigato più volte perché abbiamo caratteri molto diversi, ma proprio questo ci ha fatto crescere. Alla fine siamo diventati ottimi amici e ancora oggi ci sentiamo quasi ogni giorno. Quel viaggio mi ha permesso di scoprire luoghi incredibili e di vivere l’America più autentica, ma allo stesso tempo mi ha chiarito una cosa: per quanto gli Stati Uniti siano straordinari, il posto che sento davvero mio resta New York».

Parliamo di numeri: con 230mila follower totali, quanto si guadagna realmente? È sostenibile vivere solo di contenuti o hai bisogno di altro?

«Sulla carta è un numero che permette di guadagnare bene. Il punto è che, trovandomi negli Stati Uniti senza la possibilità di lavorare regolarmente, in questo periodo a New York ho monetizzato praticamente zero. In generale, però, se sai muoverti, costruisci un progetto solido e lavori dall’Italia, i contenuti possono diventare una fonte di reddito concreta e sostenibile. Non è automatico, ma con strategia e continuità si può davvero vivere di questo».

Uno dei tuoi obiettivi è ottenere il visto O1, un visto per “persone con abilità straordinarie”. Quanto è difficile ottenerlo e perché è così importante per te?

«É veramente difficile perché richiede tantissimi requisiti: lettere di raccomandazione da professionisti del tuo stesso settore, un’azienda che ti sponsorizzi, riconoscimenti concreti e un profilo professionale solido. Un aspetto fondamentale è affidarsi a un avvocato molto competente, capace di gestire la pratica nel modo corretto. Oltre alla complessità, c’è anche un investimento economico importante: ottenere un visto O-1 può arrivare a costare fino a 10 mila dollari.

Ecco come fare per andare a vivere in America: i documenti necessari e molto altro!

Per me è fondamentale perché mi permetterebbe finalmente di aprirmi al mondo del lavoro americano. L’obiettivo è creare un ponte tra Italia e Stati Uniti e sviluppare un progetto imprenditoriale che ho in mente — un’idea con un grande potenziale di mercato, di cui per ora preferisco non svelare i dettagli. Ma senza i documenti giusti tutto questo non è possibile. Con il visto O-1, invece, potrei lavorare e costruire il mio percorso in modo legale e strutturato».

Che tipo di servizi vorresti offrire? A chi ti rivolgi: aziende italiane che vogliono espandersi in USA o viceversa?

«L’idea è creare esperienze dinamiche a New York, lontane dal classico viaggio di gruppo o dai tour troppo turistici. Voglio proporre un modo diverso di vivere la città: andare insieme a vedere partite NBA e altri grandi eventi sportivi americani, esplorare i quartieri più iconici, mangiare nei ristoranti meno turistici e più autentici.Il valore aggiunto è la mia presenza costante: non come guida tradizionale, ma come un amico che viaggia con il gruppo, che porta le persone a ballare, nei migliori rooftop e a vivere New York dall’interno. In sostanza, un viaggio di gruppo costruito in modo fluido e coinvolgente, pensato per chi vuole sentirsi parte della città, non solo visitarla.

Parallelamente, il progetto guarda anche all’Italia. Voglio raccontarla al pubblico americano attraverso contenuti in inglese, su un profilo dedicato esclusivamente alla cultura e all’esplorazione del nostro Paese. L’obiettivo è accompagnare gli americani alla scoperta dell’Italia, offrendo assistenza ai turisti grazie a partner selezionati, in particolare in Campania. È un progetto ambizioso, ma molto concreto, che punta a creare un vero scambio culturale tra Italia e Stati Uniti».

Sei un “influencer”: c’è molta competizione, soprattutto tra italiani che raccontano New York e in generale gli Stati Uniti. Cosa ti differenzia dagli altri?

«Credo che ognuno abbia il proprio modo di raccontare la città. Nel mio caso, la differenza sta nel coinvolgimento emotivo: mi emoziono io per primo mentre esploro New York, ed è qualcosa che arriva a chi mi segue. Ma la cosa più importante non mostro solo “cose fighe”. Racconto come poter organizzare la propria vacanza divertendosi spendendo il giusto. Insomma se mi segui, ti porto alla scoperta di New York evitando le trappole per turisti, senza filtri e senza contenuti acchiappa-like. L’obiettivo è far vivere la città per quello che è davvero, non per come appare nei video patinati».

Migliaia di giovani italiani ti seguono e vedono in te una possibilità. Che consiglio daresti a chi vuole fare il tuo stesso percorso ma ha paura di rischiare?

«Il primo consiglio è non ascoltare le persone negative. Spesso ti diranno che è impossibile, ma quasi sempre significa solo che per loro lo è, non per te. Quando ho iniziato a raccontare pubblicamente il percorso che volevo fare, all’inizio molti ridevano di me. Esporsi fa paura, è normale. Ma bisogna ricordarsi che sui social tutto scorre velocemente: ciò che oggi sembra un errore, domani viene dimenticato. Quindi non abbiate paura di mettervi in gioco, anche a costo di fare una brutta figura. Male che vada, il giorno dopo nessuno se ne ricorderà. Siate testardi. Se avete un progetto, andate a dormire con quell’idea in testa e svegliatevi con la stessa idea. Perché magari non oggi, magari non domani, ma prima o poi la vostra vittoria arriva, anche se in una forma diversa da quella che avevate immaginato. Io ero partito con l’obiettivo di andare a New York per creare contenuti solo per il mio canale YouTube, e invece da lì si è aperto un mondo». ».

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Ormai sei da mesi lontano da casa in un anno. Cosa ti manca di più dell’Italia quando sei a New York? E cosa ti manca di New York quando torni?

«Mi manca poter tornare a casa e abbracciare i miei genitori. Mi manca la chiamata di mia madre che chiede “Cosa vuoi mangiare oggi?”. Mi manca poter dire alla mia ragazza: “Scendi ti ho portato un cornetto”. Mi manca poter stare con gli amici di sempre, quelli che ti conoscono e ti vogliono bene. Mi mancano tante cose dell’Italia, il cibo più di tutto. In questi mesi a New York non potevo permettermi di spendere molto e il cibo italiano, lì, costa tantissimo. Invece quando sono in Italia quello che mi manca di New York è la vita frenetica. Le persone che corrono per strada e che ogni giorno danno il 100% per inseguire i propri sogni. New York ti spinge continuamente a dare di più. Tornando in Italia è come se rallentassi, come se stessi decelerando. New York non ti permette di sentirti stanco — e se lo sei, quasi ti senti in colpa, perché sai che là fuori c’è sempre qualcuno che sta spingendo più forte di te».

Dove trascorrerai le feste di Natale?

«Nel posto più bello del mondo: a Napoli dalla mia famiglia».

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

«Essere un punto di riferimento per tanti viaggiatori. Essere di aiuto a tanti giovani creando opportunità lavorative. Soprattutto non avere limiti e continuare a dare il massimo per arrivare più in alto possibile».

Per contattare Giuseppe Di Cicco ecco i suoi recapiti:

E-mail: diciccogiuseppe37@gmail.com

Instagram: https://www.instagram.com/giuseppe_dicicco1

Tit Tok: @peppedicicco

YouTube: https://www.youtube.com/@peppedicicco

 

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