La nuova vita di Alessandra

Viaggiare d’inverno vuol dire fare un pieno di energie per la stagione lavorativa successiva. Con tanto tempo a disposizione il viaggio diventa un pezzo di vita. Non temi più gli imprevisti, perché hai modo di cambiare l’itinerario senza dover rinunciare a niente. E poi vuoi mettere ritornare da una vacanza e non avere l’incubo del rientro in ufficio?!? Ma c’è un altro aspetto che apprezzo moltissimo del mio cambiamento di vita: ho finalmente tempo da dedicare alla mia famiglia”.

Di Enza Petruzziello

Viaggiare di inverno e lavorare in estate. Un sogno coltivato da tempo, ponderato nei dettagli e finalmente realizzato. La protagonista di questa storia è Alessandra Bellettini, 48enne di Rimini, che 4 anni fa decide di lasciare il suo “posto fisso” in un ente pubblico per cambiare totalmente vita.

«L’ho lasciato per viaggiare d’inverno insieme al mio compagno con cui lavoro a Rimini esclusivamente durante la stagione estiva in due ristoranti sulla spiaggia. Un gran cambiamento rispetto alle 4 mura di un ufficio!», spiega Alessandra.

Addio quindi ad un contratto a tempo indeterminato e benvenuta libertà. Nata in Olanda da genitori italiani emigranti, Alessandra si sta preparando per il suo prossimo viaggio lasciato in sospeso nel 2020 per colpa del Covid. Destinazione: Perù, Bolivia e Galapagos. Partenza 2 novembre, ritorno non definito! Ecco cosa ci ha raccontato.

Alessandra Bellettini

Alessandra hai vissuto in Olanda fino ai 5 anni, come mai i tuoi genitori hanno deciso di rientrare in Italia?

«Poco prima di iniziare il mio percorso scolastico, i miei genitori si sono posti il domandone della vita: “Stiamo qui in Olanda per sempre o torniamo in Italia?”. Il richiamo degli affetti italiani fu molto forte, così i miei abbandonarono l’idea di una miglior vita in Olanda e, con me e mia sorella, tornarono a Rimini. Vivo qui da quando ho 6 anni, città in cui abito con il mio compagno da quando ne ho 24.

Dal 1998 al 2019 ho lavorato in un ente pubblico di Rimini. Negli anni sono avanzata di qualifica e mi sono occupata di gestione delle risorse umane, segreteria degli organi istituzionali e performance strategica e operativa dell’ente e degli uffici».

Quando e perché hai deciso di lasciare il tanto ambito posto fisso?

«Principalmente ho deciso di lasciare il mio posto di lavoro per avvicinare i miei ritmi di vita a quelli del mio compagno socio di un’azienda che è proprietaria, tra l’altro, dei due ristoranti estivi dove ora lavoro. Per 25 anni abbiamo avuto due vite lavorative molto diverse: io con un lavoro annuale da 36 ore settimanali, dal lunedì al venerdì mattina con due rientri pomeridiani; e lui con un lavoro stagionale da marzo a settembre con una full immersion di 7 giorni su 7, mattina e sera in quanto socio. Così, ad un certo punto delle nostre vite, abbiamo sentito la necessità di avvicinare i nostri ritmi di vita, ed era più naturale, facile, ma soprattutto attraente che io avvicinassi i miei ai suoi e non viceversa!!».

Il fatto di non aver figli ha inciso sulla tua scelta?

«Sì. Questa decisione è arrivata quando abbiamo preso consapevolezza del fatto che non saremmo diventati genitori. Questo è stato determinante nella mia scelta di licenziarmi da un posto fisso, perché diversamente non l’avrei fatto. E così a 45 anni, dopo circa due anni di riflessioni (tempo che per me è stato necessario per ponderare e valutare bene tutto quello che ne sarebbe conseguito), insieme al mio compagno ho preso la fatidica decisione. D’altronde a quel punto delle nostre vite avremmo dovuto render conto reciprocamente solo a noi stessi!».

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Che cosa non ti piaceva più della tua vecchia vita?

«Non è che la mia vita precedente non mi piacesse. Riuscivo a riempirla, nel periodo di intenso lavoro del mio compagno, con amicizie e hobby. Ma attorno ai 45 anni è diventava sempre più forte in me l’idea che fosse giusto dare una svolta, perché, pur non diventando madre, la mia vita avrebbe dovuto avere un senso comunque: quel senso dipendeva da me! E il senso sarebbe derivato dal cambiamento della nostra vita di coppia che inevitabilmente doveva passare per il mio lavoro. Un cambiamento che per noi significava lavorare solo d’estate e avere tempo libero d’inverno, per viaggiare e vedere la famiglia e gli amici».

Alessandra Bellettini

A unirvi, infatti, c’è la comune passione per i viaggi che ha facilitato il tuo cambiamento di vita.

«Sì, in tutto questo ha fortemente influito il nostro comune amore per i viaggi. La possibilità di poter fare un viaggio lungo per dei mesi è sempre stato il nostro sogno sin da quando abbiamo iniziato a viaggiare, ovvero appena poco più che ventenni. Ricordo che quando incontravamo persone che erano in viaggio da tempo, noi le osservavamo con gli occhi sognanti. Ne abbiamo visti di posti: Egitto, Marocco, Kenya, Seychelles, Maldive, Tanzania, Filippine, Cambogia, Thailandia, Malesia, Brasile, Santo Domingo, Cuba, Jamaica, Colombia, Argentina, Panama, Costa rica, Oman, Giordania, Baja California, per citare solo i Paesi oltre Oceano; ma il massimo di permanenza in viaggio è stato di 3 settimane e mezzo. E ogni volta, quando si trattava di dover prendere le ferie, alla domanda del mio compagno: “Quanti giorni di ferie hai?”, io potevo rispondere qualsiasi cosa (2 settimane, 3 settimane) che lui mi diceva sempre: “Solo?!”. E allora sai che c’è? Adesso basta, si cambia vita!».

Una scelta coraggiosa, dal momento che molti, soprattutto di questi tempi in Italia, anelano al posto fisso. Ti hanno sostenuta in questa scelta o al contrario hanno cercato di dissuaderti?

«In pochissimi hanno cercato di dissuadermi. Tutti gli altri, la stragrande maggioranza delle persone mi ha sostenuta poiché il mio cambiamento sarebbe stato fattibile e sostenibile solamente alla luce di un diverso lavoro che mi avrebbe permesso tutto ciò. Sapevano che non avrei fatto un salto nel buio andando a lavorare per la società di cui il mio compagno è socio. Perché questo va detto: io per vivere ho bisogno di lavorare».

Ti piace il tuo nuovo lavoro?

«Sì, mi piace molto. Rispetto al mio impiego precedente, fra i vari aspetti che apprezzo di più c’è l’essere a contatto con la gente, vedere la luce del sole e il mare, avere un abbigliamento informale ed ascoltare la musica. Ma soprattutto rido di più, sia con i colleghi che con i clienti. Non che con i colleghi di prima non ridessi, ma fra i due posti di lavoro esiste una differenza grandissima in termini di ambiente, atmosfera, regole di comportamento e relazioni con le persone. In un ambiente come un ristorante al mare, piuttosto che le quattro mura di un ufficio (tra l’altro come il mio non aperto al pubblico), ci sono moltissime più occasioni per ridere. Ridere a crepapelle con le lacrime agli occhi, come quando ci travestiamo a Ferragosto con accessori buffi per creare un’atmosfera di festa. L’atmosfera al ristorante non è ingessata come negli uffici di una pubblica amministrazione, soprattutto perché è diversa la clientela/utenza. Tra l’altro molti dei nostri clienti al ristorante sono stagionali, persone che vediamo spesso, e con loro esiste una tal confidenza che una battuta ci scappa sempre».

Quali soddisfazioni ti dà questo nuovo impiego rispetto alla tua vecchia occupazione?

«La soddisfazione più grande è derivata dal mio rimettermi in gioco a 45 anni. Lasciare il mio lavoro dopo 21 anni di servizio e cambiarlo con un lavoro per me pressoché nuovo è stata una bella sfida. Ricordo ancora quanto ero impacciata il 1° aprile del 2019, il mio primo giorno di lavoro al ristorante. In gioventù avevo lavorato in un bar sulla spiaggia, ma nel 2019 il ruolo che mi prestavo ad assumere era molto diverso: mi trovavo a dover affiancare il mio compagno quale coordinatore di due ristoranti, e sapevo che non avrei dovuto fare solo caffè. Ho dovuto apprendere le dinamiche di un lavoro nuovo e in quattro anni ho imparato molto cose. Ora mi occupo anche della contabilità e della gestione delle risorse umane di entrambi i ristoranti, oltre a fare i caffè! Oggi raccolgo le soddisfazioni dei miei primi quattro anni di lavoro, seminando già per raccogliere quelle che verranno».

Il tuo primo viaggio d’inverno è stato nel 2019. Sei stata due mesi in Sud Africa e Mozambico. Molto diverso dalle canoniche 2/3 settimane di ferie. Ti va di raccontarcelo?

«Già, molto diverso! Con tanto tempo a disposizione il viaggio diventa un pezzo di vita. Non è più una vacanza. Entrano in gioco routine di vita quotidiana come andare a fare la spesa perché è impensabile, sia dal punto di vista del costo che della salute, poter mangiare sempre fuori a colazione, pranzo e cena. E poi non temi più gli imprevisti. Con così tanto tempo a disposizione, se capita un imprevisto, hai modo di cambiare l’itinerario di viaggio senza dover rinunciare a niente. Per esempio, in Sud Africa volevamo fare il bagno con lo squalo bianco (ovviamente al sicuro in gabbia), ma il giorno in cui l’avevamo programmato c’erano onde alte tre metri e l’escursione non era fattibile. Così abbiamo aspettato qualche giorno che le condizioni del mare migliorassero e siamo riusciti a non farci mancare questa avvincente avventura, semplicemente perché per noi è stato possibile rimandare. Allo stesso modo puoi cambiare l’itinerario strada facendo: se un posto ti piace stai di più di quello che hai preventivato, se un posto non ti piace stai di meno. In assoluta libertà!

E poi vuoi mettere ritornare da un viaggio e non avere l’incubo del rientro in ufficio il giorno dopo, perché ovviamente tutti i giorni di ferie sono dedicati alla vacanza?!? Sveglia al mattino presto, vestirsi con abbigliamento pesante, uscire che fuori è buio e freddo, arrivare in ufficio che sembri uno zombie ma devi comunque sorridere a tutti perché sei tu quella fortunata che è appena stata in vacanza… Che trauma! Ora invece il nostro rientro dai viaggi è molto più dolce, ho tutto il tempo per andare a trovare familiari ed amici e disfare le valigie».

L’inverno successivo è arrivato il Covid e non hai potuto viaggiare, ma come tu stessa dici hai intrapreso comunque un “viaggio” emozionante fra i senza tetto e gli anziani soli partecipando a progetti di solidarietà della tua città. Che tipo di esperienza è stata?

«A novembre 2020, finita la stagione estiva, con l’impossibilità di uscire di casa a causa della pandemia in corso, mi sono ritrovata che il mio tempo era tutto tempo libero, non avendo genitori anziani problematici e bambini da gestire. Per cui mi sono sentita in dovere di impiegare questo mio tempo in qualcosa di utile in quel particolare momento storico. In quel periodo aumentava il numero degli anziani che non riuscivano ad uscire di casa per fare la spesa e dei senza tetto costretti a dormire per strada per via della chiusura dei dormitori della città. Così ho partecipato ad alcuni progetti di solidarietà: portare il pasto a casa degli anziani, preparare i sacchetti con il cibo da distribuire ai senza tetto e coordinare il progetto di apertura di un albergo per i senza tetto».

Alessandra Bellettini

Che emozioni ti ha lasciato tutto questo?

«Partecipare a questi progetti in un momento in cui ci avevano tolto tutto – famiglia, amici, viaggi, sport, svago, tutta la nostra libertà – mi ha fatto sentire viva e utile. A quel punto alzarmi la mattina dal letto aveva un senso e la mia giornata si riempiva di incontri, con altri volontari e con le persone che aiutavamo.

L’esperienza con gli anziani mi ha fatto capire che il loro sostentamento alimentare dipendeva esclusivamente da noi volontari. Non avevano famigliari che potessero prendersi cura di loro, e questo mi ha lasciato dell’amaro. Ma ho anche tanti bellissimi ricordi, come l’intesa molto forte creata fra noi volontari, quasi tutte persone che in quel periodo si erano trovate con tanto tempo libero a causa della pandemia e avevano deciso di metterlo a disposizione degli altri. E poi ricordo con tanto affetto un anziano estremamente dolce che, probabilmente ignaro di ciò che stava succedendo nel mondo fuori casa sua, mi invitava sempre ad entrare per regalarmi dei biscotti. Purtroppo noi volontari, per ridurre il più possibile i contatti, non potevamo entrare in casa. Tutte emozioni nuove per me, nel bene e nel male, ma che erano Vita!».

Nel 2021 sei stata 2 mesi a Guadalupa, isola francese nel mar dei Caraibi. Che cosa ti ha colpito di più di questo viaggio?

«Mi ha colpito la sintonia fra me e il mio compagno nonostante il viaggio fosse un po’ diverso da quello che io chiamo “viaggio”. Solitamente amo più i viaggi itineranti, lui i viaggi stanziali, per cui cerchiamo sempre di mediare fra queste nostre due anime, consapevoli del fatto che quando sei in viaggio per mesi e trascorri la tua vita con il tuo compagno h24 7 giorni su 7 è necessario avere una forte complicità.

Apro una parentesi: considero il mio non semplicemente un cambio di lavoro, bensì un vero e proprio cambio di vita, che ha coinvolto in toto anche il mio compagno, trovandomi d’estate a lavorare con lui e d’inverno a trascorrere la maggior parte del mio tempo con lui. Per cui il mio cambiamento rappresenta anche una prova molto forte della nostra vita di coppia insieme, una coppia che vuole evolversi e crescere pur stando insieme da ben 28 anni!! Anzi, forse proprio per questo!».

Una prova che dopo 4 anni non vi ha scalfito. Tornando al viaggio, come mai la scelta è ricaduta su Guadalupa?

«A novembre 2021, sempre per via del Covid, esistevano ancora limitazioni negli spostamenti verso tantissimi Paesi, per cui la nostra scelta ricadde sulla Guadalupa dove gli spostamenti erano possibili in quanto parte dell’Unione Europea. La Guadalupa è un’isola nel Mar dei Caraibi con una superficie di poco più di 1600 km2, non esattamente il posto per un viaggio itinerante. Man mano che eravamo in viaggio, però, non disprezzavo affatto il ritmo più rilassato di una vacanza su un’isola tropicale. Anzi, forse perché venivamo da una stagione lavorativa al ristorante difficile, quel tipo di viaggio in quel momento era proprio ciò che ci voleva per ricaricare le batterie. Abbiamo fatto principalmente vita da spiaggia e tra l’altro ci siamo trovati costretti a soggiornare per 22 giorni a Terre de Haut, una chicca di isola di poco più di 5 km2, perché sull’isola maggiore era in atto uno sciopero generale con manifestazioni molto violente.

Anche qui, il tempo a nostra disposizione ci ha permesso di gestire l’imprevisto, non avendo all’epoca ancora comprato il biglietto aereo di ritorno e non dovendo quindi per forza tornare sull’isola maggiore. Inizialmente, infatti, avevamo previsto di rimanere a Terre de Haut solo 5 giorni, ma siamo dovuti rimanere più a lungo, finché la situazione sull’isola maggiore non si è tranquillizzata. Alla fine siamo rimasti sull’isoletta 22 giorni, ma molto probabilmente saremmo rimasti comunque più dei 5 giorni inizialmente previsti, perché l’isola è davvero una chicca».

Il 2 novembre partirai per il tuo prossimo viaggio. Destinazione: Perù, Bolivia e Galapagos. Come ti stai preparando a questa nuova avventura? Hai già un itinerario?

«È il viaggio che avremmo voluto fare nel 2020 e che non siamo riusciti a fare per via della pandemia. Già a quel tempo avevo comprato le guide della Lonely Planet dei tre Paesi. Ora le ho riprese in mano e sto preparando il viaggio anche grazie alle guide, ai forum e ai diari di viaggio presenti in internet. Ecco il nostro itinerario, che abbraccia entrambe le nostre anime:

  • Perù: Lima, Paracas, Huacachina, Nazca, Arequipa e Canyon del Colca, Cuzco (Valle Sacra e Macchu Picchu), Puerto Maldonado (Amazzonia) e Lago Titicaca (sponda peruviana);
  • Bolivia: Lago Titicaca (sponda boliviana), La Paz e Salar de Uyuni;
  • Ecuador: Galapagos.

Quanto tempo dedicheremo ad ogni tappa lo vedremo strada facendo. Nella nostra bozza di itinerario c’è sicuramente un mese alle Galapagos: voglio farmi amico un leone marino!».

Alessandra Bellettini

Che cosa significa per te viaggiare d’inverno?

«È trascorrere del tempo con il mio compagno e condividere con lui l’amore che entrambi proviamo per i viaggi. È una parte di vita che non trascorriamo nella città in cui abitiamo ma ogni volta in un luogo diverso. È alzarsi la mattina in un posto nuovo con la curiosità e l’entusiasmo di esplorarlo. È fare un pieno di emozioni tanto che ad un certo punto ci sentiamo talmente sazi da sentirci pronti a tornare a casa, immensamente grati per le bellezze viste e gli stati d’animo provati. È fare un pieno di energie per la stagione lavorativa successiva».

Una vacanza di 2 mesi per molti è considerata un lusso. Inevitabile quindi una domanda sugli aspetti economici dei tuoi viaggi. In che modo riesci a sostenerti durante un viaggio così lungo?

«Mi sostengo grazie a quello che guadagno nei miei 6 mesi di lavoro estivo. Riesco a metter via i soldi per un viaggio così lungo perché c’è da dire che in quei 6 mesi di lavoro non ho vita sociale e quindi non ho nessuna spesa superflua. Tra l’altro nemmeno essenziale, come la spesa alimentare, perché mangio sempre sul posto di lavoro, e le altre spese essenziali come le utenze in quei 6 mesi si riducono al minimo.

Per quanto riguarda gli alloggi, generalmente scegliamo strutture che dispongono di una cucina, perché, come già detto, è impensabile mangiare fuori al ristorante per due mesi interi. E se le strutture private sono troppo care, scegliamo strutture con la cucina in comune, come gli ostelli. In passato ci è capitato spesso di scegliere anche sistemazioni con il bagno in comune per risparmiare, ma alla soglia dei 50 anni la privacy inizia ad acquisire un certo valore. Per ogni posto, poi, mi informo quali sono le modalità più economiche per visitare il paese, fra quelle disponibili. O il noleggio dell’auto o i mezzi pubblici, cercando di bilanciare costi e tempi di percorrenza».

Quindi è possibile viaggiare per così tanto senza spendere cifre esorbitanti?

«Se consideri il viaggio come un pezzo di vita che non vivi nella tua città ma in una località diversa, come è per noi, nel “quanto costa il viaggio” devi metterci anche quello che risparmi a non vivere nella tua città. Risparmi sulle utenze, sull’assicurazione di moto e auto, sulla spesa alimentare, sugli svaghi (uscite fuori a bere o mangiare, cinema, sport, per esempio). Ecco, mettendo sulla bilancia i costi e i risparmi derivanti dal viaggio alla fine non risulta poi così costoso. E se ci metti anche il budget che comunque avresti previsto per una vacanza della durata delle canoniche 2 settimane di ferie, diventa ancora tutto meno costoso. Senza contare che anche il periodo fa la differenza. Spesso le ferie si prendono nei classici periodi di agosto, Natale e Capodanno quando tutto è estremamente caro. In proporzione, quindi, stare via per due mesi diventa molto meno dispendioso che stare via due settimane. Inoltre, se come per noi il viaggio è ai primissimi posti nella lista delle cose per le quali i soldi sono ben spesi, beh allora ci guadagni!!».

Come è stata l’accoglienza nei tanti Paesi che hai avuto modo di scoprire finora?

«Sempre buona. Vogliamo essere rispettosi delle popolazioni con cui entriamo in contatto documentandoci prima di arrivare nel loro Paese su usi e costumi. Inoltre, regola fondamentale in ogni viaggio è tenere sempre un profilo basso e non ostentare. Ci piace, poi, mescolarci in mezzo a loro, frequentando i loro ambienti, soprattutto mercati e ristoranti. Ricordo che in Jamaica le più belle spiagge erano accessibili solo ai turisti e questa disparità con la popolazione locale mi aveva lasciato dell’amarezza».

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C’è stato un luogo che ti ha emozionato più di altri?

«È difficile dire quale luogo mi abbia emozionato più di altri. Ogni posto regala emozioni diverse. Emozioni che ti riempiono il cuore, come vedere gli animali liberi nel loro habitat naturale in Tanzania, Kenya, Costa Rica; nuotare con lo squalo balena in Baja California; veder comparire inaspettatamente decine e decine di delfini in Malesia; ricevere le fusa dei ghepardi in una riserva che si occupa della loro salvaguardia in Sud Africa; ammirare il tramonto e i suoi colori dalle dune del deserto in Oman; osservare i magnifici panorami delle Ande in Argentina; ritrovarsi, alla fine del canyon d’ingresso alla città di Petra, davanti al Tesoro in Giordania; navigare sul Rio delle Amazzoni in Colombia. E ancora emozioni che ti spezzano il cuore, come vedere i bambini di strada in Brasile, sporchi, scalzi, che chiedono cibo ai passanti; e vedere in quali condizioni igieniche vivono le famiglie nei villaggi galleggianti sui fiumi in Cambogia.

Il mondo è immenso, e a parer mio ogni luogo è degno di esser visitato. Così ogni volta scegliamo un posto nuovo in cui andare: un po’ perché appunto esistono tanti Paesi da esplorare e un po’ perché non ci piace tornare dove siamo già stati per non rovinare le emozioni provate la prima volta. Puoi trovare meraviglie dietro ogni angolo: sta a noi tenere gli occhi e il cuore aperti».

Alessandra Bellettini

In generale che consigli ti senti di dare a chi come sta pensando di cambiare la sua vita e partire per affrontare una nuova avventura, di vita o professionale?

«Per prima cosa chiediti se la tua voglia di cambiamento sia semplicemente un modo come un altro di sognare oppure qualcosa che vuoi veramente concretizzare. In questa seconda ipotesi chiediti quali sono le variabili determinanti per il cambiamento e, se sono variabili in tuo possesso, lavora affinché si possano realizzare. Ci può volere tempo perché tutto si incastri, a me ci sono voluti due anni. Se non vuoi ritrovarti con ripensamenti (e io non ne ho avuti nemmeno nella pandemia quando non si poteva viaggiare) prenditi il giusto tempo affinché la scelta sia ponderata e la decisione sia matura.

Ad esempio, le mie variabili determinanti sono state:

  • Che il mio compagno condividesse la mia scelta, viaggiando insieme d’inverno ma anche accettando di lavorare insieme d’estate.
  • Che ci fosse per me un lavoro estivo che mi permettesse di poter stare a casa e viaggiare d’inverno.
  • Aver finito di pagare il mutuo della casa.
  • Aver accantonato l’idea di diventare madre.

Variabili tutte concrete e reali. Forse si può arrivare ad una scelta del genere anche con un gesto d’impulso e con irrazionalità. Per me non è stato così, e sono contenta di averla ponderata bene».

Com’è cambiata la tua vita da quando hai deciso di licenziarti, lavorare sulla spiaggia in estate e viaggiare d’inverno?

«Adesso concentro la mia attività lavorativa in 6 mesi all’anno da aprile a settembre, in cui la mia sociale però si annulla. Poi ho altri 6 mesi all’anno in cui posso decidere completamente del mio tempo. Per circa 2/3 mesi viaggio, e questo è bellissimo, come ho abbondantemente detto. Ma c’è un altro aspetto che apprezzo moltissimo del mio cambiamento di vita: per i restanti mesi d’inverno che sono a casa ho tempo da dedicare alla mia famiglia composta dai miei genitori, mia sorella e i miei due splendidi nipoti (adoro fare la zia sitter!!). A loro posso dedicare un tempo molto diverso dai ritagli che solitamente si hanno con un lavoro annuale. Poi, posso mettermi a disposizione degli amici ed esserci in base ai loro tempi e alle loro esigenze. Posso gironzolare per le vie della mia città e fermarmi in un bar a prendere un caffè quando ne ho voglia. Posso andare in piscina la mattina senza dover aspettare la sera. Posso starmene nel letto come in questo momento (e sono le 9 di mattina) e gestire i miei impegni di oggi in assoluta libertà!».

Per contattare Alessandra Bellettini ecco il suo account Facebook:

www.facebook.com/alessandra.bellettini.5.