Paolo e il mio Brasile
Originario della provincia di Grossetto, Paolo – che ora ha 72 anni – ha trascorso gran parte della sua vita in Lazio. Da giovane, l’uomo ha vissuto a Roma e, passati i 40 anni, si è spostato a Viterbo, Tarquinia e Montalto di Castro lavorando come peritro di infortunistica stradale e commerciante insieme alla moglie Elisabetta, commerciante e attrice, con la quale ha una figlia di 23 anni, Marilù, e Sara, di 45 anni, frutto del primo matrimonio della moglie.
Paolo è arrivato per la prima volta in Brasile nel 2010, grazie a un conoscente che aveva invitato lui e la moglie a fare delle serate nel suo ristorante italiano a Rio De Janeiro. A Paolo ed Elisabetta è piaciuta molto la vita in città, più rilassata e vicina alla natura rispetto a quella in Italia.
Dal 2012 al 2016, Paolo ha vissuto a Tanguà, dove la figlia Marilù ha frequentato l’equivalente delle scuole elementari e medie italiane, poi, dato che non sono riusciti a ottenere il permesso di residenza permanente in Brasile, lui e i suoi cari sono dovuti tornare a Tarquinia. Quella è stata un’esperienza forte, perché Paolo e la famiglia hanno vissuto nel Paese da clandestini per tre anni e, al momento dell’uscita, nessuno ha detto loro niente.
Il Brasile è un Paese in cui trasferirsi con la famiglia ma Paolo dice che è necessario tenere sempre gli occhi aperti, perché ci sono problemi di sicurezza. È bene avere uno stile di vita tranquillo ed evitare di ostentare beni materiali. Nelle città più piccole in particolare c’è molto rispetto per i bambini. Per esempio, nella scuola pubblica i bambini possono rimanere a pranzo, di modo da facilitare i genitori che lavorano.
Paolo e la moglie divulgano la musica e la cultura italiana in Brasile nelle istituzioni pubbliche e soprattutto in occasione di feste o compleanni di discendenti italiani. Il Paese, infatti, conta circa 35 milioni di persone la cui famiglia proviene dal Bel Paese.
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Nel 2024 la coppia ha fondato una “ponto de cultura” ovvero un’associazione senza scopo di lucro e il Ministero della Cultura del Brasile li ha certificati come “necessari alla diversità culturale”.
Vivere in Brasile, come in ogni altro Paese del mondo, ha pro e contro. La burocrazia è generalmente lunga, complicata e costosa anche se oggi è possibile fare quasi tutto online. La sanità è gratuita per tutti ma non funziona molto bene a causa della corruzione e della carenza del personale. Chi può permetterselo, fa un piano salute e usa le strutture private.
I trasporti pubblici funzionano bene ma non nelle grandi città, dove sono insufficienti.
Appena arrivati in città, Paolo ed Elisabetta sono stati in un aparthotel, ovvero una sorta di residence, che si trovava in centro ed era molto confortevole. Con il passare del tempo, la coppia ha trovato una casa che fa al caso loro. Paolo e la moglie sono musicisti mentre la figlia è atleta professionista, quindi, la famiglia cercava un’abitazione in cui poter fare le prove o potersi allenare senza disturbare. Ora Paolo e i suoi cari vivono in una zona tranquilla, vicina al centro, lontano dalle favelas o da comunità pericolose e con dispositivi di sicurezza adeguati come il cancello di ferro e le grate alle finestre.
Quando Paolo e la moglie sono arrivati in Brasile, dapprima sono stati accolti con curiosità dalle persone del posto, perché erano gli unici stranieri nel quartiere, poi, con il passare del tempo, sono stati accolti nella comunità. Ad esempio, quando loro si assentano per qualche giorno, lasciano le chiavi alla vicina che controlla la casa e annaffia le piante. Nonostante questo, è sempre bene non abbassare troppo la guardia. Anche se gli italiani non hanno avuto a che fare con il passato di schiavitù che ha colpito la popolazione, molte persone del posto sentono di avere un credito verso gli europei.
La vita di un local può essere diversa in base al suo stato sociale. Chi è ricco lo è veramente, tanto da girare con l’auto blindata e da vivere in ville protette, mentre il cosiddetto “popolino” vive alla giornata. Molte di queste persone godono dei benefici del governo, senza nemmeno impegnarsi per trovare un lavoro. Il ceto medio, invece, è composto da persone perbene, che lavorano in maniera seria. Ai brasiliani in generale piacciono molto le feste, il churrasco (grigliata tipica) e la birra.
Paolo risiede in Brasile da 4 anni ormai e conduce una vita tranquilla. Vivendo lì, lui e la sua famiglia hanno imparato che “il domani non scappa” ed è inutile correre. La giornata inizia molto presto e alle 18 tutte le attività sono già chiuse. La vita è regolata dai ritmi della natura, lavorando durante il giorno e fermandosi di notte. Quando è necessario uscire dopo il calar del sole, di solito Paolo usa i taxi o Uber, perché non ha una macchina sua, e adotta le stesse precauzioni che adotterebbe a Milano o Roma di notte.
Paolo ha notato dei cambiamenti positivi sia nella sua salute sia in quella dei famigliari perché il clima sempre caldo li ha fatti dimagrire e ha fatto sparire i reumatismi e i dolori alle articolazioni. Inoltre, proprio perché il livello della sanità non è granché, Paolo presta una maggior attenzione alla salute.
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A chi sta pensando di trasferirsi a sua volta in Brasile, Paolo consiglia di passarci prima un po’ di tempo ma non per girare il Paese da turista bensì per cercare di viverlo come farebbe un residente. La vita lì è molto diversa da quella in Italia e non tutti possono essere disposti a cambiare così tanto le proprie abitudini.
A chi, invece, sta organizzando un viaggio lì, Paolo consiglia di alloggiare in catene di hotel conosciute e affidabili, di prenotare guide italiane e di non iniziare storie con uomini o donne del posto, sempre in attesa di “polli da spennare”. La polizia lì è molto attenta al rispetto delle leggi e anche solo fumare uno spinello può portare a conseguenze serie.
Dopo aver visto la vera povertà, Paolo ha imparato ad apprezzare quello che ha e a dare il giusto valore alle cose, riconoscendo ciò che è inutile.
Da quando si è trasferito in Brasile, ogni tanto Paolo torna in Italia. L’utima volta è stato in occasione dello scorso Natale, quando ha potuto rivedere la parte di famiglia rimasta lì. Dopo pochi giorni di freddo, però, l’uomo ha iniziato a sentire la mancanza del clima brasiliano anche se, al momento di rientrare in Brasile, separarsi dai cari è stato doloroso.
Guardando al futuro, Paolo, data la sua età, non ha sogni impossibili o lontani ma pensa a vedere sua figlia sistemata in Brasile. Il suo sogno, semmai, è di invecchiare cantando e in salute. Tutto il resto sarebbe solo qualcosa in più.
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E-mail: lizaepaolomusic@gmail.com
