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Andrea: la mia meravigliosa vita in Messico, Paese dove non tutto è facile

Andrea Maggio Messico

Andrea: la mia meravigliosa vita in Messico, Paese dove non tutto è facile

A cura di Maricla Pannocchia

La vita di Andrea scorreva placidamente: un lavoro come dirigente che gli dava soddisfazione e una quotidianità scandita dalle abitudini. Era il 2008, quando la vita ha deciso di fargli cambiare la direzione dello sguardo, donandogli un piccolo problema di salute.

In seguito a quell’episodio, l’uomo ha deciso di accettare l’invito della madre che, dal 1995, passava tre mesi l’anno a Puerto Escondido, in Messico, a diretto contatto con le tartarughe a Playa Escobilla. Quel “sì” detto alla madre avrebbe cambiato il corso della vita di Andrea che, però, sul momento, non ne aveva idea.

Una volta arrivato in Messico, Andrea ha cominciato a muoversi in quei luoghi che sua madre ormai conosceva benissimo ma che, per lui, non erano famigliari. Pian piano, la frenesia della vita quotidiana ha lasciato il posto a un ritmo più lento e Andrea ha iniziato a capire che quello che puoi fare alle 9, può essere fatto anche alle 10. Le persone del posto vivono in maniera più rilassata rispetto alla maggior parte degli europei e, appena arrivato, Andrea ha sentito qualcosa cambiare dentro di sé.

La voglia di correre sempre da un posto all’altro, di tenersi impegnato e, come un incerto equilibrista, districarsi fra le varie incombenze quotidiane, si è fatta un ricordo sempre più lontano fino a quando Andrea non si è sentito avvolgere completamente da quel nuovo modo di vivere. La sua scelta di cambiare totalmente settore in cui lavorare, forse, non è una gran sorpresa.

Nel 2009, Andrea ha comprato un ristorante a Puerto Escondido, reinventandosi come gestore di un’attività e pizzaiolo. L’anno successivo, la troupe del programma televisivo “La valigia dei sogni”, capitanata da Simone Annicchiarico, ha frequentato per 10 giorni il suo locale. Il loro scopo era visitare le principali località usate come set per il film “Puerto Escondido” di Gabriele Salvatores, girato lì venti anni prima.

La vita di Andrea scorreva senza particolari problemi e ogni giorno gli sembrava di svegliarsi in paradiso. Con le infradito ai piedi, l’uomo gestiva il suo ristorante e si godeva i momenti liberi fino a quando, una mattina come le altre del marzo 2013, non appena aperti gli occhi Andrea ha sentito il bisogno di tornare a fare quello di cui si occupava in Italia – principalmente, vendere impianti di sterilizzazione agli ospedali – ma in Messico.

Il mese dopo, quindi, Andrea ha cambiato nuovamente la sua vita. Lasciata Puerto Escondido, che ormai conosceva bene, l’uomo si è gettato a capofitto in un’altra aventura, trasferendosi nell’enorme e caotica Città del Messico. Andrea non vi era mai stato prima ma si è accorto subito che lì la vita sarebbe stata diversa, con possibili pericoli a ogni angolo, milioni di abitanti e una quotidianità lontana da quella per cui aveva scelto di lasciare l’Italia, fatta di relax e semplicità.

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Trovato lavoro presso un’azienda locale, Andrea si è nuovamente tuffato nelle gare pubbliche. Abbandonati infradito e shorts e con giacca e cravatta, come ai vecchi tempi, Andrea all’inizio si è sentito perso. Non conoscendo il funzionamento della burocrazia e le regole delle licitazioni pubbliche locali, Andrea era conscio di non ispirare particolare fiducia nei suoi clienti ma, con impegno e costanza, l’uomo è riuscito a vendere i primi impianti di sterilizzazione. Tuttavia, il vero salto di qualità è avvenuto solo nel 2015 quando, per una serie di eventi fortunati, Andrea è entrato in contatto con il presidente di un’azienda italiana operante nel suo stesso settore, che gli ha proposto di lavorare per loro.

Andrea ha accettato e, ancora oggi, è responsabile, per quest’azienda, per tutta l’America Latina e per i Caraibi. L’azienda ha aperto una filiale a Città del Messico e, dopo 10 anni, conta 52 persone che vi lavorano. Il lavoro ha fatto sì che Andrea possa viaggiare spesso fra i vari Paesi di questa parte di mondo che tanto ama.

Pensando ad altri italiani che possono sognare di trasferirsi in Messico, Andrea avverte che, da dopo il 2013, lavorare nel Paese è diventato più complicato. Prima, infatti, era possibile entrare come turista e poi richiedere il cambio della posizione migratoria ma, dal 2013, questo non accade più. Di conseguenza, è necessario entrare in Messico con un’assunzione nominativa da parte di un’azienda locale. A quel punto, la persona deve andare all’ambasciata messicana del suo Paese di residenza e farsi consegnare il documento richiesto. Anche comprare casa, per gli stranieri, non è facile e, per gli immobili a meno di 100 chilometri dalla frontiera o a meno di 50 chilometri dal mare, ci sono delle restrizioni.

Andrea, che vive lì da molto tempo ormai, pensa che il Messico sia cambiato molto da quando vi è arrivato. La maggior parte delle persone del posto riceve stipendi molto bassi e deve fare i salti mortali per sopravvivere. Naturalmente, le persone che, invece, hanno denaro a sufficienza, possono vivere senza particolari problemi ma, in ogni caso, il Messico non è un Paese in cui fare “la bella vita” spendendo cifre irrisorie.

L’esperienza in Messico varia anche in base all’approccio. Andrea racconta di aver sempre rispettato le leggi locali, sin dal giorno dell’arrivo nel Paese, disbrigando subito le pratiche per ottenere la residenza (FM3) di modo da avere il permesso per lavorare lì. In seguito, Andrea si è iscritto all’A.I.R.E. (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero) e, da qualche anno, ha la doppia cittadinanza. Questo gli permette di essere parte integrante del sistema del Paese.

La burocrazia può essere complicata ma non più di quella italiana, anzi, secondo Andrea, molte problematiche possono essere risolte piuttosto facilmente recandosi nei vari chioschi sparsi per le città. La sanità pubblica, al di fuori delle principali città, è scadente. Per questo, Andrea consiglia sempre di stipulare un’assicurazione prima di andare in Messico, di modo da potersi rivolgere a ospedali e cliniche di buona qualità, in caso di necessità.

In Messico ci sono 6 diversi livelli e gli stranieri appartengono automaticamente a quello più alto. I messicani, invece, possono accedere ai servizi medici pagando un ticket a seconda del livello di appartenenza. Anche il sistema pensionistico è diverso rispetto a quello italiano. Se una persona ha cominciato a lavorare prima del 1997, una volta raggiunti i 60 anni può andare in pensione, ricevendo un importo mensile che viene calcolato in base ai contributi versati nel corso degli anni.

Se, invece, un individuo ha iniziato a lavorare dopo il 1997, tutti i suoi versamenti si accumulano in fondi privati chiamati AFORE. Da quando andrà in pensione, la persona riceverà un contributo mensile fino al termine della disponibilità del fondo privato. A quel punto, finirà anche la pensione. Guardando al suo caso specifico, dato che ha iniziato a lavorare per un’azienda messicana nel 2013, Andrea pensa di andare in pensione nel 2027, sapendo di non avere a disposizione le settimane di versamenti minime per ricevere il suo AFORE in pagamenti mensili. Tuttavia, gli verrà depositato quanto pagato in versamenti. In più, raggiunti i 67 anni, Andrea riceverà la pensione maturata dagli anni di lavoro come dirigente d’azienda in Italia.

Andrea non ha avuto particolari probemi a trovare un alloggio. A Puerto Escondido, viveva in un bungalow nel suo ristorante mentre, una volta spostatosi a Città del Messico, ha vissuto con quella che ormai è sua moglie da diversi anni, Ruth. Nel 2017 la coppia ha acquistato una casa a Xochimilco, soprannominata la “Venezia messicana” per via delle sue Chinampas (isole costruite con fango e rami) e dei canali di acqua che risalgono all’epoca pre-ispanica, dove vengono organizzati giri con le trajineras (barche colorate e con fiori disegnati). Ormai, Andrea è completamente immerso nella vita locale: sua moglie è nata a Città del Messico e l’uomo lavora ogni giorno con 51 colleghi del posto.

Integrarsi con i messicani è stato facile sin da subito, anche grazie al supporto di sua moglie. Dopo quasi 17 anni trascorsi in Messico, Andrea ormai considera quella la sua realtà. Ciò che all’inizio gli sembrava strano ora fa parte della sua quotidianità. I locals sono suoi amici e punti di riferimento e, grazie alla permanenza a Puerto Escondido, ha potuto scoprire il vero Messico, con la sua cultura e le sue tradizioni.

Lì, infatti, regna la tranquillità mentre Città del Messico è caotica, con un traffico indiavolato già alle 6 del mattino, tanto che Andrea impiega almeno due ore per raggiungere l’ufficio, che si trova a 32 km da casa sua. Città del Messico, però, ha anche tanto da offrire: musei, parchi, mercati in cui, a differenza dell’Italia, è possibile assaggiare le specialità locali a qualsiasi ora.

Dato che la vita in Messico è molto diversa da quella in Italia, Andrea suggerisce ai lettori che stanno sognando un trasferimento lì di andarci prima in avanscoperta per circa tre mesi. Cambiare vita non è facile e, dopo i primi mesi guidati dall’entusiasmo, spesso arriva la nostalgia che ha spinto più di una persona a tornare nel proprio Paese di origine.

Un altro importante suggerimento che Andrea si sente di dare è quello di non pensare al Messico come a un Paese in cui tutto è permesso. Andrea ha amato il Messico sin dal primo giorno, iniziando ad abbracciare uno stile di vita così diverso da quello che gli era famigliare, tenendo sempre a mente di essere a casa dei messicani. Grazie a questo tipo di approccio, in quasi due decenni di vita lì, Andrea non ha mai avuto alcun problema.

Guardando al passato, l’uomo non cambierebbe la scelta di trasferirsi in Messico, tuttavia, cercherebbe di correggere alcuni errori commessi. Per esempio, se avesse l’occasione di tornare indietro, Andrea eviterebbe di comprare un ristorante ma si dedicherebbe sin da subito a svolgere un mestiere in linea con la sua esperienza di venditore di macchinari medici, perché è quello che sa fare meglio. Per il resto, Andrea è molto soddisfatto della sua vita privata, innamorato della moglie e orgoglioso di ciò che sono riusciti a creare insieme.

A chi desidera andare in vacanza in Messico, Andrea suggerisce di guardare oltre le mete più famose – come Cancún, Playa del Carmen e Cozumel – sicuramente bellissime ma che non hanno niente di autentico. Andrea consiglia di inserire nell’itinerario di viaggio luoghi come il Chiapas, Oaxaca e Baja California, prendendo parte anche a esperienze che aiutano a entrare davvero in connessione con le persone del posto.

Il Messico è spesso percepito come una girandola di colori in cui tutto è facile e possibile e, per questo, attira sia vacanzieri sia espatriati. In realtà, la vita nel Paese non è così semplice come una persona potrebbe immaginare e Andrea ribadisce l’importanza di integrarsi, senza sentirsi padroni, per evitare problemi. Vivendo lì, Andrea ha imparato molto: una lingua straniera che prima non conosceva, i ritmi messicani, le sue “stranezze” e le varie sfumature delle persone del posto.

Guardando al futuro, Andrea pianifica di lavorare ancora qualche anno, così come sua moglie, per poi ritirarsi nella loro casetta davanti al mare, ad Acapulco, a bere caffè all’italiana guardando il tramonto che incendia il cielo.

Per seguire e contattare Andrea:

E-mail: andrea.maggio962@hotmail.com

 

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