Il sentiero invisibile che avrebbe condotto Lucia e suo marito Leo in Costa Rica è stato imboccato quando la coppia aveva venti anni. Viaggiatori e spiriti liberi, i due giovani lavoravano per gran parte dell’anno in bar e ristoranti per poi spendere letteralmente tutti i soldi nei viaggi.
In quei due o tre mesi, la coppia toccava varie zone del mondo: Asia, Africa, Centro e Sud America… più una destinazione era lontana, meglio era.
A un certo punto, però, Lucia e il marito hanno sentito il bisogno di metter su famiglia. Un giorno, mentre si trovavano sulla spiaggia di Santa Marta, in Colombia, i due si sono guardati e Lucia, avendo intuito che Leo stava pensando la stessa cosa, ha chiesto: “Ma un giorno faremo un bambino o una bambina?”
La scena si è ripetuta durante un viaggio in Madagascar quando, con gli sguardi che spaziavano sul panorama sotto le montagne su cui si trovavano, Lucia e Leo si sono posti ancora una volta quella domanda.
Alla fine, la risposta è arrivata: avrebbero messo su famiglia, sì, ma non in Europa. Anche gli Stati Uniti, dove comunque non avrebbero potuto costruirsi una vita, erano da scartare. Quelle erano tutte zone troppo simili all’Italia mentre la coppia cercava un Paese che fosse diverso da quello in cui era cresciuta.
Del resto, Lucia e il marito non si sono mai sentiti parte della massa, tanto da rivedersi nella scena de “Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie”, in cui il Cappellaio Matto esclama: “Corri, Alice, corri! Scappiamo da qui, che sono tutti normali!”
Nell’ottobre del 2011, quando Lucia aveva 33 anni, Leo 36 e la bambina che era arrivata, Ada, aveva 7 mesi, la famiglia è salita a bordo di un aereo. Le valigie di Lucia erano piene di bavaglini, pappe in busta e tutto quello che sarebbe stato necessario per la piccola, o almeno così credevano lei e il marito, perché non avevano idea di come i tanti vestitini si sarebbero rivelati inutili.
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La destinazione prescelta era la Costa Rica, Paese dove Lucia e Leo erano già stati a 20-22 anni, con un gruppo di coetanei per vivere un’avventura con tende, zaino, griglia e sacco a pelo. Quella è stata davvero un’esperienza unica, in cui i ragazzi hanno vissuto per un mese nella giungla, senza soldi, cucinando quello che riuscivano a procurarsi.
La Costa Rica è un Paese multiculturale, con tante razze che si mischiano, e questo ha sempre interessato Lucia. In più, geneticamente i figli della coppia avrebbero avuto alte possibilità di essere biondi e con gli occhi azzurri, come il padre, e lei voleva evitare una sorta di “razzismo al contrario”.
Arrivati nel Paese, la coppia ha comprato una macchina a San José, con tanto di seggiolino per la bambina, e poi si è diretta a prendere il traghetto al porto di Puntarenas. La loro destinazione finale era Montezuma, un paesino in mezzo alla giungla dove però vivono molti stranieri e che conta anche una scuola privata.
Arrivati quando era già sera, Lucia, Leo e la piccola Ada si sono fermati a dormire in un albergo. Poi, hanno affittato una casa, iniziando a conoscere le altre persone che abitano lì e a diventare parte di quel loro nuovo mondo. I soldi da spendere non erano molti ma la loro era una vita semplice, a stretto contatto con la natura, scandita da giornate passate in spiaggia. Nel frattempo, la coppia cercava di capire se quello fosse il posto giusto per loro e per la bambina.
Una volta trovato un’asilo a cui iscriverla, dove tutti i bambini erano di una nazionalità diversa e la maestra era un’italiana che viveva lì da 30 anni, anche Ada ha iniziato a parlare spagnolo (Lucia e Leo lo parlavano già piuttosto bene).
In quel periodo, la famiglia ha dovuto adattarsi a un modo completamente nuovo di vivere, con la giungla sull’uscio. Se all’inizio Lucia aveva paura anche solo di un ragnetto, ora li caccia a mani nude, anche se sono più grossi! Dapprima, la donna era terrorizzata dagli scorpioni mentre adesso, quando ne vede uno, afferra un coltello da cucina e lo taglia a metà.
A un certo punto Lucia e Leo hanno sentito il bisogno di comprare una casa, quella che sarebbe stata la loro prima abitazione come famiglia. Dopo qualche anno ne hanno trovata una perfetta: 12.000 metri di giungla su una montagnetta lontana da tutto.
Ecco che sono cominciati i lavori di ristrutturazione della casa e Lucia è rimasta incinta per la seconda volta. Una volta nato Tico, è arrivata anche la residenza permanente. Prima di avere quella residenza, la famiglia doveva andare in Nicaragua ogni tre mesi per timbrare il passaporto, affrontando uno stancante viaggio di 12 ore tra andata e ritorno.
Quello è anche l’anno in cui sono andati a trovarli i nonni e uno zio e, proprio con questo zio, Leo ha acquistato il terreno su cui poi sarebbe sorto l’hotel che la coppia ora gestisce, il “Blanconejo”, che è anche la loro casa. Si tratta di sette casette con una piscina al centro e questo lavoro, per Lucia, è anche un modo per occuparsi dei figli e passare il tempo con loro, invece di affidarli a una baby-sitter.
In questi 15 anni di vita lì, Lucia ha visto molti cambiamenti nel Paese. Se prima era difficile trovare qualsiasi cosa (e se la trovavi era carissima), ormai sono arrivati i negozi dei cinesi e non manca più niente. Il loro trasferimento in Costa Rica, peraltro con una bambina di 7 mesi, non è stato visto di buon occhio dai famigliari, che erano preoccupati al riguardo.
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“Cosa farete se prenderete la dengue?” chiedevano questi e Lucia rispondeva, “Andremo in ospedale, come fanno tutti”. Sia lei sia il marito, pur essendo giovani, erano dei grandi viaggiatori che avevano girato Sud America, Asia e Africa zaino in spalla e, per questo, sapevano che preoccuparsi non serve a nulla se non – come dice la parola stessa – a occuparsi in anticipo di qualcosa che non è ancora accaduto.
La vita di Lucia e della sua famiglia è semplice e serena. I bambini frequentano una scuola privata IB, che si chiama Futuro Verde ed è molto costosa. Negli anni, Leo ha costruito molte case e spesso le vende agli americani che non parlano spagnolo. Questo permette loro di pagare tutte le spese perché, ricorda Lucia, la Costa Rica è molto costosa.
Vivere lì non è per tutti. Un conto è andarci in vacanza ma viverci a lungo termine – specialmente nella giungla – richiede una forte capacità di adattamento e determinate caratteristiche che non ogni persona ha. È necessario tenere di conto di fattori esterni come il clima o gli insetti però, per Lucia, che non si sarebbe mai trasferita in una città, quello è un angolo di paradiso.
La vita in Costa Rica è molto diversa da quella in Italia. Nel Bel Paese, Lucia ha notato che con le altre mamme neanche si guardano in faccia e tutti le danno del “lei”. In Costa Rica, invece, le persone la chiamano muchacha e lei gode di rapporti autentici, collezionando sorrisi e raccontando storie a chi gliele chiede.
Lì, Lucia è circondata da persone di tutte le età – dai 25 ai 75 anni – mentre l’Italia, secondo lei, ormai è “un Paese per vecchi”.
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