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Come bet365 ha trasformato la pandemia nella sua stagione d’oro

Come bet365 ha trasformato la pandemia nella sua stagione d'oro

Come bet365 ha trasformato la pandemia nella sua stagione d’oro

Mentre il mondo affrontava lockdown e restrizioni, una società britannica ha vissuto il periodo più redditizio della sua storia. bet365, colosso delle scommesse online, ha trasformato l’isolamento forzato di milioni di persone in profitti record, diventando il simbolo di come la pandemia abbia creato vincitori e vinti in modo arbitrario.

L’onnipresenza di un marchio vincente

Durante una partita di calcio tra Stoke City e Watford, il nome bet365 era ovunque: sulle maglie dei giocatori, sui cartelloni LED, persino sulle sedie vuote dello stadio bet365. Non si trattava di semplice sponsorizzazione: la famiglia proprietaria della società possiede anche la squadra. Per chi voleva seguire l’incontro in diretta, l’offerta di bet365 includeva anche la possibilità di vederlo in streaming, una funzionalità che durante il lockdown è diventata particolarmente preziosa per gli appassionati.

I dati dei competitor confermano il trend esplosivo: Flutter Entertainment ha registrato un aumento del 30% dei ricavi dalle scommesse sportive nell’estate 2020, con una crescita del 40% nel numero medio giornaliero di scommettitori. In un’Inghilterra affamata di calcio ma confinata in casa, il gambling online è diventato l’equivalente britannico del day trading americano.

I numeri straordinari di un impero familiare

I risultati finanziari di bet365 raccontano una storia di successo senza precedenti. Denise Coates, co-amministratore delegato della società, ha guadagnato oltre 420 milioni di dollari nel 2019, diventando la donna più pagata al mondo. Una cifra che supera di oltre 12.000 volte lo stipendio medio a Stoke-on-Trent, la città dove ha sede l’azienda.

Il profitto operativo ha toccato il miliardo di dollari nel 2019, consolidando bet365 come l’operatore più redditizio del settore. La famiglia Coates è oggi il maggior contribuente del Regno Unito, con 785 milioni di dollari versati all’erario. Con un patrimonio stimato in 6,4 miliardi di dollari, Denise Coates ha costruito un impero partendo dall’acquisto di un dominio su eBay nel 2000.

Il prezzo umano del profitto

Dietro i numeri record si nasconde una realtà inquietante. Un rapporto della Camera dei Lord ha rivelato che il 60% dei profitti del settore proviene dal 5% dei clienti: giocatori problematici o a rischio dipendenza. Durante l’estate del 2020, la Gordon Moody Association ha registrato un quadruplicamento delle chiamate da parte di giocatori con pensieri suicidi.

Lewis, 25 anni, conosce bene questo inferno. Dopo aver vinto 77.000 dollari a 16 anni, ha passato anni a rincorrere quella sensazione iniziale. “Durante il lockdown non c’era nulla per distrarmi”, racconta. “Non potevo vedere gli amici, andare al pub o al ristorante. A casa ogni secondo, finisci in un circolo vizioso”. Per lui, bet365 è la piattaforma più insidiosa perché soddisfa l’impulso costante di scommettere, giorno e notte, su eventi in tutto il mondo.

L’innovazione al servizio della dipendenza

Il successo di bet365 deriva anche dalle sue innovazioni tecnologiche. L’in-play betting permette di scommettere durante gli eventi sportivi su dettagli insignificanti: quanti calci d’angolo in 10 minuti, chi verrà espulso, cosa accadrà per primo. La piattaforma copre 100.000 eventi all’anno, dalle corse di levrieri in Nuova Zelanda al tennis da tavolo femminile in Ucraina, fino a eventi virtuali generati al computer.

Ma c’è un lato oscuro in questa apparente generosità. Brian Chappell, che ha vinto circa 4.800 dollari scommettendo sui cavalli, si è visto improvvisamente limitare le puntate a 2 dollari. “Se sei bravo vieni bannato, se sei scarso ti assegnano un manager VIP che ti tiene in gioco“, denuncia il fondatore di Justice for Punters. Una strategia che lui definisce “ban or bankrupt”.

Calcio e scommesse: un matrimonio indissolubile

L’industria del gambling opera sotto regole eccezionalmente permissive in Gran Bretagna, risalenti al 2005 e pensate per le agenzie fisiche. Il 70% delle squadre delle prime due leghe inglesi guadagna milioni esibendo loghi di società di scommesse sulle divise. Persino chi si oppone per principio finisce per trarre profitto dal sistema.

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