Voglio Vivere Così Magazine

Dai giardini pubblici fra i diseredati alle avventure indiane e alla mia nuova vita da scrittrice. Ecco come ho cambiato la mia esistenza

Simonetta Magni

Vivere in India

Simonetta Magni – E ricordati che dovrai rinascere

Vent’anni fa a Como, a causa di un’ingiustizia subita – mi fu sottratta la mia casa – trascorsi lunghi periodi seduta su una panchina dei giardini pubblici, conoscendo tutti gli aspetti di quel tipo di esistenza, fra i diseredati della città.

Tanti, fra costoro, non ne uscirono mai. Qualcuno impazzì. Un paio fra di loro si suicidò. Io scelsi di partire per l’India. Ed essa diventò ben presto il mio nuovo amore.

Ho vissuto in India per 16 anni – e presto ci ritornerò – quasi senza denaro, godendo di paesaggi incantevoli e suggestivi, di avventure eccezionali e beneficiando di un’immersione costante nel mondo della saggezza e della conoscenza autentiche.

In quell’immensa nazione ci si sposta agevolmente dalla catena himalayana ai deserti, dalle lagune tropicali a qualche antichissimo tempio isolato nella giungla o in qualsiasi altro luogo, con cifre irrisorie.

A quel tempo, un “thali” – un vassoio di riso accompagnato da intingoli di verdure e legumi servito a volontà – nei ristoranti popolari, poteva costare anche soltanto 20 centesimi di euro. Una notte in un ashram, meno di un euro. Attualmente i prezzi sono leggermente aumentati ma rimangono, in certi ambiti, anche di dieci volte inferiori ai nostri.

Spesso, nell’eterna estate del sud, beatamente rilassata al tavolo di qualche ristorante all’aperto fra le palme da cocco a picco sull’oceano, rimirando l’infinita distesa scintillante sotto di me, ricordavo i cieli bigi di quel periodo nel nord Italia e la gente imbacuccata dagli sguardi spenti e annoiati che si affrettava verso il luogo di lavoro, per trascorrere un’insulsa giornata rinchiusa in qualche ufficio giusto con il fine di poter pagare alloggio, riscaldamento, auto, bollette, tasse varie ed ottenere sempre più inutili possessi ed oggetti.

E ringraziavo me stessa per avere sempre avuto l’ardire di abbandonare situazioni che non mi soddisfacevano per tuffarmi nell’ignoto, rischiando il tutto per tutto.

In India conobbi molti italiani ed altri occidentali che hanno scelto di recuperare uno stile di vita a dimensione d’uomo.

Alcuni vivono lì stabilmente mentre altri rientrano in patria per fare un lavoretto stagionale, recuperare un po’ di denaro e poi ripartire per l’India.

Esistono località specifiche frequentate da occidentali come Goa, sull’oceano; un ottimo luogo dove arrivare come primo approccio sono Kovalam e Varkala, sempre sull’oceano, nel Kerala. C’è la città spirituale di Auroville.

C’è Dharamsala, luogo del Governo in esilio del Dalai Lama, sulla catena himalayana. Ci sono i vari ashram sparsi un po’ ovunque.

Particolare quello della potentissima santa Sri Mata Amritanandamayi, conosciuta come “la madre che abbraccia”, immerso in un paesaggio tropicale sull’oceano di incredibile bellezza. Nel mio libro “E ricordati che dovrai rinascere”, un resoconto dei miei 16 anni di India oltre che una cronaca della mia vita fra i diseredati a Como, ho cercato di descrivere nel modo più dettagliato possibile molte di queste località e che cosa incontra l’occidentale che vi si avventura.

Per quanto mi riguarda, in India, dove la dimensione del trascendente è preponderante, ho scoperto qualcosa di immenso nel quale mi sono riconosciuta.

Il tempo a mia disposizione mi ha permesso di fare una ricerca interiore, filosofica e spirituale, che attendeva da tempo e di mettere maggiormente a fuoco quali fossero veramente i valori della mia vita. Soprattutto ho vissuto con esseri straordinari che mi hanno messa in contatto diretto con la dimensione del miracoloso.

Avendo finalmente tempo a disposizione, ho anche potuto riprendere a scrivere, una mia passione da adolescente che mi aveva portata a pubblicare racconti su note riviste e a scrivere per un quotidiano.

A Como, una volta riottenuta la casa di mia proprietà che mi era stata sottratta con metodi truffaldini, la vendetti e ne acquistai una sul mare da affittare d’estate. Anche quell’entrata contribuiva a rendermi ormai indipendente dalla schiavitù del lavoro e a permettermi di fare ciò che amavo.

Ora, pubblicato il mio libro (E ricordati che dovrai rinascere), faccio divulgazione di tipo spirituale e vengo intervistata in programmi televisivi e radiofonici. Credo che sia un crimine commesso nei confronti di se stessi, se per mancanza di tempo le nostre qualità innate rimangono latenti e non riusciamo a scoprirle e ad esprimerle realizzando ciò che ci sta più a cuore.

Impariamo quindi ad avere il coraggio di osare. Con cautela, per non mettere a repentaglio la nostra possibilità di sopravvivenza, ma osiamo.

Lo dobbiamo a noi stessi.

Simonetta Magni

simonetta_magni@yahoo.it

Exit mobile version