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Vincenzo: da Napoli a Nottingham, il posto perfetto non esiste, ma esistono le opportunità

Vincenzo Gargiulo

Vincenzo: da Napoli a Nottingham

A cura di Maricla Pannocchia

Il primo viaggio di Vincenzo – uno di quelli veramente importanti – comincia dalla stazione di Napoli Centrale. È un uggioso mattino che quasi sembra stridere con la solarità per cui la sua città è conosciuta e Vincenzo stesso si sente un po’ come il clima, incerto.

Il treno sale lentamente e l’uomo guarda il paesaggio cambiare da dietro il finestrino. Dentro, è tutto un tumulto. L’emozione è data dal sapere di star cambiando vita ma anche da tutte le paure e i dubbi che accompagnano scelte del genere. A Grosseto, Toscana, c’è il sole ad accoglierlo e Vincenzo lo prende come un augurio.

Dopo qualche lavoretto, Vincenzo decide di partecipare a un concorso per entrare al corso di OSS (Operatore Socio Sanitario), piazzandosi fra i primi 20 selezionati su 800 partecipanti. Quando la moglie e il figlio gli fanno i complimenti, l’uomo, seppur con un sorriso, si schermisce, “E’ stata solo fortuna, non bravura!”

Quando gli capita l’opportunità di fare un colloquio per un lavoro in una casa di cura a St Austell, in Cornovaglia, e lo supera, Vincenzo decide di partire con la famiglia. Del resto, l’Italia gli va stretta da un po’ di tempo e vuole dare più opportunità al figlio. Tuttavia, il viaggio verso la Cornovaglia non va come previsto e fa arrivare la famigliola in una cittadina che sembra uscita dal film “La famiglia Addams”. Atmosfere lugubri, vecchie abitazioni e un cielo sempre chiuso fanno scambiare sguardi preoccupati a Vincenzo e alla sua famiglia ma i problemi veri arrivano quando l’uomo inizia a lavorare nella casa di cura in cui è stato assunto. La manager è una donna alta e magra come un manico da scopa, con il volto arcigno e le maniere burbere. Quando questa scopre che Vincenzo è lì con moglie e figlio, storce il naso e domanda: “Ma allora non puoi lavorare sette giorni su sette?”. Vincenzo le risponde che, in realtà, può, anche se ha famiglia, al che la manager replica, “Allora, lavorerai dodici ore il giorno!”

Sul momento, l’uomo pensa che sia uno scherzo – anche se una tipa del genere non sembra certo in vena di divertimento – ma, quando capisce che la manager è seria, osserva che lavorare 12 ore il giorno è illegale. Quello che succede dopo è ancora un mistero, anche per Vincenzo, che, con il suo inglese maccheronico, non riesce a comprendere cosa sbraita la manager. Dato che l’accoglienza, nella cittadina, è praticamente inesistente, e le condizioni di lavoro non sono idonee, Vincenzo e la sua famiglia decidono di spostarsi a Nottingham.

Qui l’uomo lavora in cardiologia ed è HCAs, ovvero, Health Care Assistant Senior. Il suo compito principale è quello di aiutare il paziente a prepararsi all’operazione al cuore nonchè assisterlo dopo l’intervento. Vincenzo è orgoglioso dei suoi avanzamenti di carriera, che lo hanno portato a ricoprire un ruolo che in Italia non esiste come OSS, quello che gli permette di cannulare i pazienti, fare prelievi e l’elettrocardiogramma.

Vincenzo lavora nella sanità e non si sbilancia troppo riguardo il suo funzionamento ma racconta di come prendere un appuntamento con il medico di famiglia sia praticamente impossibile. Nel Regno Unito non esiste la prevenzione, com’è intesa in Italia – che comprende, ad esempio, le analisi del sangue ogni 6 mesi – ma si passa direttamente alla cura.

Per quanto riguarda la ricerca dell’alloggio, Vincenzo si angustia un po’ al riguardo perché non è facile, con un bambino, una moglie e solo pochi mesi di lavoro, ma, alla fine, trova un’abitazione con un contratto che dura 6 mesi (per la quale deve pagare 6 mesi di affitto anticipato).

La vita a Nottingham scorre bene, anche se, come un po’ ovunque nel mondo, i prezzi in città hanno subìto degli aumenti (pur non arrivando a essere alti come quelli di Oxford o Londra). Le spese mensili di Vincenzo si aggirano intorno alle 1200 sterline mentre, prima della Brexit, erano sulle 600 sterline.

Per il resto, l’uomo si gode la vita in famiglia, la sicurezza di poter contare su mezzi pubblici efficienti e puntuali, oltre che decisamente comodi e sicuri, con Wi-Fi e telecamere interne. A ripensare a come alcuni dei suoi parenti, prima della partenza, gli avessero dato dell’egoista, dicendogli che avrebbe rovinato la vita di suo figlio, Vincenzo sorride. L’uomo siede sull’autobus, di rientro a casa dopo una giornata di lavoro. È una serata piovosa ma questa non è una novità, a Nottingham.

Arrivato a casa, avrà giusto il tempo di fare una doccia, scambiare due parole con la moglie e con il figlio ormai diciassettenne, prima di uscire con i colleghi. Non lo fa spesso, ma ogni tanto capita, anche se le uscite hanno sempre a che fare con l’alcol e non riguardano mai una cena tranquilla o la visita di un luogo. Il suo collega Mark, ad esempio, una volta gli ha detto di non essere mai stato a Londra, e la cosa ha stupito non poco Vincenzo.

Mentre guarda la città scorrere leziosamente oltre il vetro del finestrino punteggiato dalle gocce di pioggia, Vincenzo ragiona su come la vita lo abbia portato lì. Il luogo perfetto non esiste, pensa l’uomo, ma, se potesse tornare indietro, farebbe nuovamente le scelte che ha fatto. Il figlio adesso parla inglese perfettamente e, un domani ormai dietro l’angolo, avrà molte più possibilità di trovare un buon lavoro rispetto a quelle che avrebbe avuto se la famiglia fosse rimasta in Italia. Il Regno Unito ormai ha chiuso le porte alla maggior parte dei sognatori, a quei ragazzi (o anche non più ragazzi), che, solo una manciata di anni fa, chiudevano speranze e idee in una valigia e partivano alla volta dell’Inghilterra, solitamente di Londra, per cominciare come lavapiatti e, poi, realizzare un sogno.

Adesso i sogni si sono persi dietro scartoffie burocratiche, permessi impossibili da ottenere per i più e perfino visitare l’Inghilterra, che resta sempre magica, specialmente nel periodo di Natale, non è più semplice come un tempo. La Brexit ha cambiato le carte in tavola, facendo digrignare i denti a un Paese che ha sempre rappresentato, per noi italiani, la possibilità di cambiare concretamente vita, senza dover andare dall’altra parte del mondo.

Vincenzo, però, proprio dopo l’inizio della Brexit, ha trovato un modo per esprimere sé stesso, raccontare e anche emozionare. L’uomo infatti ha iniziato a dipingere dei quadri, prima per gioco, poi, grazie anche al successo che sta riscotrando sulla sua pagina Instagram, come secondo lavoro.

L’autobus è quasi arrivato alla sua fermata e Vincenzo si prepara per scendere. Una bella stretta alla sciarpa e via. Nell’anticamera del cervello, mentre scende dal mezzo e viene accolto da una folata di aria gelida in pieno viso, Vincenzo pensa al suo nuovo sogno, quello di trasferirsi in un Paese che ama, la Spagna, dove il clima è più clemente e la vita può essere più colorata. In realtà, non gli dispiacerebbe neanche tornare in Italia, ma con uno stipendio alto, in grado di permettere a lui e alla sua famiglia di vivere una vita dignitosa.

Per seguire e contattare Vincenzo:

Instagram: vincenzogargiulo1973

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