Giuseppe: da 20 anni in Indonesia
A cura di Nicole Cascione
Sono ormai più di 20 anni che Giuseppe Riva ha lasciato l’Italia per trasferirsi in pianta stabile in Indonesia. Il desiderio di cambiare vita lavorativa e cambiamenti importanti nella vita personale, lo hanno spinto a compiere il grande passo. Dopo aver vissuto fino al 2010 a Giacarta, si è spostato a Bandung, la città verde chiamata anche Paris van Jawa. In Italia lavorava come geometra nella sua piccola impresa edile che ha chiuso nel momento in cui si è trasferito. Ora, dopo 10 anni di construction manager in un noto studio di progettazione in Bandung Jawa ovest, si occupa di cantieri edili.
Giuseppe, dopo essere andato in Indonesia nel 2003, per trovare tuo padre, hai deciso di trasferirti stabilmente sul posto nel 2005. Cosa ti ha indotto a lasciare l’Italia?
All’inizio l’opportunità di cambiare qualcosa nella vita lavorativa, avere più successo. Poi nel maggio 2006, appena rientrato, mia moglie ha chiesto il divorzio. Allora ho visto l’Italia vincere la coppa del mondo, ho fatto le valigie e son tornato in Indonesia con soli mille euro. Da allora, sono ancora vivo… Alla faccia di chi mi vuole male.
Di cosa ti occupavi in Italia? E di cosa ti occupi ora?
Sono un geometra e avevo una piccola impresa edile che ovviamente ho chiuso. Tra tasse, commercialista e le varie leggi nostrane ed europee, diventava sempre più insostenibile, oltre ad alcuni clienti che diventavano sempre più esigenti e si lamentavano dei prezzi, volevano meno fatture possibili, etc. Insomma, una spinta in più ad andarmene via. Ora dopo 10 anni di construction manager in un noto studio di progettazione in Bandung Jawa ovest, continuo ad occuparmi di cantieri edili, come costruzione di High Rise Building, Hotel, ospedali e grandi complessi residenziali fino a 3mila villette.
Dal punto di vista professionale, quali differenze hai potuto notare rispetto all’Italia?
Noi stranieri siamo visti bene perché siamo professionali, conosciamo la materia, abbiamo una scuola migliore, ma qui si deve anche imparare la loro cultura e i loro metodi di costruzione. Qui le gerarchie sono rigide, chi sta in basso non ha potere. Se lavori in ditte medio grandi puoi stare da Dio, io avevo macchina, autista, segreteria, uffici completi di office boy; tutte cose che in Italia non sapevo neanche cosa fossero.
Qual è il miglior pregio e il peggior difetto della vita in Indonesia?
Miglior pregio, nonostante l’87% sia musulmano, direi la gentilezza, tolleranza, pazienza. Il peggior difetto è che dicono sempre di sì, nel senso che: sì, ti ascolto, ma non vuol dire che sono d’accordo con te.
Quali sono le cose da evitare assolutamente?
Evitare di: indicare qualcosa con il dito indice o sul lavoro con il piede.
Entrare in qualsiasi casa con le scarpe.
Mangiare con la mano sinistra.
Droghe varie, qui le pene sono severissime fino alla pena di morte.
Non rubare mai, qui non è come da noi. Qui la massa ti bracca e sono in tanti, ti prendono e ti gonfiano di botte e la polizia non dice niente.
Qual è l’aspetto che più ti ha colpito del popolo indonesiano?
Il popolo indonesiano è molto amichevole, servizievole, sempre pronto ad aiutarti. Ospitalità fuori dal comune.
Ho un aneddoto per te. Quando al mattino in Bandung andavo in cantiere con la moto, era simpatico e faceva anche tenerezza vedere le ragazze che uscivano dalle viuzze strette, dove vive la povera gente, per andare a lavorare. Tutte ben vestite, per quel poco che si potevano permettere, camicette e pantaloni del mercato anche rammendati e il trucco, con quel rossetto rosso vivo. Direi una dignità toccante.
Come si vive la quotidianità? In modo più frenetico o più tranquillo rispetto al Bel Paese?
La quotidianità è simile alla nostra. Nelle grandi città frenetica, nei paesi è più calma, eccetto per il traffico che nelle ore di punta Roma in confronto è una bazzecola. Dove vivo io a Bandung la capitale di Jawa ovest, denominata la Parigi di Giava e/o la città dei fiori, si vive più tranquilli, la gente se ne importa poco degli orari di lavoro. Bandung è una città grande come la mia Como, ma con 4,5 milioni di abitanti situata a 700 mt sul mare e circondata da montagne e vulcani, il clima è buono e la notte fa freddo…in più ci sono le donne più belle dell’Indonesia.
Quali sono i pro e i contro del vivere in Indonesia?
I pro sono tanti: più sicura dell’Italia; i trasporti per la maggior parte privati sono capillari, son più di 10 anni che ci sono moto taxi e auto taxi online.
Puoi mangiare quello che vuoi all’ora che vuoi. Tu stai a casa un giorno intero e tutto quello di cui hai bisogno ti passa davanti a casa tutti i giorni, compreso la domenica. Dalla colazione, agli spuntini, alla cena, il sarto in bicicletta, il ciabattino, l’affila coltelli, verdure, frutta, ripara orologi e ombrelli. Insomma di tutto e di più.
Puoi aprire molte attività senza permessi e tasse, cosa da noi impossibile.
Di contro c’è una corruzione impressionante a tutti i livelli nel pubblico, quindi parlamentari, ministri, governi regionali, provinciali, comunali, polizia, militari, impresa semi pubbliche e private. Insomma tutti.
L’Indonesia ha molte risorse importanti, petrolio, gas, carbone, nichel, legname etc etc. Il tutto a discapito della popolazione più debole, che fa sempre più fatica a sbarcare il lunario. Il sistema scolastico non è ai nostri livelli e dopo le medie se non hai soldi ti fermi lì. Gli ospedali migliori che hanno non sono all’altezza dei nostri, per attrezzature e conoscenze. La giustizia si può comprare.
Come e in cosa sei cambiato in tutti questi anni di permanenza fuori dall’Italia?
Come sono cambiato? E’ una bella domanda. In Indonesia ho imparato la tolleranza, la pazienza, la carità. Se dai dei soldi a chi ha bisogno, ti ritornano moltiplicati. Non essere arrogante ma prega il tuo Dio e chiedi l’aiuto di cui hai bisogno e vedrai che al momento giusto te lo concederà. Qui ci sono tre cose che non hanno nessuna importanza, il tempo, l’età e la morte. Alla fine direi che sono più umano, come ai tempi di quando ero bambino. Probabilmente ho scritto troppo poco di quello che mi ha insegnato questo Paese e delle esperienze che ho vissuto in più di 20 anni insieme alle molteplici razze che ho incontrato e i diversi paesaggi che ho visto, vivendo e lavorando con loro da Sumatra a Papua passando per Sulawesi.
Ma non è mica finita qua…tra poco partirò per altri progetti in località nuove.
