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“La vita in Finlandia: tra boschi, saune e un nuovo equilibrio personale”

Alessandro Ansani e la sua nuova vita in Finlandia

La vita in Finlandia: tra boschi, saune e un nuovo equilibrio personale

A cura di Nicole Cascione

“Ai finlandesi non serve chissà cosa per essere felici e questa è un’attitudine preziosa, da ammirare e apprendere.

Non a caso sono il paese più felice del mondo (per 7 anni consecutivi). Solo a guardarli, ci si rende conto che un paradigma di felicità diverso è possibile. Non si vedono molte macchine di lusso, vestiti alla moda o altri oggetti ‘vani’…si accontentano di poco. Che poi, quel ‘poco’…è davvero così ‘poco’?”.

Alessandro Ansani e la sua nuova vita in Finlandia.

Alessandro, un anno fa è iniziata la tua avventura finlandese. Racconta come tutto è iniziato:

E’ iniziato tutto in maniera rocambolesca e inaspettata. Anni e anni fa, parliamo del 2018, quando ancora non ero neppure entrato al dottorato ma già vivevo a Roma, ho cominciato ad appassionarmi alla ricerca di psicologia della musica di una professoressa che lavora qui a Jyväskylä. Questa passione è rimasta un po’ in sordina, ogni tanto leggevo qualche suo articolo, ci pensavo su, ma moriva lì. Anni dopo, nel 2022, ho deciso di scrivere un articolo proprio su alcuni temi di ricerca trattati da questa professoressa.

Così ho pensato di contattarla per chiederle di contribuire all’articolo e di firmarlo insieme a me. Non è stato facile, lei è spesso molto impegnata; ma non ho desistito. Un lungo e certosino lavoro di “stalking” sul quale oggi io e lei scherziamo molto. Visto che non rispondeva alle email, mi sono imbucato a una conferenza online che si teneva proprio qui e l’ho contattata nella chat:

“Per caso ha letto l’articolo che le ho mandato mesi fa?”“Articolo? Che articolo?”.

“Benissimo” – ho pensato. Ma poi lei s’è scusata mille volte di non averlo letto e mi ha pregato di rimandarglielo. Una settimana dopo mi ringrazia di cuore per il lavoro, dice che è molto ben fatto e che però non le pare corretto firmarlo con me, perché in fondo lei non ha fatto nulla. Rimango colpito, perché questo è l’esatto opposto di come funziona molta, troppa accademia italiana. Alla fine si convince: firmerà e pagherà lei le spese di edizione per pubblicare l’articolo su una rivista aperta al pubblico anche non accademico.

Qualche settimana dopo, inaspettatamente, mi riscrive: “C’è la possibilità di fare uno stage retribuito di 3 mesi qui a Jyväskylä, al Centre of Excellence in Music, Mind, Body and Brain. Che ne diresti di mandare un progetto?”. Ma sì, perché no, cosa saranno tre mesi in Finlandia? Sarà una bella esperienza. Ci provo, lei mi aiuta anche un po’ a scrivere il progetto; ma mi va male, non vengo scelto. Continuo allora a progettare il futuro della mia vita romana; la Finlandia era sfumata, e senza nemmeno troppo rammarico; non ci pensavo più. Passa qualche altra settimana e la prof. mi ricontatta: “Mi dispiace sia andata male, però ti posso dire che nel mio dipartimento presto inizieranno a cercare un profilo simile al tuo, stavolta non sono 3 mesi, è un assegno di ricerca (Postdoc) di 2 anni: tieniti pronto, migliora ancora il progetto, e mandalo quando si apre il bando.”.

Ci riprovo, senza troppe speranze: è un centro di eccellenza europeo, possono permettersi i ricercatori migliori d’Europa e anche di più…non ho alcuna chance. E invece passo la valutazione del progetto e mi scrivono per il colloquio orale, che sarà su Zoom. Al colloquio mi presento in condizioni pietose. Se mi aveste spiato 30 secondi prima di iniziare la videochiamata, mi avreste visto piangere a singhiozzi con la testa sul tavolo del salone della mia casa in affitto a Garbatella.

C’era da performare, da sembrare svegli e preparati, acuti, ma lo si doveva fare per un cambio di vita radicale, trasferirsi vicino al polo Nord, un qualcosa che più che eccitarmi mi spaventava a morte. Ed Elena? E mamma? I miei amici? Come farò a continuare a vederli? Ma c’era un pensiero consolatorio: non mi prenderanno mai.

Andiamo, facciamo ‘sta sceneggiata, e buona lì. Al colloquio mi dimentico di dire le cose più importanti, me ne esco con dei cliché allucinanti. Sai quelle cose tipo “so lavorare in gruppo”, “sono multitasking”…? Ma la prof ha capito di cosa mi occupo, e mi fa domande per farmi tirare fuori le skill che sa essere allettanti per il dipartimento. Un mese dopo deliberano e vengo ufficialmente chiamato a firmare il contratto. Ed eccomi qui!

L’università per la quale lavori ti ha proposto di restare fino a fine 2026. Qual è stata la tua risposta e perchè?

Sì, senza se e senza ma. Di certo voglio continuare a lavorare con loro. Ho suggerito soltanto che, se dovesse uscire una buona posizione in Italia, punterei a farmi assumere non in full-time, così da poter fare magari qualche mese in Italia e qualche mese in Finlandia. Hanno accolto la cosa con un gran sorriso, mi hanno detto che si può fare, ma che – e qui sta il bello – nel fare il business plan, loro mi considereranno comunque un full-time, di modo che, se non dovessi prendere nulla in Italia, potrò rimanere qui col miglior contratto possibile.

Come si vive in Finlandia? Quali sono i pro e i contro del viverci?

Così come in molti Stati europei, c’è da fare una distinzione: a dispetto del fatto che la maggioranza dei finlandesi vive ad Helsinki e nell’area meridionale, lo stile di vita finnico non è quello di Helsinki. Helsinki è una capitale europea e lo si nota subito. Quando non c’è la neve (da aprile/maggio fino a novembre circa), lì incontri uomini in giacca e cravatta e donne super eleganti tutto il tempo; hanno le loro cuffiette, si affaccendano, vanno al lavoro spesso in bici o coi mezzi pubblici. L’aria è chiaramente più pulita, ma non è difficile notare delle somiglianze con Milano o Torino nello stile di vita. Altro conto è vivere a Kuopio, a Jämsä, a Oulu o a Rovaniemi. Io vivo a Jyväskylä, una cittadina universitaria di circa 150 mila abitanti, considerando anche l’hinterland. La vita qui è tanto tanto lenta e molto a contatto con la natura. Certo, ci sono i cinema, due grandi centri commerciali, pub e ristoranti in buon numero, saune pubbliche, c’è una grande università e una buona movida studentesca; ma i passatempi principali dei finlandesi di Jyväskylä sono le camminate nelle foreste per raccogliere funghi, la palestra, l’hockey su ghiaccio e altri sport, le saune e i bagni nel lago…sì, anche quando è integralmente ghiacciato…lo si buca e ci si cala dentro. Non si dica mai che un finlandese si ferma davanti al ghiaccio!

Vado a ruota: una cosa che si sente subito, appena arrivati, è che qui la gender equality non è una parolaccia. Qui esiste ed è messa in pratica quotidianamente senza tanto clamore. Le ragazze fanno spesso e volentieri sport da noi considerati “più maschili”. Non è raro vederle spaccare la legna con l’ascia nei giardini delle loro case in legno. Qui ho capito che la moda e i vestiti di un certo tipo sono cose che ti puoi permettere solo in virtù del clima favorevole. Le donne raramente si truccano, o se lo fanno, mai in maniera vistosa, difficilmente mettono i tacchi e in genere vestono in maniera molto più informale che da noi, tranne quando vanno in discoteca, lì non siamo poi così dissimili. Gli uomini seguono lo stesso trend: giacca e cravatta sono una rarità, salvo in alcune professioni.

Per me questo è forse IL pro assoluto: l’informalità. All’università e nei luoghi di lavoro, in molti lasciamo un paio di scarpe comode (da tennis, o anche ciabatte) e andiamo in giro con quelle o direttamente con soltanto le calze. Sembra assurdo, ma no, non è considerato inappropriato al contesto. Così come non è considerato inappropriato se, durante una lezione o una conferenza, qualcuno tra il pubblico si mette a lavorare ai ferri o all’uncinetto. Maestre, maestri, professori, si chiamano tutti col nome di battesimo, che tu sia un alunno o un collega: non esiste Mister, Doctor, Professor, niente di niente. Mi pare che qui abbiano capito bene che il rispetto non si deve al titolo, ma alla persona che lo porta.

Altro pro? L’onestà estrema dei finlandesi…nel bene e nel male. Sono un popolo estremamente onesto. Sono molto fieri di pagare le tasse per avere il welfare che hanno e ci tengono moltissimo. Se qualcuno esibisce uno stile di vita troppo lussuoso per ciò che fa/dichiara, qualche altro cittadino può denunciarlo. Mi dicono che questo non è così raro.

Se ti cade un guanto per strada, una sciarpa o qualsiasi altra cosa, la troverai appesa esattamente nel luogo in cui l’avevi perduta. Se devono muoversi per pochi minuti, i finlandesi lasciano bagagli, zaini, cellulari e computer in spazi pubblici senza temere di non trovarli al loro ritorno. Sono molto diretti e se fai qualcosa che a loro non piace (tipo tenere le scarpe quando entri a casa loro), te lo fanno notare senza problemi…mai in maniera aggressiva o inappropriata, ma non fanno finta che va tutto bene. Per lo stesso motivo, apprezzano l’onestà altrui. Quindi se c’è un problema o una mancanza di qualche tipo, apprezzano che gli si dica chiaramente, non vogliono che si indori loro la pillola. Sono sorprendentemente lineari nel ragionamento: c’è un problema? Si parla e lo si risolve.

Qualche contro? Direi la distanza: non è gli Stati Uniti o l’Australia, ma, da calabrese, per tornare a casa ci impiego più di un giorno: parto da Jyväskylä, tre ore e mezzo di treno fino all’aeroporto di Helsinki, 3 ore circa di volo fino a Roma e lì devo per forza dormire e prendere il treno il giorno dopo, altre 4 ore. A fare tutto in giornata il rischio è altino. A ben pensarci, però, non è un contro della Finlandia, è più dei trasporti italiani.

Un altro contro…beh, è scontato: il buio, la luce e le temperature non sono per tutti.

Cosa puoi dirci del costo e della qualità della vita?

Sarò breve. Qui faccio lo stesso identico lavoro che facevo a Roma (Ricercatore Postdoc). Tralasciando la qualità dell’ambiente di lavoro, la qualità della ricerca e il work/life balance, tutte cose in cui la mia vita finlandese attualmente surclassa quella romana, quello che mi rimane alla fine del mese è più del doppio di quanto mi rimaneva in Italia.

E’ vero che la spesa al supermercato costa più che in Italia, ma non così tanto di più…il punto è che il salario è il doppio di quello italiano (anche di più), mentre la spesa costerà un 25-30% in più.

Certo, una birra al pub costa molto spesso 10 euro o più, una pizza in un locale può arrivare a costare 12 ma anche 23 euro. Ma qui il punto è: siamo proprio sicuri che sono cose che dobbiamo concederci così spesso?

Da calabrese quale sei, come riesci a convivere con le basse temperature e il lungo buio invernale?

Sono fortunato, nel senso che sono un calabrese molto atipico: soffro il caldo da morire e sono invece a mio agio col freddo. Non avevo affatto paura del grande freddo. Credimi se ti dico che anche quando siamo scesi a 25 o a 30 gradi sotto lo zero, per me non è stato affatto un dramma, anzi! Era molto emozionante andare a lavoro con quella temperatura, chiudersi in casa o in studio a suonare, bere tè, caffè o glögi nel periodo natalizio…hanno ragione i finlandesi: non esiste un freddo troppo freddo, esistono solo vestiti non adeguati. Poi nelle case e nei locali le temperature rimangono costanti, circa 21 gradi. Forse non mi crederai se ti dico che, di tutti i maglioni che m’ero portato, ne avrò usato uno solo, forse per 3 o 4 giorni.

Avevo invece molta paura del buio! A queste latitudini non c’è ancora la notte polare, però a dicembre l’alba è alle 10.30 del mattino e il sole tramonta alle 14.30 del pomeriggio. Mentre scrivo, le giornate si stanno accorciando rapidissimamente: a fine ottobre il tramonto è alle 16.10 e l’alba alle 7.50 (8 ore e 20 di luce). Tra un mese esatto il tramonto sarà alle 15 e l’alba alle 9 (6 ore di luce). Comunque, anche col buio è andata bene…quasi non me ne sono accorto: qui c’è sempre qualcosa da fare; si lavora in compagnia, si chiacchiera molto, si fanno tanti sport; il tempo non è scandito tanto dal sole, ma dalle interazioni e dalle attività. Poi è vero che è buio, ma la città rimane viva, i negozi sono aperti, le auto si muovono e questo ti restituisce un senso di vivacità che fa stare bene. Una cosa importante che consiglio a chi si volesse trasferire da queste parti per l’inverno è dosarsi la vitamina D e integrarla come si deve prima dell’inverno.

Quando sei arrivato in Finlandia quali sono state le prime difficoltà che hai dovuto affrontare?

Mi credi che ho difficoltà a rispondere a questa domanda? Ero terrorizzato dalla burocrazia. Appena arrivato, avrei dovuto fare tutte le carte, il permesso di soggiorno, l’assicurazione sanitaria, la certificazione per le tasse, perfino il passaporto, perché, avendo viaggiato sempre in UE, non lo avevo mai fatto. Ognuna di queste cose mi ha richiesto non più di 10 minuti e qualche prenotazione online per gli appuntamenti, sempre super puntuali, chiaramente. Giusto per il permesso di soggiorno sono dovuto andare in treno in un’altra città a un’ora di distanza, perché l’ufficio qui era temporaneamente chiuso quella settimana. Colpa mia: se non mi fossi ridotto all’ultimo, l’ufficio sarebbe stato aperto. Abitudini italiane dure a morire.

A chi consiglieresti la Finlandia e a chi no?

Se intendi per un viaggetto, a tutti. Gli appassionati del freddo e della neve possono venire qui da dicembre a marzo e godersi gli sport invernali e i laghi ghiacciati sui quali si può fare sci di fondo, pattinaggio, perfino corse di cavalli! Chi invece non è a proprio agio col gelo, può venire in estate (luglio e agosto soprattutto, ma anche la fine di giugno), le temperature possono arrivare a 28, massimo 30 gradi, di solito si fermano intorno a 24. D’estate i laghi sono incantevoli, i paesaggi mozzafiato. Si può dormire in moltissimi posti a contatto con la natura, passeggiare in alcuni dei boschi più belli d’Europa, fittare un mökki (cioè un summer cottage) e godersi giornate che sembrano non finire mai, col sole sempre alto nel cielo.

Se invece intendi per trasferirsi per più tempo: direi astenersi metereopatici e anche persone poco socievoli, con difficoltà a socializzare. Ricordate: un finlandese non verrà mai da voi a chiedervi come state e se avete bisogno di qualcosa, figuriamoci per stringere amicizia. Una volta che si riesce ad attaccare bottone, però, diventano molto più socievoli e non è raro iniziare amicizie davvero profonde. Rispetto all’Italia, però, qui serve un po’ di intraprendenza nella socialità.

In questo anno di vita sul posto, quali sono le tue considerazioni in merito alla vita finlandese?

E’ una vita estremamente semplice, da loro sto apprendendo tantissimo. Ai finlandesi non serve chissà cosa per essere felici e questa è un’attitudine preziosa, da ammirare e apprendere. Non a caso sono il paese più felice del mondo (per 7 anni consecutivi). C’è un loro detto bellissimo che dice: “Onnellisuus on se paikka puuttuvaisuuden ja yltäkylläisyyden välillä”; si potrebbe tradurre con “la felicità è quello spazio tra la mancanza e l’abbondanza”. Dovreste vedere la gioia nei loro occhi quando tornano a casa con un cesto pieno di funghi o more raccolte nei boschi. O quando escono dalla sauna, rinfrancati nel corpo e nello spirito…questo è abbastanza, per loro. Solo a guardarli, ci si rende conto che un paradigma di felicità diverso è possibile. Non si vedono molte macchine di lusso, vestiti alla moda o altri oggetti “vani”…si accontentano di poco. Che poi, quel “poco”…è davvero così “poco”?

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