Posso capire per alcune funzioni chiave, che però sono anche molto ben retribuite, ma per tutti gli altri? Non si potrebbe organizzare un’agenzia di lavoro annuale che copre le funzioni che vanno in sabbatico selezionando profili, persone, capacità, esperienze? Non è così difficile, anche perché i database dei lavoratori sono già presenti nelle società di recruiting. Se il sabbatico potesse essere preso agevolmente, senza conseguenze, senza penali, senza vessazioni, si potrebbe anche decidere di lavorare quattro anni e poi smettere un anno vivendo con poco, facendosi bastare i soldi. Poi altro quattro anni e via di nuovo.

Pietro Archiati, filosofo e teologo, sostiene che la relazione tra lavoro e retribuzione, cioè tra la propria occupazione e il fatto di doverci campare, che sia l’unico modo per campare, è disumana, cioè non fa parte delle naturali funzioni dell’uomo. Lui sostiene che questo automatismo sia intervenuto in età moderna e abbia pervaso l’intero mondo della vita dell’uomo. Oggi, in effetti, nessuno metterebbe in discussione facilmente questo assunto: lavoro-per-campare-se-non-lavoro-non-campo, e in ciò risiede parte del problema della nostra alienazione.

 EXTRA! ✎ Le nostre linee guida su come scrivere un buon curriculum di lavoro

Non so se sia antropologicamente vero. Certo, se potessimo tutti svincolarci da questa regola meccanicistica, almeno periodicamente, anche il lavoro ne avrebbe beneficio. Ricreati da un ciclico allontanamento da quella che Archiati chiama disumanità, lavoreremmo meglio, porteremmo stimoli, saremmo più lieti nel produrre. La mia opinione in proposito è nota, dunque non sostengo questo come formula migliore dello smettere di lavorare e cambiare vita, però immagino che gradazioni diverse di questa rivoluzione umana possano incontrare altrettanti livelli di bisogni, e mi pare utile contemplarle.

Simone Perotti

www.simoneperotti.com