Federica Rizzo, da Venezia a Los Angeles: “In Italia mi sentivo nel posto sbagliato”
di Enza Petruzziello
“A Los Angeles un ballerino non viene visto solo come qualcuno che danza, ma come un artista completo, con competenze che possono evolversi in tantissime direzioni diverse. Questo mi ha insegnato a non sentirmi limitata a un’unica definizione artistica, ma a vedere la creatività come qualcosa di molto più ampio”.
Sono le sette di mattina nella “città degli Angeli” e Federica Rizzo è già in sala prove. Prima che la città si svegli, lei ha già sudato, contato, ricominciato. Trentacinquenne originaria di Mestre, Venezia, la giovane artista ha nelle gambe oltre venti anni di danza e una compagnia tutta sua in cantiere.
Ballerina, coreografa, attrice, insegnante: Federica ha costruito la sua carriera internazionale un passo alla volta, dai palcoscenici di New York fino ai set californiani, passando per i video musicali di Imagine Dragons e Tiziano Ferro. Specializzata in contemporaneo, hip hop, street jazz ed heels, vive da ormai 4 anni a Los Angeles, dove lavora nel mondo dello spettacolo tra pubblicità, cinema e insegnamento.
L’abbiamo intervistata per farci raccontare il suo percorso artistico e la vita professionale nella capitale mondiale dell’intrattenimento.
Federica, quando e da dove nasce la tua passione per la danza?
«La mia passione per la danza è nata quando avevo 9 anni, guardando i video musicali di Britney Spears. Da quel momento non facevo altro che ballare e cantare a casa tutto il giorno. Vedendo quanto fossi coinvolta, mia madre decise di iscrivermi a un corso di danza e, da allora, non ho più smesso».
Hai quindi iniziato a ballare da piccolissima, cosa ricordi dei tuoi primi anni di formazione?
«La mia prima formazione è stata principalmente focalizzata sulla danza moderna e sulla danza spettacolo. Fin dall’inizio, però, non l’ho vissuta solo come una passione, ma anche come un vero impegno. Ero molto piccola, ma già allora ero costante e determinata a imparare e migliorarmi. Per me la danza non è mai stata soltanto un divertimento».
Nel tuo percorso hai studiato diversi stili, dal contemporaneo all’hip hop fino agli heels. Quale senti più vicino alla tua personalità artistica?
«Attualmente, gli stili che sento più vicini a me sono sicuramente l’heels e il contemporaneo. In particolare, la danza contemporanea rappresenta per me una vera e propria forma di meditazione: è il momento in cui riesco a connettermi completamente con me stessa, liberare le emozioni e trasformarle in movimento. Mi permette di esprimermi in modo autentico e di trovare equilibrio, sia mentale che emotivo».
Nel 2014 ti diplomi al Broadway Dance Center di New York, dove hai l’opportunità di esibirti in alcuni dei programmi televisivi e palcoscenici più famosi: Good Morning America, Love Lust and Run, Blue Note Jazz Club, World of Dance, solo per citarne alcuni. Che esperienza è stata quella newyorkese?
«L’esperienza a New York è stata per me una formazione non solo accademica, ma soprattutto pratica e “sul campo”. Ho avuto la possibilità di studiare e approfondire diversi stili di danza, confrontandomi quotidianamente con insegnanti e professionisti provenienti da realtà artistiche molto diverse. Oltre alla crescita tecnica e artistica, queste esperienze mi hanno permesso di sviluppare anche competenze fondamentali per il lavoro sul set, imparando a gestire ritmi intensi, adattarmi rapidamente e lavorare in modo professionale in contesti performativi differenti. New York, inoltre, mi ha dato l’opportunità di creare connessioni importanti con coreografi, danzatori e professionisti del settore, arricchendo non solo il mio percorso artistico, ma anche la mia visione della danza e del mondo dello spettacolo».
Nel 2022 decidi di trasferirti a Los Angeles. Come mai la scelta di trasferirti all’estero e perché proprio a Los Angeles?
«Los Angeles è una città che ho sempre sognato e che mi ha sempre affascinata profondamente. Per me rappresentava il luogo in cui tutto sembrava possibile, soprattutto dal punto di vista artistico e professionale. Ovviamente vivere lì mi ha anche messa di fronte a molte difficoltà e sfide personali, ma proprio quelle esperienze mi hanno fatta crescere sia come artista che come persona.
Trasferirmi dall’altra parte del mondo significava uscire completamente dalla mia zona di comfort, mettermi in gioco ogni giorno e imparare ad adattarmi a un ambiente estremamente competitivo e stimolante. In Italia ho avuto diverse opportunità lavorative e ne sarò sempre grata, ma spesso sentivo di non essere completamente nel posto giusto per esprimere a pieno la mia personalità artistica. Negli Stati Uniti, invece, ho trovato un ambiente in cui mi sento davvero libera di essere me stessa e di sperimentare senza limiti.
Los Angeles mi ha dato la possibilità di confrontarmi con una realtà internazionale, dove l’entertainment è parte della vita quotidiana e dove esistono opportunità enormi per chi vuole costruire un percorso nel mondo della danza e dello spettacolo. Essere lì mi ha insegnato ad avere ancora più ambizione, disciplina e fiducia nelle mie capacità».
Com’è stato l’impatto con il mondo dello spettacolo a Los Angeles?
«L’impatto è stato sicuramente intenso. Il primo anno per me è stato soprattutto un periodo di rodaggio: ho impiegato del tempo per capire davvero come muovermi a livello professionale, come funzionassero le dinamiche del settore e quali fossero i passi giusti da fare. All’inizio avevo la sensazione che tutto andasse velocissimo e che il livello fosse altissimo, ma con il tempo ho capito che, una volta trovata la propria direzione e il proprio spazio, le opportunità iniziano ad arrivare.
Los Angeles è una città estremamente competitiva, soprattutto nel mondo dell’entertainment. Ho imparato che non basta il talento: servono disciplina, resilienza e la capacità di continuare a lavorare anche nei momenti più difficili. A Los Angeles un ballerino non viene visto solo come qualcuno che danza, ma come un artista completo, con competenze che possono evolversi in tantissime direzioni diverse. Questo mi ha insegnato a non sentirmi limitata a un’unica definizione artistica, ma a vedere la creatività come qualcosa di molto più ampio».
Com’è la vita professionale di una ballerina italiana qui e in generale negli Stati Uniti?
«In Italia la vita professionale di una ballerina è più strutturata ma anche più limitata nelle opportunità, soprattutto se si guarda al mondo commerciale e dell’entertainment. Ci sono realtà importanti e percorsi di formazione solidi, però il mercato è più piccolo e le occasioni di lavoro sono meno frequenti e più concentrate su contesti specifici come teatri, programmi televisivi o produzioni locali. Negli Stati Uniti, invece, il settore è molto più ampio e dinamico: ci sono tantissime possibilità tra musica, TV, tour, video musicali e progetti internazionali. È però anche molto più competitivo e veloce, quindi richiede grande adattabilità, costanza e capacità di mettersi in gioco continuamente».
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Quali sono state le maggiori difficoltà che hai affrontato vivendo e lavorando all’estero?
«Le principali difficoltà sono state soprattutto l’adattamento a un ambiente molto competitivo e la necessità di costruire praticamente da zero la mia rete professionale e trovare una nuova quotidianità. All’inizio ho dovuto capire come muovermi e orientarmi nel settore, oltre a gestire l’indipendenza totale lontano da casa. Sono state sfide importanti, ma mi hanno resa più forte, autonoma e determinata nel mio percorso»
Lavori come ballerina, coreografa, attrice e insegnante: quale di questi ruoli senti più tuo?
«Tra i diversi ruoli che ricopro, mi è difficile sceglierne uno solo perché ognuno fa parte del mio percorso in modo diverso. In questo momento, però, mi sta attirando molto il mondo delle pubblicità, che trovo estremamente stimolante, veloce e creativo. Per questo sto iniziando a orientarmi sempre di più verso il ruolo di coreografa e movement coach in questo settore, dove posso unire danza e recitazione.
La recitazione la sto scoprendo da poco e nasce sempre un po’ dalla danza. Mi piace sia interpretare personaggi lontani da me, sia quelli più vicini. Nelle pubblicità, però, la cosa più difficile è proprio questa: non si tratta davvero di “recitare”, ma di essere autentici al 100%, senza costruzioni. L’insegnamento, invece,, è un ruolo che svolgo da più di dieci anni: ho insegnato molto e insegno tuttora vari stili per workshops e open classes, ma non mi sono mai limitata a insegnare e basta. In generale faccio fatica a definirmi con un solo titolo, perché tutte queste parti convivono e si influenzano a vicenda nel mio percorso».
Hai collaborato con artisti e produzioni importanti, tra cui Imagine Dragons, Becky G, Charli XCX. C’è un progetto che porti particolarmente nel cuore?
«Il progetto che probabilmente porto più nel cuore è stato uno degli ultimi lavori negli Stati Uniti, quando ho avuto l’opportunità di ballare nel video musicale di Charli XCX. Essere parte di una produzione internazionale di quel livello, accanto a una delle artiste più influenti e riconoscibili degli ultimi anni, è stato un momento molto forte per me. Mi sono resa conto di quanto percorso e lavoro duro avevo fatto per arrivare lì. È stata un’esperienza intensa, stimolante e piena di energia creativa, che mi ha dato ancora più motivazione per continuare a crescere e puntare sempre più in alto».
In Italia e negli Stati Uniti hai insegnato a molti ragazzi che hanno poi ottenuto importanti risultati. Che rapporto hai con loro? Cosa cerchi di trasmettere ai tuoi allievi?
«Ho iniziato a insegnare più di dieci anni fa, sempre vari stili di danza a diverse età e livelli. Una volta negli Stati Uniti ho iniziato a insegnare anche a Los Angeles: è stato un altro traguardo raggiunto, poter insegnare all’estero. Vedere ballerini principianti che poi diventano addirittura insegnanti non ha prezzo: senti che hai ispirato persone a fare meglio, hai trasmesso loro una passione a cui non possono fare a meno, è come una catena. Nella mia carriera ho anche fatto da giudice a svariati contest e competizioni di danza, e mi è capitato di premiare ballerini che a loro volta ora si esibiscono su palchi internazionali. È davvero incredibile!».
Quali differenze hai trovato tra il mondo della danza in Italia e quello americano?
«Il mondo della danza italiano è più legato alla formazione accademica, alla tecnica e alla tradizione artistica, mentre quello americano è molto più dinamico e orientato all’industria dell’intrattenimento. Negli USA contano molto versatilità, performance e adattabilità. Credo che la mia formazione italiana mi abbia dato basi solide, e il contesto americano rappresenti per me un’opportunità di crescita artistica e professionale internazionale.»
Negli ultimi anni i talent show hanno dato grande visibilità al mondo della danza. Da ballerina e insegnante, che opinione hai di questi programmi? Pensi siano una vera opportunità per i giovani artisti oppure credi che il percorso professionale richieda anche altro oltre alla visibilità televisiva?
«Assolutamente sì, i talent show oggi possono essere un grande trampolino di lancio per un ballerino, soprattutto perché danno una forte visibilità mediatica. Oltre alla televisione, aumentano moltissimo anche la presenza sui social, che oggi sono fondamentali nel mondo della danza. Per un artista, avere visibilità online può aprire tante opportunità lavorative e permettere di raggiungere un pubblico internazionale. Naturalmente, però, la preparazione e la professionalità restano essenziali per costruire una carriera solida nel tempo».
Qual è stato il lavoro più importante della tua carriera negli Stati Uniti?
«Sicuramente la prima volta sul set a Los Angeles come ballerina principale per una pubblicità a Hollywood non la dimenticherò mai: tutti gli occhi su di me, telecamere addosso, tutti che mi facevano sentire una star. Sono veramente grata a quel momento. Non so se posso fare il nome del brand, ma si tratta di un famoso marchio americano di assicurazioni, noto in tutto il Paese. Lavorare sia in Italia che negli Stati Uniti mi ha permesso di confrontarmi con realtà molto diverse, crescere tanto e adattarmi a contesti internazionali. È qualcosa che mi rende orgogliosa, perché rappresenta anni di studio, sacrifici e determinazione».
Che consiglio daresti ai giovani italiani che desiderano intraprendere una carriera internazionale nel mondo della danza?
«Direi di credere davvero nel proprio percorso e di non avere paura di uscire dalla propria comfort zone. Oggi il mondo della danza è sempre più internazionale, quindi oltre alla tecnica è fondamentale essere versatili, aperti a nuove esperienze e capaci di adattarsi. Ma soprattutto, credo che continuare a essere autentici sia la chiave di tutto.
Non è sempre un percorso semplice: ci saranno momenti difficili, delusioni e ostacoli. Però è importante imparare ad accettarli, perché non possiamo avere il controllo su tutto. Spesso è proprio nei momenti più negativi che si costruiscono la forza, la maturità e la determinazione necessarie per crescere davvero, sia come artisti che come persone».
C’è un sogno professionale che desideri ancora realizzare?
«Il mio sogno e obiettivo futuro è riuscire a coreografare un’importante campagna pubblicitaria internazionale, unendo danza e recitazione. Mi affascina l’idea di creare progetti in cui il movimento e l’interpretazione possano raccontare emozioni, storie e identità in modo autentico. In questo momento, inoltre, sento il desiderio di riconnettermi maggiormente con creativi italiani. Dopo quattro anni lavorando all’estero, ho percepito di aver perso un po’ di legami e collaborazioni sul territorio, e mi piacerebbe tornare a creare connessioni artistiche qui. Sono assolutamente aperta a collaborazioni, confronti e supporto artistico».
Per contattare Federica Rizzo ecco i suoi recapiti:
Instagram: @federicarizzo_it
Sito ufficiale www.federicarizzo.it
