Viaggi musicali

Potrà sembrare strano, soprattutto a quanti l’ascolto della musica lo limitano al semplice riempimento di momenti di silenzio e solitudine, ma ci sono uomini e donne – sempre più numerosi, a giudicare dalle statistiche – che alle sette note dedicano gran parte della loro esistenza, anche quella in cui, terminate le occupazioni lavorative, possono lasciarsi andare e, portafoglio permettendo, partire per svagarsi un po’.

Destinazioni preferite tutti quei luoghi in cui è in programma un evento musicale legato ai protagonisti prediletti o quelli in cui certe manifestazioni sono nate per poi svilupparsi e diventare fenomeni sociali a tutti gli effetti. Non è un caso che molte agenzie viaggi abbiano fiutato l’affare e già da tempo propongano agli appassionati viaggi che rispettino queste coordinate, anche se la musica in sé è questione talmente personale che risulta difficile far aderire qualsiasi pacchetto preconfezionato a qualsivoglia passione, persino la più scontata.

Non esiste infatti l’appassionato di musica lirica, ne esistono tanti, ciascuno legato ad un’aria specifica, una romanza, un autore, una singola opera. Così come non esiste l’appassionato di musica blues o di musica classica in generale. La varietà è talmente ampia che diventa difficile raccogliere in un’unica proposta tante sensibilità così diverse. È per questo che la maggior parte dei fan si organizza i viaggi in totale autonomia, approfittando magari di offerte particolari concentrate sul singolo evento e ampliando, ove possibile, a luoghi in grado di sprigionare emozioni o sensazioni compatibili.

Ci sono poi alcuni operatori professionali specializzati in grado di poter raffinare tali scelte e indirizzare verso mete di nicchia in luoghi di non sempre facile accessibilità: un concerto alla Royal Opera House di Muscat del soprano Anna Netrebko, per esempio; o una esibizione di Mario Brunello ai piedi delle Dolomiti; o ancora l’ultima uscita pubblica di un mito come il compianto Chuck Berry. Tutte performance i cui biglietti sono difficilmente rintracciabili in rete secondo i canali tradizionali e che esperti del settore si preoccupano di recuperare e inquadrare in offerte che alla musica cercano di abbinare anche qualcos’altro. Che un concerto possa trasformarsi nell’occasione per ampliare le proprie conoscenze approfittando delle location degli eventi non è cosa nuova: da anni teatri e palazzetti dello sport si offrono a quanti sono in cerca di palcoscenico per fare da tramite fra gli appassionati e le città in cui si trovano.

Una sorta di promozione turistica d’alto bordo, capace però di rendere soddisfatti tutti gli operatori. Ma si tratta di operazioni quasi uniche: il melomane o il rockettaro, a caccia di sensazioni sempre nuove con cui nutrire le loro passioni, solitamente individuano strade originali e del tutto personali lungo le quali correre incontro ai loro miti. Ecco allora il verdiano tutto d’un pezzo sfidare i nuovi equilibri geopolitici pur di assistere all’Aida allestita al Cairo; o lo springsteeniano certificato dilapidare l’intero suo patrimonio pur di poter seguire il suo idolo in tutte le date dell’ultimo tour; o il fanatico di Alessandro Rolla precipitarsi in qualsiasi sala propongano un concerto per viola e orchestra dello sconosciuto musicista pavese. Casistiche eccezionali, certo, ma indicative di una possibile tendenza.

Una tendenza alla quale molti tour operator si sono ispirati proponendo itinerari che, spaziando lungo generi diversi, riescano ad attirare quanti manifestano sensibilità nei confronti della musica pur senza essere rimasti vittime delle nefaste conseguenze del fanatismo. Tutti a Konya, dunque, per assistere ad un’esibizione dei famosi dervisci rotanti; o prua rivolta verso il Salento, per una full immersion nella Taranta e nelle sue deliranti atmosfere; o ancora in Camargue, alla scoperta dei ritmi gitani. Ma una volta là, si aprono nuovi scenari turistici: la musica una scusa come un’altra per potersi allontanare dalla routine quotidiana e aprire alle novità che il mondo offre in continuazione. Tutte cose che tablet e cuffiette non sono in grado di riprodurre insieme alle sette note, ovviamente.

Gianluca Ricci