“Purtroppo, per chi come me vuole lavorare nel mondo del cinema e del teatro, in Italia non c’è lo spazio dovuto. Tutto è monopolizzato dai grandi nomi, dai vecchi maestri. Questo è uno dei motivi che mi hanno spinto a lasciare il mio Paese, anche se, nonostante tutto, continuo ad essere molto legata alla mia terra, le radici per me sono importanti. Cerco sempre di mantenermi aggiornata su tutto quello che succede in Italia, non sono una di quelle persone che, quando sono lontane dal proprio Paese, fanno di tutto per dimenticarsene. Conservo la mia identità italiana e nonostante non siamo proprio in un momento felice, sono orgogliosa delle mie origini e credo bisognerebbe fare di tutto per far conoscere le nostre tradizioni, la nostra cultura, anche se ci si trova dall’altra parte del mondo.”

Lucrezia Guidone, attrice a New York City

Quale è stato il percorso professionale che ti ha condotto a New York?

Dopo essermi diplomata, mi sono trasferita a Roma per frequentare l’Accademia Nazionale d’arte drammatica Silvio D’Amico, dove mi sono diplomata come attrice. E’ stato un percorso durato tre anni meravigliosi, alla fine dei quali sentivo lo stimolo di fare esperienza del metodo Strasberg. Naturalmente ho pensato subito a New York, nello specifico al Lee Strasberg Institute. Avevo sentito parlare della scuola, per via degli illustri nomi che l’hanno frequentata e mi è subito sembrato il luogo migliore per confrontarmi con questo metodo di recitazione tanto usato dagli attori americani. Mi sono subito messa in moto per avviare la domanda di ammissione e dopo un colloquio, per certificare che il mio inglese fosse idoneo e mille procedure burocratiche legate al permesso di soggiorno… sono stata ammessa. Parallelamente, studio con Susan Batson.

Vivere a New York, per molti, è un sogno. Ma tu che ci vivi, la consiglieresti?

Vivere in un contesto multiculturale è qualcosa che ti arricchisce immensamente. Anche se ci sono molti italiani a NY, le possibilità di confronto con realtà diverse dalla propria, sono tante e fanno sicuramente ampliare i propri orizzonti. Ma, anziché parlare solo degli aspetti esaltanti della grande mela, vorrei approfittare di questa intervista per raccontarti un po’ anche i lati meno luccicanti e decisamente più all’ombra, di questa città. La qualità della vita, naturalmente dipende dalle possibilità economiche che si hanno. Mi spiego. Se puoi permetterti di vivere in una zona sicura e ben collegata, fare la spesa e comprare biologico, spostarti in taxi se è tardi la sera, se puoi permetterti di andare a teatro, di pagare un abbonamento in palestra e quant’altro … allora si, in questo caso a NY si vive decisamente bene. Se non puoi fare tutte queste cose invece, la città è dura, non ti sorride. I trasporti funzionano male sulle linee che vanno in periferia, restare ferma sul treno bloccato anche di notte, è all’ordine del giorno e, specialmente negli orari notturni, i treni che vanno nei quartieri meno glitterati, si fanno aspettare tanto.

Lucrezia Guidone, attrice a New York City

Spostarsi con i mezzi, prendere la metropolitana a NY è uno dei modi migliori per confrontarsi con le persone che ci vivono. Mi piace osservare la gente e devo dire che molti, sono chiusi in un mondo tutto loro. Le persone nella metro non viaggiano mai sprovviste di auricolari per i-pod o un libro o un i-pad. Tutti i giorni ti capita di vedere artisti di strada (spesso molto talentuosi), che si esibiscono nei treni o persone in difficoltà che salgono per chiedere un aiuto e spesso, poichè ognuno è chiuso nel proprio mondo, non si accorge nemmeno di quello che li circonda. Con questo, non voglio dire che non sono riuscita a trovare persone amichevoli, anzi. Come in ogni cosa, se sei aperto, l’universo ti risponde.

Da buona donna italiana, non posso esimermi dal fare qualche commento anche sul cibo. Mangiare bene a NY non è difficile. Se te lo puoi permettere, ci sono un’infinità di ottimi ristoranti dove si riesce a mangiare anche una buona cucina italiana. Il marchio Italy a tavola è garanzia di qualità e la nostra cultura è considerata ‘caciarona’ (gli stereotipi pizza, mandolino e spaghetti sono ancora in vigore), ma tutti ci invidiano per lo stile, la moda …  Infatti, hanno aperto sulla 23rd and broadway, una specie di villaggio italiano chiamato ”eataly” (afferrato il gioco di parole?) dove si può mangiare la pizza da ”rossopomodoro” e dove puoi trovare un supermercato enorme, ricco di prodotti rigorosamente italiani di ottima qualità, si trovano persino gli Abbracci del Mulino Bianco, il caffè Lavazza e c’è anche una filiale della Banca Unicredit! L’unico neo è che, naturalmente, i prezzi sono alle stelle. Uno degli aspetti più divertenti del vivere NY è che, essendo una realtà multiculturale, potrete gustare le cucine tipiche di tutto il mondo. Diffusissima è la cucina orientale e quella sudamericana e qui i prezzi sono decisamente più abbordabili. Ma se non ti puoi permettere di fare la spesa e comprare cibo biologico (pagando anche 8 dollari per un pacchetto di cereali e 6 per UNA melanzana), la qualità dei prodotti che mediamente si trovano in un supermercato americano, secondo me è bassa.

Lucrezia Guidone, attrice a New York City

La varietà di scelta è invece immensa. Puoi trovare corsie intere di caramelle, salse di tutti i tipi, corridoi straripanti di presunti formaggi italiani pieni di conservanti e chi più ne ha più ne metta. Non ingrassare, avere uno stile di vita salutare è infatti per molti un’impresa titanica. Il ritmo della vita è frenetico e, se da un lato questo può rappresentare una spinta verso il traguardo, dall’altro ti strenua e rifugiarsi nei fast food, che costano pochissimo, è un errore comprensibilmente diffuso. Capitolo Starbucks: la famosa caffetteria dove si possono trovare dei bibitoni antidepressivi chiamati frappuccino, le cui calorie superano quelle di una cena (ci aggiriamo intorno alle 500 cal). Proprio sulla cultura Sturbucks avrei due cosine da dire. Dico cultura perché naturalmente, entrare nella metropolitana con il bicchierone Sturbucks fa subito New York, così come, sedersi per ore in una delle mille caffetterie a marchio Sturbucks con il mac e il frappuccino accanto, fa subito film americano. Ma pochi si fermano a pensare per esempio, all’impatto ambientale che ha tutto questo spreco di carta e plastica. C’è davvero bisogno di usare il bicchiere usa e getta se consumiamo il nostro drink seduti al tavolo? Io chiedevo sempre la tazza normale e venivo guardata come un aliena.  Questo per dire che ho notato che, gli sprechi a NY, sono davvero esorbitanti. Leggevo dei dati secondo i quali, se tutti i Paesi consumassero quanto consumano gli Stati Uniti, avremmo bisogno di tre globi terresti. Ma ne abbiamo soltanto uno… quindi se vi trasferite, please, occhio agli sprechi.

Per quanto riguarda gli affitti, all’inizio mi sono mossa cercando con Craigslist (un sito internet dedicato agli annunci relativi all’affitto di stanze, monolocali, appartamenti..). Personalmente non ho avuto fortuna, in quanto i miei tempi di trasferimento erano relativamente stretti e alla fine mi sono dovuta rivolgere ad un’agenzia immobiliare, ma in generale, craigslist è un ottimo strumento di ricerca. Occhio alle fregature però! Non mandate mai soldi prima di aver visto la casa, perché potreste ritrovarvi a contrattare con proprietari di appartamenti fantasma. Per noi italiani, il cambio dollaro-euro in questo momento è favorevole, ma se volete vivere in zone sicure e ben collegate mettete in conto MINIMO un 600-700 dollari per una stanza mediamente grande. Io ho trovato casa a Brooklyn Heights, un monolocale molto carino. La zona è meravigliosa, molto tranquilla e, basta fare due passi, per ritrovarsi su di una lunga strada che affaccia sul fiume, dalla quale è possibile vedere la famosa statua della libertà e la skyline. Il mio quartiere mi è piaciuto subito, perché è un po’ fuori dalla giungla metropolitana di Manhattan, si può andare a correre sulla promenade di cui vi parlavo, ed è collegato benissimo. In dieci minuti si può raggiungere Union Square ed è pieno di localini carini, aperti fino a tardi.

Lucrezia Guidone, attrice a New York City

La tua è stata una scelta voluta o subita?

Sinceramente, il mio trasferimento a NY non è stato una fuga dal mio Paese, non è stata una fuga dalle responsabilità. Ho un agente a Roma e non ho abbandonato l’idea di lavorare anche nel nostro Paese. Devo ammettere che, l’Italia, non sembra essere un Paese per giovani. Per chi è agli inizi, soprattutto nel mio settore (cinema, teatro..), è molto difficile ottenere degli spazi. I vecchi maestri hanno il monopolio, il pubblico è stanco e non ha giustamente voglia di andare a teatro, spendendo soldi per vedere spettacoli nei quali probabilmente, si addormenterà prima della fine del primo tempo. Non c’è una vera ricerca dei nuovi talenti e la frase che ti senti ripetere in continuazione è: ”si, hai ragione ma non è colpa nostra. Il problema è che non c’è lavoro.” E parlando di provini, è bene specificare che, in Italia, i provini per il teatro non sono pubblici. Non esistono vere agenzie che ti mandano a provini per spettacoli teatrali, l’unica via di accesso è venire a sapere dei casting, tramite conoscenze o essere notati in qualche spettacolo ed essere invitati a partecipare ai provini o ai laboratori (a tue spese) dai quali, forse, poi verrà scelto il cast dello spettacolo.

Questa chiusura purtroppo, non facilita l’inserimento dei giovani che sono all’inizio della propria carriera. E questo è un peccato, perché dovremmo essere considerati come una forza rigenerante, anziché venire schiacciati dai soliti vecchi sistemi.  Non trovo ci sia molto ricambio generazionale e non credo sia giusto dover aspettare la morte dei più vecchi, per guadagnarsi il proprio spazio. Credo nella gavetta, nella necessità di imparare dai più anziani, in una giustizia meritocratica, ma spesso il talento (quando c’è), non viene premiato.  In più, con questi tagli alla cultura, anche coloro che vorrebbero aiutare e darci una possibilità non vengono agevolati dalle Istituzioni. Insomma un gran casino. In America almeno sulla carta, i giovani di talento vengono considerati una risorsa. I processi di selezione sembrano più trasparenti, anche le raccomandazioni sono pubbliche. Chi vuole segnalare un talento al regista, ci mette pubblicamente nome e faccia e non lo fa generalmente, per favorire la mediocrità o i legami di parentela, bensì l’eccellenza. L’industria è naturalmente enorme rispetto alla nostra, ma le offerte di lavoro sono pubblicizzate meglio, oltre ad essere di numero superiore. C’è un qualcosa che accomuna i tanti italiani (e non solo) che sbarcano a NY e cioè la convinzione che, con tanto impegno, ci si riesca a ritagliare il proprio spazio di cielo.

Lucrezia Guidone, attrice a New York City

Tutto sembra essere possibile. Perché, come diceva qualcuno, ” We are hardworking people” siamo gente che lavora sodo. Ma i problemi, per un attore che desidera lavorare negli States, sono tanti. Primo fra tutti la lingua: per noi che lavoriamo con la parola, la conoscenza dell’inglese non basta. Bisogna lavorare sulla pronuncia. E lavorare tanto. Seconda cosa, ma non meno importante: i documenti. Io ho avuto, fino a poco tempo fa, un visto F1 per studenti, ma non si è autorizzati a lavorare con quello. E, se volete tentare una carriera da attori negli States, avete bisogno di un agente e se volete essere presi da un agente dovete essere in condizione di poter lavorare e se volete lavorare, dovete avere i documenti in regola. Da quando ho finito la scuola, sto pensando di prendere un visto O1. Il visto O1 è comunemente chiamato ‘visto artistico’ (Extraordianary Ability in the Arts), ovvero letteralmente: persone che hanno straordinarie abilità in campo artistico. L’iter dipende dallo sponsor (più il tuo datore di lavoro è noto e più sarà influente), dal settore artistico di interesse, dalla tua notorietà (bisogna dimostrare di essere dei professionisti del settore attraverso CV, interviste rilasciate ecc.) e altro. In questo periodo mi sto iniziando a muovere proprio per avviare le pratiche del nuovo Visa.

Ci descrivi una tua giornata tipo?

Se mi chiedi di parlarti di una mia giornata tipo, posso dirti solo che non ho una giornata tipo. Ho degli appuntamenti fissi, dei quali posso parlarti. La mattina, cerco di svegliarmi sempre piuttosto presto per andare in palestra, poi lavoro un po’ al computer, per tenere costantemente aggiornata la mia agente in Italia e faccio un po’ di ricerche per i casting, che si tengono durante la settimana in città. Poi vado a lezione (e qui gli orari sono un po’ folli, perché da Susan Batson, le lezioni iniziano alle 6 pm e finiscono alle 6 am) e se riesco, almeno 3 volte a settimana inserisco lo YOGA presso ”Yoga to the people” in St. Marks Place, dove non è necessario pagare una quota mensile, ma basta lasciare una donazione, anche di un dollaro per lezione o anche niente, se si è un po’ squattrinati. Durante il tempo libero mi perdo nella città, vado per musei, librerie, mercatini, parchi … Mi piace andarmene a Central Park a leggere o a Washington Square Park, per incontrare gli artisti di strada. Insomma, NY è una città in cui, anche se esci senza programmare esattamente come spendere il tuo tempo libero, puoi perderti e andare alla scoperta di posti sempre nuovi e persone tutte diverse. E questo, è uno dei lati che adoro della città.

Lucrezia Guidone

Quanto pesa, nella quotidianità, la lontananza dagli affetti?

Sinceramente, pur essendo molto legata alle origini, se penso alle nostalgie, alla mancanza, non sento il gelo della solitudine. Non credo che sia necessario andare lontano per sentirsi soli. Non credo che, basti trasferirsi in un altro posto, per perdere i rapporti con coloro che amiamo. Ci sono delle persone con le quali c’è un filo invisibile, che non si spezza. Chiamalo cordone ombelicale, chiamalo amore. Come ti pare. Non importa quanti posti vedi, quante persone nuove conosci, quante case cambi. I pilastri della vita restano quelli. E sono dentro di noi. E ci supportano, ci aiutano a restare in piedi. Per me è così. Possiamo viaggiare, fare mille cose, ma la felicità non ci sarà data dall’accumulare esperienze su esperienze, ma dal lasciare andare quello che non è necessario e conoscere se stessi per sentirsi sempre a casa. I miei, mi hanno scritto questa citazione una volta: ”Tutto quello che siamo, lo portiamo con noi nel viaggio, come una tartaruga con la sua corazza.”

Considera che, da sempre, il mio animale è lumaca, quindi …

A cura di Nicole Cascione