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NOVI SAD: VIVERE E LAVORARE NEL CUORE DEI BALCANI

26/4/2010



Lui pugliese. Lei lucana. Trent' anni entrambi. Vivono a Novi Sad, dove  da un anno hanno un' agenzia di consulenza di diritto serbo www.koine-adriatica.com

Parliamo di Massimo Iacovazzi e Ilaria Lista che in Serbia hanno trasferito la loro residenza già da qualche tempo e per motivi diversi. 

Massimo Iacovazzi e Ilaria Lista

"Ho sempre avuto una fortissima passione per i Paesi dell'Est Europa -spiega Massimo- e quando subito dopo il Master a San Pietroburgo, mi si è presentata l'occasione di svolgere un tirocinio presso l'ufficio del Friuli Venezia Giulia in Vojvodina (Serbia), ho colto questa opportunità al volo e sono partito per Novi Sad, capitale della Provincia Autonoma della Vojvodina (Serbia settentrionale). La passione per la storia, la cultura e la politica dei popoli dell'Europa dell'Est è nata in seguito ad un viaggio con i miei genitori in Unione Sovietica. Era il 1988, dunque in piena Perestrojka, ed io ero bambino. Poi venne la curiosità per la lingua russa e le lingue slave in genere. Nel 1992 un altro viaggio indimenticabile con familiari e amici: Bari- Praga, in auto. Di qui la laurea in Scienze Internazionali Diplomatiche all'Università di Bologna". 

Per Ilaria, invece, la voglia di trasferirsi in Serbia è maturata negli anni dell'Università in una città di confine, Gorizia, "dove mi sono laureata- spiega-  nell'ottobre 2004 presso la Facoltà di Scienze Internazionali e Diplomatiche e dove ho conosciuto molti ragazzi provenienti dai Balcani. Grazie ai loro racconti e alle storie ho sentito crescere una forte sensibilità verso Paesi e popoli spesso dimenticati, forse perché ancora troppo poco conosciuti. Ed eccomi qui in Serbia, nella città delle tante minoranze linguistiche, dei cattolici e degli ortodossi, Novi Sad, la mia città da cinque  anni. Infatti, seppur con brevi parentesi in Italia ed in Belgio, posso dire di vivere qui dal 2005".

SERBIA

Prima dell'agenzia  Koinè Adriatica,  che promuove la cooperazione tra Italia e Serbia sia a livello privato, sia pubblico, Massimo e Ilaria hanno lavorato per agenzie di sviluppo e ong italiane come coordinatori di progetti di sviluppo locale e nel tempo libero insegnato la lingua italiana presso scuole di lingue straniere di Novi Sad.
Ora, nonostante le tante contraddizioni di questo Paese, sono felici e quando tornano in modo occasionale in Italia sentono una grande nostalgia.

Perché? "La Serbia -chiarisce Ilaria- è una terra che fa delle sue tante contraddizioni una grande arma di fascino.  Credo abbia tanto da offrire al visitatore. La gente, poi, è particolarmente cordiale con gli stranieri, ama raccontare la propria storia ed è gelosa e fiera delle proprie tradizioni". Per Massimo la Serbia è generosa, piccante, autolesionista, balcanica, europea, rurale, musicale, coraggiosa, complessata, bella, ricca, popolata da poveri, sobria, smodata. Insomma, è come una donna interessante. Per amarla non si può essere dongiovanni da quattro soldi, ma persone che hanno molto più cuore che testa".

SERBIA

A sentire i due, i Balcani in genere esercitano sullo straniero che decide di farne la propria seconda patria un fascino cui è difficile resistere. "Per quanto riguarda la Serbia - confessano- è impossibile non esserne catturati. Da secoli, in quest'area, convivono decine di gruppi nazionali e linguistici e la mescolanza ha creato tipologie caratteriali uniche al mondo e caratterizzate da un intreccio di creatività, spiccato senso dell'umorismo e al tempo stesso fatalismo unico al mondo". 
Ci spiegano che solo nella Provincia Autonoma della Vojvodina, di cui Novi Sad è capitale, territorio che fino a 90 anni fa faceva parte dell'Austria - Ungheria, convivono da secoli circa 20 diversi gruppi nazionali. E le lingue ufficiali riconosciute in Vojvodina sono sei: serbo, croato, ungherese, slovacco, rumeno e ruteno.

Ma il serbo si impara presto? "Abbiamo - risponde Massimo- subito amato ed imparato con relativa facilità la lingua serbocroata. Il serbo in particolare ci ha affascinato anche perché usa in modo parallelo due alfabeti: quello cirillico e quello latino. Caso unico in Europa, se non nel mondo".

Chiese Serbia

Ma come si vive a Novi Sad? "Novi Sad e, soprattutto, Belgrado -dice Massimo- sono città piene di vita, in cui è davvero difficile annoiarsi. Ci sono tanti giovani e la vita notturna è davvero intensa. Tanti i locali dove è piacevolissimo trascorrere le serate in compagnia, ascoltando ottima musica dal vivo, di tutti i generi. Trascorriamo spesso le nostre serate in un Jazz Club di Novi Sad, davvero carino. Un altro poso a noi caro è lo Strand, la bellissima e popolatissima spiaggia sul Danubio di Novi Sad. Un verde incantevole, una sabbia bianchissima, locali molto carini, dove  è gradevole trascorrere serate con gli amici. E poi ci sono:  campi per la pallavolo e la pallacanestro, tavoli da ping pong, piste ciclabili lungo quasi tutto il corso del Danubio. 

A Belgrado andiamo spesso, durante il fine settimana. Non possiamo rinunciare alle consuete passeggiate per le belle vie del centro, lungo l'antico quartiere bohemien di Skadarlija, fino alla imponente fortezza turca di Kalemegdan, dalla cui rocca è possibile ammirare un panorama incantevole e la confluenza tra i fiumi Danubio e Sava". Da ricordare sono eventi molto noti: il Festival di musica rock internazionali, quali EXIT (Novi Sad), manifestazioni quali "Umbria Jazz Balcanic Windows" (Novi Sad e Belgrado) ed iniziative, quali il Festival degli artisti di strada (Novi Sad) che attirano numerosi visitatori, soprattutto dall'estero.
Secondo i due giovani, Belgrado e Novi Sad, oltre a tutte le altre città serbe, sarebbero più sicure di molte grandi città italiane, almeno per quanto riguarda l'incidenza della microcriminalità.  

Novi Sad

E gli italiani come sono visti? "Guardi- dice Ilaria - ho scoperto una vera e propria adorazione del popolo serbo per la lingua, la cultura, la moda italiana. Alcuni dei miei amici conoscono, studiano e parlano più o meno bene l'italiano ed è bello poter passare da una lingua all'altra e trovarlo normale, automatico.
A livello politico, qual è la situazione? "La Serbia - ancora Massimo- sta tuttora pagando le conseguenze delle guerre degli anni '90 nell'ex Jugoslavia, dell'embargo e dell'isolamento internazionale degli anni di Milosevic, della guerra in Kosovo e dei bombardamenti della NATO del 1999. E' un Paese che vive da troppi anni ormai una difficile transizione verso una democrazia compiuta ed un sistema di economia di mercato che ancora stentano ad affermarsi pienamente".

Campagna Serba

Ma come vivono i cittadini?  Rispetto al maggiore benessere economico e sociale di 20-30 anni fa, i serbi hanno assistito ad una drastica riduzione del loro standard di vita. "Gli anni '90 - chiarisce Ilaria - hanno rappresentato una sorta di decennio perduto per l'intera società jugoslava e per i cittadini serbi in particolare. Nonostante alcuni segnali positivi e le tante situazioni di eccellenza in ambito economico e dal punto di vista del capitale umano, sono ancora tante le difficoltà che questo Paese è costretta a vivere ogni giorno". Dunque, ci sono segnali che fanno ben sperare! "Sì. Tuttavia negli ultimi due anni - dice Massimo- la classe dirigente serba ha mostrato una più decisa volontà politica di affrontare il nodo delle riforme e di voltare pagina rispetto al passato. Nonostante alcuni compromessi con alcuni settori della classe dirigente del passato regime, in seguito alle ultime elezioni politiche e presidenziali del 2008, si sono affermati un governo ed una maggioranza parlamentare decisamente europeisti".

Centro Novi Sad

I segni evidenti di questa volontà politica sono la maggiore collaborazione della Serbia con il Tribunale Penale Internazionale per i crimini commessi nell'ex Jugoslavia, la richiesta di candidatura alla membership nell'UE presentata dalla Serbia pochi mesi fa e l'abolizione del sistema dei visti d'ingresso nei Paesi comunitari per i cittadini serbi. E aggiunge: "Non bisogna dimenticare l'adozione pochi giorni fa da parte del Parlamento serbo della dichiarazione di condanna per il massacro di Srebrenica, crimine commesso contro la popolazione bosniaca nel luglio 1995 da parte delle forze militari serbe di Bosnia guidate dal Generale Mladic. E' un atto importantissimo. Per molti serbi questo crimine non è stato compiuto o, peggio ancora, quello che è stato fatto a Srebrenica é stato giusto".

Novi Sad Serbia

Vivere e lavorare in Serbia sembra regalare  ai due la grande opportunità di essere testimoni dei cambiamenti e delle trasformazioni che il Paese sta vivendo e che in pochi anni porteranno di certo al suo ingresso nella famiglia delle democrazie europee. "Questo ovviamente- aggiungono entrambi- comporta da parte nostra alcune rinunce: vorremmo avere l'opportunità di incontrare più spesso i vecchi amici dei tempi della scuola o dell'Università e  trascorrere più tempo con i nostri familiari. Per fortuna riusciamo a tornare in Italia, anche se per brevi periodi, ogni tre- quattro  mesi in genere. Inoltre le nuove tecnologie ci aiutano a mantenere più facilmente i contatti con le persone care".

Ad Ilaria, che si dipinge come una "buona forchetta", a volte risulta difficile rinunciare ai sapori ed agli odori della propria terra. Dice infatti: " Sono amante del pesce di mare e qui in Serbia raramente mangio pesce di fiume (del Danubio ormai purtroppo non così blu!).  In generale  è il mare a mancarmi, la sensazione di libertà che si prova guardando l'orizzonte. Anche se a volte quando torno in Italia, già dopo alcuni giorni sento una sorta di "mal dei Balcani".

Massimo Iacovazzi

Consigliate di venire in Serbia, nonostante sia un Paese dalle mille facce? "Sì, -risponde Massimo- le contraddizioni ci sono. Ma si registrano, come ho detto, segni di ripresa. C’è una grande sfiducia verso la classe politica del Paese (come in Italia o peggio!). Da qui, il conseguente disincanto collettivo,  la mancanza di speranza verso il futuro (specie nei 40enni-50enni). Purtroppo la recessione economica globale, la crisi e lo stallo del processo di integrazione europea influiscono sulla percezione dei cittadini dei Paesi in transizione come la Serbia, che aspirano a diventare membri dell'UE. In ogni caso, è pure vero che proprio la carta della futura integrazione europea ha permesso all'attuale maggioranza parlamentare (partito democratico e alleati minori) di vincere le ultime elezioni.  La situazione è alquanto fluida, anche se più stabile di cinque anni fa".

Insomma, non resta che provare. E dare fiducia ai giovani che manifestano la voglia di riscattare la condizione di subalternità vissuta dalla Serbia negli ultimi venti anni attraverso la propria crescita culturale e professionale.

A cura di Cinzia Ficco

Ilaria Lista








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