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IN CANADA SENZA RIMPIANTI

2/3/2010



Molte persone ci scrivono in redazione chiedendoci come sia possibile riuscire a cambiare vita, magari trasferendosi all'estero, senza avere un' adeguata disponibilità economica di partenza. Non siamo in grado di dare una risposta a questa domanda ma se leggerete con attenzione il bel racconto di Massimiliano che, nel 2002, decide di licenziarsi da Telecom Italia e si trasferisce in Canada con la famiglia, sarà più facile capire come grazie a sacrificio, umiltà e forza di volontà sia possibile realizzare un sogno che a volte sembra lontano e irraggiungibile.


Il 19 gennaio 2002 sono atterrato a Toronto , ore 17:00 locali, con il volo AZ651. Ricordo che faceva freddo , -15°C, ma non c’era tanta neve.

toronto

L’idea di trasferirmi in Canada, con moglie e figlia, è maturata nel giro di due anni circa, a seguito dei contattti giornalieri con mia cognata che, trasferitasi nel 1999, mi teneva costantemente informato su quello che era la sua vita a Toronto. Quindi le mie prime informazioni sul Canada sono di vita vissuta, quella reale e non quella del vacanziero. Tutte queste notizie, poi, le confrontavo e verificavo tramite internet, approfondendo sempre di più le informazioni attinenti al costo della vita ed alle opportunità lavorative.

Nel 1999 lavoravo in Telecom Italia, dove entrai nel 1990, ed occupavo la posizione di Assistente Tecnico, specialista in Trasmissioni Numeriche (sistemi di trasmissione in fibra ottica, ponte radio e trasmissione dati), ed in quel particolare momento, in un team nazionale di 35 persone di Telecom e Telesoft, mi occupavo dello sviluppo del sistema di telegestione del personale, praticamente tutto l’ambaradan dietro al computerino utilizzato dai tecnici Telecom con il quale ricevono e chiudono i guasti.

Nel lavorare su quel progetto mi sono reso conto che l’azienda, con l’utilizzo di questo nuovo sistema avrebbe radicalmente ridotto il personale ed a 30 anni, nella mia posizione, sarebbe stato difficile trovare un impiego simile, proprio come è successo ad alcuni colleghi più validi di me che si spostarono con altri operatori telefonici e, per una politica di contenimento dei costi, furono licenziati.

Un altro fattore importante che ha causato la mia decisione di lasciare l’Italia è stato il costo della vita, praticamente l’eccessiva disparità tra “tasse e balzelli” e servizi offerti.

Dopo 7 anni dal mio trasferimento rimpiango solo le cose di secondaria importanza come il mare, il sole, le passeggiate per il centro di Roma ed il cibo, cose che posso ottenere periodicamente quando vengo in visita in Italia, bellissimo paese per le vacanze, massimo due o tre settimane, ammesso che all’atterraggio non ci si trovi nel bel mezzo di uno sciopero e vengano smarriti i bagagli, cose che accadono solo nel Bel Paese.

immagine toronto

Ancora non sento la mancanza dell’Italia, come molti connazionali in Canada, forse perchè sono partito con le idee chiare e non per necessità, come la stragrande maggioranza. Io rimpiango la mia città, Roma, ma semplicemente perchè solo ora, a distanza, mi rendo conto che è un vero onore poter essere nato e vissuto nella città eterna. Ho mantenuto comunque legami con gli amici e parenti, grazie anche alla tecnologia moderna, Facebook e Skype, che abbatte le distanze e a volte ti fà sentire molto vicino a loro.

L’unico rimpianto che ho, oggi, è di non essere venuto in Canada prima, negli anni in cui era molto più facile inserirsi nel tessuto commerciale ed economico di un paese in piena espansione, cosa che oggi, per vari motivi, è più difficile, ma comunque realizzabile.

Il momento più difficile in una nuova terra è l’ambientamento e la lingua. All’inizio, spacialmente qui in Canada, ci si deve adattare a fare i lavori più umili e, per quanto mi riguarda ho iniziato a fare I turni di notte in un Mc Donald’s, poi in una fabbrica a rompere I bancali di legno. In quei momenti ho rimpianto di aver lasciato l’Italia, ma lo sconforto passava subito grazie alle reminescenze militari, mi sentivo di essere succube del nonnismo degli anziani , dicendomi che era solo un periodo di prova e che poi sarebbe andata meglio. Praticamente uno “stringi i denti e tira”.

In questa condizione i miei parenti non sono stati certo di aiuto, visto che dopo I saluti di rito erano sempre pronti ad accogliermi qualora fossi rientrato. Inoltre credo che la mia partenza sia stata la causa del decesso di mio padre, il quale è caduto immediatamente in una profonda depressione e lo scorso anno è deceduto per un tumore al pancreas.

Questa esperienza mi ha fatto maturare molto, l’emigrazione è una realtà che dovrebbero vivere tutti.

Immagina di travarti di punto in bianco in una grande barca, nella quale siamo tutti uguali e dove c’è una grande lotta per il dominio, e chi lotta non si rende conto che al vincitore non arriva nulla, perchè in una barca in mezzo all’oceano non c’è nulla da comandare, c’è solo da rendersi conto che siamo tutti uguali e che ci si deve aiutare per poter sopravvivere. Però sfortunatamente, nella vita reale, c’è sempre quello che deve prevaricare e rende difficoltosa la vita agli altri.

scappo a toronto

Oggi, quindi, vedo la vita con un occhio diverso, più attento e razionale, vivo alla giornata seguendo le parole di Lorenzo il Magnifico “Quant’è bella giovinezza …” .

Non ci sono cose che non rifarei, o meglio, potessi le farei con il senno di poi, verrebbero meglio!

Per carattere non ho avuto alcun problema ad inserirmi in ambito sociale, tanto che dopo solo 2 anni dal mio arrivo, in un evento sociale in cui partecipò il Premier dell’Ontario, e dove io stavo facendo fotografie per conto di un piccolo giornale locale, il Premier mi chiamò per nome al microfono, perchè gli scattassi una fotografia.

Dopo 7 anni, con rammarico, stò scoprendo che a Toronto si stanno perdendo quei valori di rispetto della persona che mi spinsero a trasferirmi, non solo i governi , Provinciale e Federale, stanno modificando le leggi facendo tagli sulle agevolazioni alle famiglie, ma anche la sicurezza pubblica lascia a desiderare, per non parlare dell’educazione civica, ridotta ad un codice inusuale ed obsoleto.

Comunque, se dovessi dare un consiglio a qualcuno che volesse emigrare, gli direi di farlo senza guardare dietro, è un pò come tuffarsi da un trampolino di 10m, se si è sicuri di se stessi e si vogliono raggiungere degli obbiettivi, lo si deve fare, ma bisogna essere pronti a rimboccarsi le maniche e lavorare sodo. Qui non ti regala niente nessuno! E’ come un campo da coltivare, la terra è buona ma, per avere il doppio del raccolto, il campo lo si deve lavorare.

In conclusione, dopo sette anni, non rimpiango assolutamente la decisione che presi allora, e sono contento di aver potuto realizzare un mio sogno, un giornale telematico, seguito in tutto il mondo, diventato punto di riferimento per gli italiani, in patria e nel resto del mondo (www.italiani.ca).

Un sacrificio che faccio volentieri, sapendo di stabilire un collegamento, fino a ieri inesistente, tra le comunità italiane di tutto il mondo.

Massimiliano









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